Emergenza Xylella gestita “male”. Entra nel vivo la richiesta di risarcimento dei vivaisti

Dopo l'archiviazione nell’indagine penale per l’ipotesi del reato di inquinamento ambientale nei confronti di dirigenti e funzionari di Regione e Osservatorio fitosanitario prende corpo la causa civile per le richieste di risarcimento per danno d’immagine e patrimoniale

LECCE - Se da un lato la procura di Lecce non ha ravvisato responsabilità penali dirette nel procedimento giudiziario contro dirigenti e funzionari della Regione Puglia e dell’Osservatorio fitosanitario per i danni causati dall’emergenza xylella (tant’è che nei giorni scorsi è giunto il decreto di archiviazione sull’ipotesi di reato di inquinamento ambientale da parte del gip Alcide Maritati), dall’altro dallo stesso provvedimento prende sempre più corpo e consistenza la richiesta di risarcimento, per il danno patrimoniale cagionato, da parte dei vivaisti pugliesi e di altre regioni. Entra infatti nel vivo ora la causa civile per la richiesta risarcitoria per danni, sinora calcolati in almeno 4 milioni di euro, da parte dei vivaisti italiani contro la Regione Puglia in relazione alla diffusione del batterio della xylella.

Il punto focale resta quello che, se da un lato il decreto di archiviazione del tribunale di Lecce del 3 maggio scorso (il giudice delle indagini preliminari ha accolto la richiesta dei pm Elsa Valeria Mignone e Roberta Licci) ha archiviato l’ipotesi di reato di inquinamento ambientale, dall’altro ha dato forza alle accuse e alle richieste di risarcimento per danno patrimoniale che vengono rivendicate da agricoltori e vivaisti non solo della Puglia, ma tra gli altri anche di Toscana e Liguria. La richiesta di danni per diversi milioni di euro, mediante un’azione civile collettiva proposta dai più autorevoli rappresentanti del vivaismo italiano dinanzi al Tribunale civile di Lecce è curata dallo studio legale Trevisan&Cuonzo che nel suo ricorso pone sotto accusa la gestione dell’emergenza da parte della Regione Puglia così come per altro viene esplicitato, in alcuni passaggi chiave, nel decreto di archiviazione del procedimento penale da parte della procura di Lecce depositato in questi giorni.   

Dallo studio legale Trevisan&Cuonzo si parla di “importanti sviluppi” nell’azione civile intentata dai vivaisti nei confronti della Regione Puglia per il risarcimento degli ingenti danni patrimoniali e di immagine subiti in conseguenza a quella che viene considerata la “mala gestio” dell’emergenza xylella che ha portato al blocco delle importazioni da parte dei Paesi terzi di tutto il materiale vivaistico potenzialmente sensibile al batterio. “Abbiamo fornito al tribunale di Lecce le conclusioni dell’indagine svolta in sede penale che a nostro avviso rappresentano un’importante conferma della nostra tesi difensiva contro la Regione Puglia ed il proprio Osservatorio Fitosanitario” spiega l’avvocato Vincenzo Acquafredda socio dello studio, “riteniamo che siano stati inefficaci tutti i provvedimenti adottati da Regione e Osservatorio soprattutto durante la prima fase della diffusione della patologia vegetale. In particolare, la nostra tesi è che non vi sia stata una reazione tempestiva all’insorgenza del fenomeno con la conseguente mancata attuazione di idonee misure per il contenimento del batterio e di una adeguata comunicazione  agli operatori del settore”.

La battaglia, ora spostata in sede civile da parte dei vivaisti, parte dalla considerazione che il batterio della xylella fastidiosa ha colpito un’estesa porzione dell’intero territorio pugliese, ma ha manifestato focolai evidenti anche nelle regioni di Liguria e Toscana. Per arginare la contaminazione molti Paesi esteri hanno quindi bloccato l’export degli ulivi e di altre varietà arboree soggette al batterio, di cui l’Italia è produttore leader. Un danno economico e patrimoniale ingente. La Commissione europea ha in corso una ispezione in Puglia per valutare l’evolversi della situazione, mentre è di pochi giorni fa la visita del ministro dell’Agricoltura in Puglia per monitorare la situazione. “Il giudice del Tribunale di Lecce ha confermato come la gestione dell’emergenza, soprattutto nella fase di iniziale insorgenza del fenomeno” si evidenzia nell’azione risarcitoria mossa dai vivaisti, “sia stata caratterizzata da molteplici irregolarità, incredibile ritardo e inadeguatezza delle misure adottate”. Si tratta di accuse che la procura di Lecce pone a carico degli organi preposti alla gestione dell’emergenza xylella che, si legge testualmente negli atti di indagine, “disponevano da tempo degli elementi sufficienti per individuare la patologia, la sua rapida diffusione e conseguentemente confrontarsi con un approccio il più possibile condiviso sul suo contenimento”. Nonostante ciò nel procedimento penale e nell’accurata indagine non è stato ravvisato alcuno reato disponendo l’archiviazione. “Se è indubbio che gli indagati, ciascuno per la sua parte, non hanno di certo agito seguendo le regole e le prassi che sarebbe stato necessario seguire nella situazione data” scriveva il gip Maritati nel decreto di archiviazione, “è altresì vero che pare impossibile rinvenire la prova  dell’esistenza del nesso causale tra gli eventi dei reati e le condotte colpose  evidenziate e, soprattutto, non è possibile rinvenire la prova certa che, osservate le corrette regole di comportamento, l’evento dei reati non si sarebbe comunque realizzato”. Ora la battaglia giudiziaria si sposta sul terreno del risarcimento civile dei danni subiti dal comparto agricolo e vivaistico.

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