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Marino Catanzano, garibaldino di Otranto, sempre di attualità

Si arricchiscono le informazioni intorno al "mitico" luogotenente dell'eroe dei due mondi, votato completamente alla causa della Patria: gli studi intorno alla sua figura trovano episodi che si aggiungono a quelli già noti

OTRANTO – È già trascorso un anno da quando il Comune di Otranto ha deciso di ricordare, nella ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia la figura suggestiva e singolare del garibaldino locale, Marino Catanzano. Gli aneddoti circa la sua persona si susseguono e si arricchiscono puntualmente, iscrivendosi dentro un percorso di memorie che unisce la storia locale a quella più nazionale.

Nato nel 1836 e morto nel 1916, Marino, uomo dalla mole notevole (si racconta che fosse alto oltre due metri, biondo, con gli occhi azzurri) era orgogliosamente garibaldino e anticlericale, tanto da opporsi fermamente in punto di morte ai sacramenti e ad innalzare, nel corso della sua vita, ad ogni celebrazione religiosa un altare al compianto eroe dei due mondi, in una sorta di venerazione laica, che gli faceva esclamare che quello fosse l'unico santo da festeggiare. Ha rappresentato senza ombra di dubbio un protagonista di una pagina decisiva per la storia patria.

Per questo, nel marzo del 2011, l’amministrazione di Otranto ha voluto ricordare questo illustre concittadino, con una targa e l’intitolazione di una gradinata a Borgomonte. Alle vicende già note della sua esistenza avventurosa, cioè dei 18 mesi di carcere a
Favignana (per essere stato accusato di cospirazione dal governo borbonico), della sua nomina a luogotenente di Garibaldi, delle campagne militari del 1860, 1861, 1866, della medaglia al valor militare nella battaglia di Maddaloni (ottobre 1860), dell’inserimento nell'esercito sabaudo con il grado di sergente, si aggiungono nuove interessanti scoperte.

La prima è il ritrovamento del testo che celebra la menzione per la medaglia d’argento al valor militare. Il testo recita così: “Soldati! Il sergente Catanzaro (errore, il cognome è Catanzano, ndr) Marino della Terza compagna Cacciatori delle Alpi, nella giornata del 1° ottobre, ai Ponti della Valle, dette prove di coraggio inesprimibile. Il suo sangue freddo e il suo valore militare obbligano l’Italia a ringraziarlo; ed io prometto che sarà egli uno dei primi ad essere Ufficiale – Caserta 3 ottobre 1860 – Il Tenente Colonnello Comandante il Reggimento: R.Taddei”. Lo stesso Garibaldi nella battaglia del Volturno, con "speciale ordine del giorno", lo definì "un eroe", come riporatato da Cronaca Salentina del 23 giugno 1882.

Interessante poi sono due articoli di giornale pubblicati sul settimanale La Provincia di Lecce tra il 25 settembre e il 2 ottobre 1910, il primo a firma di Luigi Cosentino e il secondo dello stesso Marino: in entrambi i casi si racconta di una manifestazione di omaggio ai Martiri di Otranto, trasformatasi in una vera e propria disputa tra “clericali” e “monarchici”. Nello specifico, quando il corteo giunse in Corso Garibaldi, attorniato da bandiere tricolori, Catanzano lanciò entusiasta il grido di “Viva Garibaldi!”, sentendosi rispondere da uno dei pellegrini “Viva il papa!” con l’applauso fragoroso dei presenti al corteo. Di risposta, il garibaldino otrantino iniziò a fischiare e a gridare “Fuori! Fuori!”.

Lo stesso Marino racconta nell’articolo: “Al mio grido ‘Viva Garibaldi e la libertà”, essi (i clericali, ndr) si sentirono autorizzati di ripetere a gran voce ‘Viva il Papa-Re’ e non già !Viva il Papa ed il Re’. E dire che tra coloro che gridavano, c’erano di quelli che ogni mese esigono uno stipendio non dal Papa, ma dal Re!”. Catanzano, dunque, sottolinea che “non fu un pellegrinaggio cattolico, ma clericale ed i nostri gloriosi SS. Martiri dovevano essere, come furono, mistificati, però essi di lassù veggono benissimo le trame di quaggiù ordite dai preti che ora, con vessilli tricolori della nostra Nazione, non certo fatta da essi, ma sempre osteggiata, combattono per vederla nuovamente sottomessa al loro dominio”. Il racconto è stato ripreso in una recente pubblicazione anche da Fabio Coppola.

Un ultimo episodio, tornato alla luce di recente, è quello di uno screzio con Pajano, un marinaio concittadino, conosciuto per il suo fanatismo borbonico. Mentre Marino leggeva un articolo di giornale agli amici, pronunciando i nomi di Vittorio Emanuele e Garibaldi, il marinaio cercò di strappargli il foglio, gridando: “Che Garibaldi! Che Vittorio Emanuele! Viva sempre Francesco II; noi siamo 180 e squarteremo tutta la Guardia nazionale”. Tuttavia, aizzando contadini e marinai, che minacciarono il Capo della Guardia nazionale, lo stesso Pajano dovette poi scontare sette mesi di prigionia. Pezzi di una storia, insomma, che tornano a ricomporre il puzzle di una personalità davvero unica, che la comunità di Otranto annovera tra i personaggi illustri del suo glorioso passato.

 

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