Lunedì, 20 Settembre 2021
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Suggestione e commozione: Otranto è città della pace

Una cerimonia molto sobria, ma allo stesso solenne, ha accompagnato il momento della scopertura della targa celebrativa dell'iscrizione di Otranto tra i siti per una cultura di pace dell'Unesco

La targa posta all'ingresso del borgo antico.

OTRANTO - Accoglienza e speranza: sono le parole ricorrenti della celebrazione commemorativa del riconoscimento di Otranto quale patrimonio culturale dell'Unesco in qualità di Sito messaggero di pace. È una cerimonia sobria quella che si svolge nella suggestiva cornice di Largo Porta Alfonsina allo stesso tempo solenne, a cui prendono parte le autorità civili, religiose e militari del territorio.

È un momento di festa per una città che ottiene un riconoscimento alla sua storia, ma soprattutto alla collettività che ha saputo esprimere valori fondamentali che l'hanno fatta apprezzare in tutto il mondo. Parte il giro di interventi istituzionali: il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, ha evidenziato come la dichiarazione del Borgo Antico come "Patrimonio testimone di una cultura di Pace" sia un "attestato per la valenza storica e culturale del Borgo, che diventa, icona e simbolo della Comunità Idruntina, distintasi nel tempo per la sua naturale predisposizione all'accoglienza e alla solidarietà".

"La geografia ci vuole luogo di confine - ha dichiarato -, frontiera tra popoli e culture diverse, ma la nostra indole ha impedito che questo confine si tramutasse in una fortezza eretta per respingere l'altro. Nelle fasi alterne della storia, Otranto ha rappresentato sempre un ponte verso tutte le altre sponde di questo mare che è culla di tante Civiltà, costituendo un avamposto di relazioni tra le Genti. Una Città che è espressione di valori tenacemente difesi nel difficile impegno per la costruzione del dialogo tra differenti culture, un luogo in cui l'incontro e il confronto hanno costituito sempre una opportunità di arricchimento".

La parola è poi passata ad Enrico Risolo, presidente del Club Unesco, che ha sottolineato come quando una città riceve un riconoscimento, l'attenzione debba essere rivolta alle motivazioni che l'hanno resa meritoria di un simile evento: "E' un riconoscimento - ha puntualizzato - che va agli uomini e alle donne del nostro territorio, organizzati in Associazioni o impegnati singolarmente, che negli anni hanno saputo dimostrare la loro naturale vocazione all'accoglienza e al dialogo. Sono certo inoltre, che per la nostra comunità questo riconoscimento rappresenta non un traguardo, ma un punto di partenza che, con il sostegno di tutte le Istituzioni, costituirà quel valore aggiunto per una promozione del territorio, che possa rendere partecipi quanti decideranno di venire da noi a trascorrere un periodo di vacanza".

L'ingegnere Antonio Ruggiero, vicepresidente della Federazione nazionale italiana dei Club Unesco ha posto l'attenzione su Otranto come "giardino dove nasce il fiore dell'accoglienza": "La pace - ha affermato - non è una parola, ma soprattutto un comportamento. La pace non è un sogno, ma per ottenerla bisogna saper sognare, perché in fondo il cammino della civiltà è stato determinato dai sogni che si sono realizzati. Conoscere e valorizzare il proprio patrimonio culturale è segno di civiltà". Ruggiero ha, quindi, ringraziato Otranto per la sua lunga storia "costellata di preziosi momenti a favore del dialogo interculturale e della generosa accoglienza e soprattutto per la testimonianza che saprai donare ancora all'umanità, come vera messaggera della cultura della pace".

Simona Manca, vicepresidente della provincia di Lecce, nel suo intervento, ha rilevato come si sia realizzato un sogno che viene da lontano: "In questa città - ha puntualizzato - il riconoscimento Unesco doveva evidentemente arrivare per gli otrantini, per il loro sentimento di accoglienza. Tutto a Otranto, nei secoli, sembrava andare verso l'obiettivo che oggi è stato raggiunto. Qui il sentimento di pace e di scambio culturale è immanente, è sempre presente. Otranto è stata e sarà sempre sito messaggero di pace".

A seguire, l'intervento dell'Assessore regionale, Dario Stefàno che ha dichiarato: "Credo che durante questo percorso, impegnativo ma stimolante allo stesso tempo, sia stata evidente l'unità della comunità otrantina ma anche di un territorio regionale. Siamo particolarmente felici che a questo risultato si sia arrivati attraverso un club costituitosi in forma volontaria da un gruppo di cittadini di Otranto. Esprimo un sentito ringraziamento a tutti gli Amministratori che in questi anni si sono succeduti perché hanno consentito a Otranto di conservarsi in maniera originale, autentica".

Ultimo a prendere la parola, il Sottosegretario Alfredo Mantovano, che ha ricordato come propensione alla pace passi anche attraverso il riconoscimento del prezzo pagato dalla comunità locale: "Le motivazioni che hanno portato a questo riconoscimento sono impresse nelle pietre che ci circondano. Vi è un ceppo unitario che dà significato a questo evento e va cercato nel 1480. Gli otrantini allora dimostrarono di essere persone molto pacifiche, ma non arrendevoli. La pace acquista senso perché è piena di speranza. Otranto è al tempo stesso città di pace e di speranza".


Commosso e spontaneo il ricordo del compianto monsignor Grazio Gianfreda, durante la serata. Intorno alle 21, tutti i presenti si sono spostati all'ingresso di Porta Terra, dove il sindaco Cariddi e il vicepresidente della Federazione italiana Unesco Ruggiero hanno scoperto la targa che suggella il riconoscimento Unesco e che recita "Borgo Antico sito messaggero della cultura di pace - patrimones pour une culture de la paix".

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