Domenica, 19 Settembre 2021
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Pellegrini piemontesi nel Salento: 900 chilometri a piedi in un mese

Rita Rainaudo ha 65 anni, suo marito Renato Garbolino due in meno. Vengono da Pinerolo. Tra due giorni saranno a Leuca completando così un viaggio iniziato il 26 agosto a Roma lungo la via francigena del Sud, zaino in spalla e forza di volontà

I coniugi Garbolino in una salmumeria di Otranto.

OTRANTO – Oggi a Uggiano La Chiesa, domani a Tiggiano, venerdì l’arrivo a Santa Maria di Leuca. Manca oramai poco al termine del lungo pellegrinaggio che Rita Rainaudo e Renato Garbolino hanno intrapreso il 26 agosto, partendo da Roma. Rigorosamente a piedi. Un mese per attraversare un pezzo d’Italia, in direzione sud-est, con una variazione per far tappa anche a Monte Sant’Angelo. E così i chilometri sono diventati circa 900.

Un viaggio lungo il Paese e dentro se stessi perché è il silenzio il vero compagno d’avventura. Si cammina anche per nove ore al giorno, ci si ferma nei luoghi sacri, si cerca una sistemazione per la notte, si incontra la solidarietà di tante persone comuni e si rimbalza anche contro l’ignoranza di qualche stupida lingua pronta al dileggio.

Piemontesi di Pinerolo, i due coniugi, in occasione del Giubileo del 2000, hanno percorso i quasi mille chilometri della via francigena del Nord, dal passo del Monginevro fino alla capitale. Quest’anno hanno deciso di completare il cammino dei pellegrini fino al capo di Santa Maria di Leuca dove attendevano l'imbarco verso la Terra Santa. Allora impiegarono 38 giorni, questa volta solo 30: il percorso, del resto, è quasi sempre pianeggiante. Cambiano i paesaggi, mutano i colori, ma la forza di volontà e la fede restano le stesse, stelle polari di un viaggio che non è penitenza, ma scoperta, o meglio, riscoperta: la spiritualità, riprendendo la pubblicità di un certo digestivo, come rimedio contro il logorio della vita moderna.

Lo zaino che portano in spalla ha una capienza di 50 litri, è caricato per non più di una decina di chilogrammi. Si bada all’essenziale: acqua, asciugamano in microfibra, un paio di ricambi, tenda super leggera (sei etti). Il prontuario medico è ridotto al minimo: un antinfiammatorio, un paio di aspirine, qualche cerotto (si cammina davvero tanto e tutti i giorni), un disinfettante: “Non siamo mica nel deserto” scherza la signore Rita, raggiunta telefonicamente ad Otranto dove ha appena comprato qualcosa da mangiare.

Nella conversazione racconta di quanto sia ancora pionieristico questo percorso meridionale – ricostruito nella guida di Monica D’Atti e Franco Cinti - e di come il sistema dell’accoglienza sia sostanzialmente improvvisato, affidato al cuore degli abitanti e alle comuni strutture ricettive, per trovare le quali, però, bisogna dal cammino prestabilito: questa sera moglie e marito dormiranno a Uggiano La Chiesa, in un B&b che il figlio ha trovato loro via internet. La notte scorsa l'hanno trascorsa ospiti di don Giuseppe Colavero, a Carpignano Salentino.

Si parla da tempo di turismo religioso come ulteriore direttrice di uno sviluppo sostenibile per il territorio salentino: la storia di Rita e Renato può essere da spunto per passare dalla teoria alla pratica.

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