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"Otranto non può trasformarsi in una città fantasma"

Turni di aperture obbligate per gli esercizi pubblici del borgo antico: l'amministrazione vuole evitare la desertificazione del centro. Il sindaco: "Misure per favorire la destagionalizzazione"

Il sindaco Cariddi.-2

OTRANTO - Soluzioni cercasi per scongiurare l'idea che Otranto sia rappresentata nell'immaginario collettivo come una città fantasma, dopo i fasti estivi e il via vai turistico della bella stagione. Come ogni anno, la perla del Salento fa i conti con un lungo inverno e il rischio noto di entrare in letargo, assumendo l'aspetto di una marina. L'amministrazione comunale, dunque, si confronta soprattutto con la desertificazione del centro storico, dove, da ottobre a primavera, la maggior parte degli esercizi pubblici abbassano le proprie serrande, regalando uno scenario spettrale.

Da tempo è in corso un dibattito per venire a capo della contraddizione tra la vitalità estiva e la calma piatta invernale: la risposta che il governo cittadino si è data si ritrova nella proposta di una turnazione obbligatoria di aperture per gli esercizi pubblici, ricadenti all'interno del centro storico. La presa di posizione, maturata dopo tentativi di concertazione con la categoria interessata, è approdata nell'ultimo consiglio comunale, dove sono state approvate le linee d'indirizzo di un'ordinanza sindacale, che verrà emessa a breve.

"Alla base dell'atto - spiega il sindaco Luciano Cariddi -, c'è una valutazione oggettiva dell'esperienza fatta in questi anni, dopo un costante confronto con gli operatori. Abbiamo verificato che, con l'approssimarsi di ottobre, un po' tutte le attività commerciali del centro storico chiudano i battenti per poi riaprire ad aprile, con l'arrivo dei ponti primaverili. Questo comporta la desertificazione del centro storico, con problemi di natura sociale, perché diventa un luogo meno vissuto e sfornito di servizi".

"Dopo una serie di incontri fatti nella nostra amministrazione - prosegue il primo cittadino -, siamo arrivati alla decisione che sia opportuno, fermo restando che le licenze dei pubblici esercizi siano annuali e che per legge dovrebbero garantire l'apertura tutto l'anno, uno strumento di incentivazione, perché abbiamo sperimentato che, nonostante l'obbligo di legge, si trovano sempre vari motivi per cui giustificare una chiusura più o meno lunga: ristrutturazioni, malattie, ferie. Ecco perché si è arrivati ad una regolamentazione che implementa la normativa sugli esercizi pubblici nazionale".

Il nuovo obbligo di autoregolamentazione delle aperture degli esercizi pubblici, comporta, nello specifico, che i titolari degli esercizi pubblici si sottopongano ad un programma di turnazioni autogestite, dal 1° novembre al 31 marzo, da 20 giorni ciascuno, in cui garantire, tra bar, ristoranti ed attività con doppia licenza, che almeno un quinto di essi resti aperto; apertura per tutti, invece, dall'8 dicembre al 6 gennaio, periodo della rassegna Alba dei Popoli. Ai trasgressori del meccanismo saranno inflitte delle sanzioni specifiche a seconda del grado di recidività. Inoltre, è previsto un obbligo ingiuntivo che costringa a recuperare i giorni di apertura, se in un determinato periodo si sia impossibilitati per causa di forza maggiore a rispettare la turnazione.

Cariddi non si dimostra convinto dalla motivazione della difficoltà di sostenere i costi invernali da parte degli esercizi pubblici: "Mi sembra un alibi - dichiara - visto che gli esercenti, fuori dal centro, che probabilmente hanno guadagnato meno durante il periodo estivo, pur supportando gli stessi costi, restano aperti. Non dico che questa sia la soluzione al problema, come amministrazione è quello che speriamo. Auspichiamo che sia uno strumento in più a garantire quel minimo di aperture e a stimolare anche altre attività a fare altrettanto".

E su quanto affermato in consiglio comunale dal capogruppo di opposizione, Corrado Sammarruco, che l'amministrazione più che in politiche coercitive dovrebbe incrementare quelle di promozione e di incentivazione, Cariddi replica: "Le politiche di incentivazione le abbiamo già messe in atto. Ricordo che siamo andati sempre in consiglio comunale, per approvare l'inserimento di incentivi, legati alla concessione del suolo pubblico alle attività: a chi garantiva l'apertura per più di 270 giorni all'anno, abbiamo assicurato il diritto al 100% del suolo pubblico di cui disporre, altrimenti si scendeva al 70% della superficie richiesta. Probabilmente i consiglieri di minoranza hanno memoria più corta, ma io che con la maggioranza sono chiamato a governare la città, devo tenere sempre bene a mente gli atti approvati e che sono in vigore. Al di là di questo, il centro storico continua a rimanere deserto. Aggiungo che questo atto non appare solo coercitivo, in quanto sottoposto agli esercenti, discusso, valutato e condiviso con loro. Verifichiamo e capiremo".


Cariddi, evidenziando la sensibilità di Tommaso De Benedetto che si è dimostrato sensibile ed interessato ad una discussione su questo tema, tanto da convincere il resto della minoranza ad esprimersi favorevolmente sulle linee guida in consiglio, quanto alle critiche sulla promozione e programmazione, poste in quella sede dal capogruppo di Alleanza per Otranto, Corrado Sammarrucco, risponde: "Il consigliere Sammarruco è smentito dagli atti amministrativi: l'impegno finanziario nella promozione e nel marketing territoriale del nostro comune è soprattutto votato ai periodi di bassa stagione. Certo, non c'illudiamo di tenere accesa una città 365 giorni all'anno. Però constato, grazie anche a tutta una serie di attività ricettive, con servizi collaterali, che si sta sviluppando nei fini settimana invernali una buona presenza di turisti forestieri. Mi chiedo pertanto: in una fase, seppur embrionale di destagionalizzazione, è giusto far trovare agli ospiti una città fantasma?"

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