Domenica, 20 Giugno 2021
Otranto

Finita la stagione, locali chiusi e la città somiglia ad una “marina”

Al termine del periodo turistico, Otranto si ritrova coi soliti problemi di apertura e chiusura degli esercizi commerciali: ieri, l'ennesimo incontro per affrontare la questione, ma per il sindaco il ddl sviluppo non aiuterebbe

Interno Palazzo Melorio, sede comunale

OTRANTO – Apertura e chiusura degli esercizi commerciali dopo l’estate: il tema è ormai una costante ad Otranto, al termine di ogni stagione turistica. E, come d’incanto, tornano d’attualità l’amletico dubbio su una città votata ad essere, nella fase autunnale ed invernale (eccezion fatta per il periodo natalizio), una nobile diventata “marina” o se sia una realtà in grado di affrontare la sfida della destagionalizzazione. Se ne discute ogni anno, con incontri specifici tra l’amministrazione comunale e gli operatori commerciali, ma con alterni risultati finora. Sembra, anzi, che ci si ritrovi davanti a un cane che si morde la coda, soprattutto quando l’attenzione cade inevitabilmente sull’apertura o chiusura dei negozi o dei locali.

Da un lato, gli amministratori chiedono una città che non si trasformi in un dormitorio, facendo leva proprio sugli operatori del settore commerciale, affinché tengano aperte le proprie attività anche in questa fase; d’altra parte, le richieste di questi ultimi, che chiedono al governo cittadino di farsi promotore della destagionalizzazione, attraverso eventi in grado di attirare gente e che permettano loro di non rimetterci nel tenere aperti strutture che poi non frequenta nessuno. In mezzo, una categoria che in questa diatriba lunga anni non trova spesso occasione di esprimersi e che chiederebbe sia ad amministratori che ad esercizi di fare ciascuno la propria parte, per evitare che la città si spenga.

L’anno scorso si sperimentò la turnazione settimanale degli esercizi commerciali, per permettere ai frequentatori del posto di trovare sempre qualcosa di aperto, nella convinzione che questo potesse rappresentare il volano per flussi economici più frequenti del solito. Quella fase, partita tra qualche mugugno, all’inizio parve riscuotere qualche risultato, ma, col tempo, è andata scemando, non risolvendo di fatto la questione.

Ieri, dunque, al “Don Tonino Bello”, l’amministrazione comunale è tornata ad incontrare i commercianti e i gestori dei pubblici esercizi cittadini per una valutazione complessiva della stagione turistica e per programmare gli interventi futuri, lasciando spazio alle novità normative introdotte con la Legge 111 del 15 luglio scorso sulla liberalizzazione delle aperture e chiusure dei locali commerciali.

Il sindaco Luciano Cariddi ha espresso qualche “imbarazzo” dinanzi al ddl sviluppo, che non ha permesso di adottare, come lo scorso anno, l’ordinanza per garantire un programma di aperture minime obbligatorie tali da assicurare in ogni zona della città il servizio di somministrazione a turisti e cittadini anche nei mesi invernali: “La totale liberalizzazione – ha spiegato - di fatto crea il totale libero arbitrio del proprietario dell’esercizio commerciale che può aprire e chiudere quando vuole. Ecco come la battaglia di un sindaco venga sconfitta in partenza”.

Il primo cittadino ha ribadito come le chiusure dei locali già al termine di settembre non possano essere viste come un atteggiamento “corretto”: “Non comprendo – ha affermato - neanche quando mi si dice che non si riesce a sostenere i costi. È un alibi non giustificabile perché anche chi ha un’attività fuori dal centro storico, che rimane aperta d’inverno, ha le stesse spese. Non credo che con questo pessimo comportamento si riesca a destagionalizzare. E non è neanche corretto nei riguardi di chi Otranto la vive tutto l'anno”.

Tra le possibili soluzioni, tre le direttrici possibili individuate: riproporre una turnazione di aperture obbligate con l’impegno a rispettarle da parte di ciascun esercente; aprire il centro storico ad un massimo di tre altre licenze per pubblici esercizi da concedere attraverso un regolamento basato su un punteggio che, se non verrà rispettato, porterà alla revoca della licenza; e, infine, un’autotassazione degli operatori commerciali, per l’organizzazione di iniziative appetibili al pubblico nel periodo invernale. Se gli impegni saranno percorribili ed efficaci lo dirà solo il tempo.

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