Otranto

Lo strano caso: due processi a soggetti diversi. Dissequestrata l'area nelle Orte

La polizia provinciale, l'anno scorso, aveva messo i sigilli alla pineta dove sorge il Diving Paradise per roulotte e attrezzature non autorizzate. Ma erano preesistenti e i fatti già sottoposti a un giudizio nel 2004 e prescritti

 

OTRANTO – Giusto in tempo per la stagione estiva, meteo permettendo, ormai quasi alle porte. La Cassazione ha annullato il sequestro preventivo svolto il 30 maggio dello scorso anno dalla polizia provinciale di Lecce di una pineta, in località Orte, uno dei tratti più avvenenti della costa salentina, sulla quale si trovavano undici roulotte, con impianti idrico, elettrico e fognante. Tutte le attrezzature e i veicoli erano in disponibilità dell’associazione sportiva “Diving Paradise”, molto nota, in zona, e specializzata nelle immersioni subacquee. Il Tribunale del riesame, a sua volta, s’è uniformato a questa decisione e ora è arrivato il dissequestro.

La storia prende le mosse all’inizio dell’estate scorsa. Su richiesta del pm, il gip Alcide Maritati aveva convalidato il sequestro e avviato il processo nei confronti della presidente dell’associazione, una giovane donna di Brescia. Le accuse: violazione del Testo unico sull’edilizia e del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Il presupposto di base, il fatto che la donna, in qualità di responsabile e presidente pro tempore dell’associazione Diving Paradise, avesse realizzato, in assenza di permesso di costruire, opere ed impianti abusivi a servizio di roulotte,  in zona sottoposta a vincolo e di pregio paesaggistico.

La presidente, tramite il suo legale, l’avvocato Mauro Finocchito, ha impugnato il provvedimento una prima volta davanti al Tribunale del riesame, negando che i fatti contestati fossero imputabili a lei. Secondo quanto ricostruito, le strutture risalirebbero al lontano 2004 ed i fatti erano stati già accertati in un altro processo a carico di persone diverse.

In sostanza, secondo la linea difensiva, si sarebbe perpetrato il caso paradossale di contestare per due volte, nei confronti di soggetti diversi, lo stesso reato. Tutto questo, quando il precedente giudizio penale si era concluso, peraltro, con l’intervenuta prescrizione. Tant’è. Il Tribunale del riesame aveva rigettato l’istanza di dissequestro. Si è così arrivati in Cassazione che, alla fine di gennaio di quest’anno, ha condiviso le ragioni esposte nell’impugnazione, rilevando come non vi fosse alcun elemento che potesse supportare la tesi che le opere contestate fossero diverse da quelle già evidenziate nel 2004.

In particolare, la Corte suprema ha rilevato che il Tribunale di Lecce non avrebbe fatto un uso corretto del potere di controllo di rispondenza degli elementi addotti dal pm e che non sarebbe stata adeguatamente vagliata l’ipotesi del difensore del Diving Paradise. Da qui, l’annullamento del provvedimento di sequestro dell’area, con rinvio al Tribunale del riesame di Lecce, disponendo che quest’ultimo eseguisse tutte le valutazioni omesse in precedenza.

Si arriva così alla conclusione: con un’ordinanza depositata in questi giorni, i giudici del Riesame (presidente Stefano Sernia, a latere Stefano Marzo e Giuseppe Biondi) si sono conformati alla pronuncia della Cassazione.

“L’associazione sportiva che rappresento ha sede nel casotto della baia dell’Orte da anni ed ha rappresentato, nel tempo, più un presidio a tutela dell’area che un elemento di destabilizzazione paesaggistica, se è vero che è rimasta nel tempo il paradiso che era”, sottolinea il legale. “Che i suoi associati dovessero pagare per fatti commessi diversi anni or sono, e già giudicati in un altro processo, sarebbe stato un paradosso. La Cassazione l’ha compreso bene ed ha fatto in modo che anche il Tribunale di Lecce lo comprendesse. Il dissequestro dell’area costituisce ora la premessa per chiedere il proscioglimento della presidente dell’associazione nel giudizio penale avviato dinanzi al Tribunale di Maglie, che ritengo ingiusto”. 

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