Festa del 25 aprile: le parole di Bobbio per superare divisioni e ritrovare memoria

In centinaia alla consueta cerimonia per il 74esimo anniversario dalla Liberazione dal Nazifascismo. Presenti anche la ministra Lezzi e quattro dei cinque candidati sindaci

Un momento della cerimonia in Piazza Partigiani.

LECCE - In centinaia, questa mattina, alla consueta cerimonia per il 74esimo anniversario della Liberazione dell’Italia dal Nazifascismo in Piazza Partigiani, a Lecce. Tutti assieme, per deporre la corona presso la Scheggia marmorea dedicata ai martiri salentini della Resistenza. Ma con una sostanziale differenza, palpabile nell’aria: vista la recente “polarizzazione” nazionale tra i sostenitori del 25 aprile e i “contrari”, per tanti oggi era necessario esserci. Almeno quanto per altri il non esserci.  Le celebrazioni di oggi, in tutto lo Stivale, sono valse come una sorta di test, per certificare pubblicamente  appartenenze e intenti.  Per “geolocalizzarsi” politicamente all’interno della comunità.

Emblematica in questo quadro di polemiche - dalle quali la Festa della Liberazione, da sempre punto fermo della memoria e della storia d’Italia, oggi vacilla in coloro che intendono farne un appuntamento alternativo e non indispensabile - la presenza della ministra per il Sud Barbara Lezzi. È stato fortunatamente definito “inammissibile”, dalla ministra pentastellata il “bullismo storico” che ha preso piede nell’ultimo periodo. “Quella di oggi è una festa di tutti gli italiani, e tutti dovrebbero essere riconoscenti e grati al loro sacrificio. Davanti a questi giovani prendo questo impegno: bisognerà proteggerli da questa nuova forma vile di bullismo storico. Importante sapere ciò che siamo stati, perché anni bui non debbano più essere dimenticati”.

Hanno preso parte, accanto ai vertici delle forze dell’ordine, anche il commissario straordinario del Comune di Lecce, Ennio Mario Sodano e il prefetto Maria Teresa Cucinotta. “Eravamo di nuovo completamente noi stessi, ci sentivamo uomini civili. Da oppressi eravamo diventati uomini liberi”, sono le parole della la portavoce di via XXV Luglio, prese in prestito citando Norberto Bobbio. “Celebriamo una data speciale perché rappresenta per tutti noi il nuovo inizio dell’Italia democratica, libera e repubblicana. Una giornata speciale soprattutto perché ci permette di custodire la memoria e lanciare un messaggio di pace, fratellanza e umanità”, ha proseguito il prefetto leccese.

A commemorare il sacrificio di tanti cittadini, i cui nomi sono scolpiti sui monumenti ai Caduti, rimarcando parole simili, il presidente della Provincia, Stefano Minerva. “I nostri nonni lo hanno fatto con la consapevolezza che potevano pagare con la morte quel sacrificio ed io sento il dovere di farlo, di celebrare il 25 aprile da cittadino, secondo quei valori che la Resistenza ha insegnato”, ha dichiarato il primo cittadino gallipolino, che ha poi concluso: “Abbiamo l’obbligo morale della speranza”. Tra le numerose figure istituzionali presenti, alcuni senatori della Repubblica e deputati. Oltre a Teresa Bellanova, Salvatore Capone, Iunio Valerio Romano, Ma il pubblico di questa mattina è stato forse il più eterogeneo delle cerimonie del 25 aprile degli ultimi anni: decine e decine di bambini e ragazzi hanno presenziato alla cerimonia, assieme ai quattro dei cinque candidati alla poltrona di Palazzo Carafa: Arturo Baglivo, Erio Congedo, Mario Fiorella e Carlo Salvemini. Assente, invece, Adriana Poli Bortone.

Una delegazione di studenti dei Licei scientifici “Banzi Bazoli” e “Leonardo Da Vinci”, di Lecce e di Maglie, ha preso la parola per illustrare i progetti sulla Costituzione seguiti nel corso delle lezioni assieme ai propri docenti. Percorsi didattici che hanno riguardato anche alcune classi dell’istituto tecnico professionale “De Pace”, autrici del manifesto grafico ideato per la giornata di oggi e di quello intitolato a “Elisa Springer” di Surbo, tutti presenti in mattinata. Toccante il momento in cui ha preso la parola Noemi De Pascalis, portavoce di Anpi Lecce, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia.   Il “Ventennio fascista non ha fatto nulla di buono. Ma se anche ci fosse stato un piccolo aspetto positivo, non basterebbe a giustificare il confino dei dissidenti, le leggi razziali e tutto il resto. Se qualcuno pensa che il Fascismo abbia fatto qualcosa di buono, non dovrebbe trovarsi oggi qui, in questa piazza intitolata ai Partigiani d’Italia. Dopo 74 anni, ricordate che la Costituzione nasce da lì, dall’antifascismo. Imparare dalla storia è la più alta forma di rispetto per tutti coloro che hanno combattuto. Vale sia per i cittadini, che per i rappresentanti delle istituzioni. Vale anche come momento di riflessione su ciò che stiamo diventando, sul concetto di umanità. Torniamo all’umanità al potere, non sono più ammissibili gli incitatori di odio”, il messaggio seguito da scrosci di applausi e sincera commozione tra i partecipanti.

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