"Lievita" anche il prezzo del pane. Le aziende in ginocchio: "Rincaro inevitabile"

L'aumento sarà di 60 centesimi al chilo, le imprese si stanno adeguando. Il motivo del rialzo è nell'aumento dei costi di produzione e delle materie prime. Muci di Appal: "Non graverà sulle famiglie"

LECCE – Il prezzo del pane è destinato ad aumentare di circa 60 centesimi al chilo. Alcune aziende salentine si sono adeguate al rincaro, deciso spontaneamente, alzando i prezzi negli ultimi giorni di ottobre e così si procederà, a scaglioni, fino all’inizio del nuovo anno.

Una batosta in arrivo quindi? A sentire le ditte panificatrici, non c’è da preoccuparsi.

Il consumo di quest’alimento infatti, un tempo protagonista indiscusso delle tavole italiane, è drasticamente calato. Le famiglie che prima mangiavano 400 grammi di pane a testa ogni giorno, oggi, se va bene, acquistano 5 panini. Il consumo pro capite è di 50 grammi al dì.

Conti alla mano, dunque, il rincaro sarà di 3 centesimi al giorno: meno di un caffè al mese.

“Dubito che quest’aumento potrà realmente gravare sui bilanci famigliari perché le abitudini alimentari sono decisamente cambiate: le persone acquistano cibi già pronti e anche la dieta si è alleggerita. Tutto sommato, l’aumento non sarà così determinante”, ha commentato il presidente dell’associazione provinciale panificatori artigiani leccesi, Franco Antonio Muci.

L’adeguamento, aggiunge lui, non è ingiustificato. Il prezzo del pane al chilo è stato bloccato per un decennio. Nel frattempo, però, il mondo è cambiato. E sono aumentati vertiginosamente anche i costi di produzione per le imprese.

Il risultato è che il comparto è in ginocchio e il rischio di fallimento dietro l’angolo. “Per 11 anni abbiamo sopportato costi di ogni tipo, senza scaricarli sul consumatore finale. Con senso di responsabilità, perché le famiglie erano già state colpite dalla crisi. Ora si rischia di chiudere i battenti".  Un disastro occupazionel che  il territorio non può permettersi: il Salento conta circa 500 aziende specializzate.

Tra i costi in salita, Muci elenca gli adeguamenti alle nuove norme burocratiche: dalle etichette che contengono indicazioni più precise su ingredienti e allergeni alle tabelle nutrizionali, necessarie per ciascun prodotto, fino alla fatturazione elettronica.

Un grande impatto hanno avuto anche i rincari sulle bollette per l’energia elettrica ed il gas: +7 e 8 percento solo nel 2018.

A far lievitare il prezzo finale c’è soprattutto l'aumento delle materie prime: farine e olio. “L’infezione degli ulivi, causata dalla xylella, ha fatto raddoppiare i prezzi per le aziende in 4 anni: prima un litro di olio costava appena 4 euro. È cresciuto anche il prezzo dei grani, a causa di alluvioni e siccità che hanno compromesso la produzione. Le condizioni metereologiche hanno influenzato l’andamento dei mercati internazionali e di riflesso anche quelli nazionali e locali”, prosegue Muci.

Dulcis in fundo, a complicare la situazione si è aggiunta la liberalizzazione “selvaggia” del mercato.

“Con l’entrata in vigore del decreto Bersani, nel 2006, il pane può essere ormai prodotto da chiunque: coltivatori diretti, agriturismi, ristoranti, pizzerie. Questo provvedimento ha messo in ginocchio la categoria e solo oggi, con l’aiuto della Regione Puglia, stiamo cercando di normare il settore. Certo è che se chiunque potrà mettersi a vendere il pane porta a porta, noi saremo panificatori e artigiani saremo destinati a scomparire”, conclude il presidente Appal.

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Commenti (14)

  • Articolo su aumento prezzo del pane :: Segnalazione a Lecce „ Salve, dal lettore attento ed estimatore della testata, non poteva passare inosservato l’invitante aspetto della cesta di pane appena sfornato a corredo dell’articolo riguardante l’aumento del prezzo del pane. Un articolo intervista con tante inesattezze e contraddizioni, o, quantomeno, con verità enfatizzate all’inverosimile. Partiamo dal principio, quindi da una batosta evitata o quantomeno poco preoccupante per le famiglie… Comparare la maggiore spesa con i tempi in cui si consumavano 400 grammi procapite di pane è una assurdità volta a complicare la lettura: chi comprava cinque panini ieri oggi avrà un rincaro di 0,60 € al chilo avendo una maggiore spesa di 0,30 € rispetto al giorno precedente e non di tre centesimi. Così continua scrivendo che si rischia di chiudere i battenti quando invece la maggior parte delle 500 aziende panificatrici distribuisce pane a destra e a manca ad un prezzo che rasenta la metà del prezzo di vendita al dettaglio… Sarà forse questo il motivo per cui molti sono sul orlo del baratro? E ancora sull’aumento del prezzo finale si scrive che incidano gli aumenti delle materie prime: la xylella? Perché il pane “comune” oggetto dell’aumento necessita dell’olio d’oliva in produzione? E poi, nel 2007 2008 le farine ebbero un’impennata dei prezzi ben più pesante di quella attuale e parliamo di 8/10 € al quintale. Continuando nell’analizzare l’articolo si giustifica l’aumento con la liberalizzazione delle licenze, fatto politico risalente al 2007, e ce ne si accorge solo ora? Eppure chi ha rilasciato tali dichiarazioni, in qualità di presidente dell’associazione di categoria, credo sia anche il rappresentante delle numerose attività di panificazione nate negli anni del decreto Bersani... A questo proposito mi viene spontaneo chiedere perché chi produce “pasticcini“ possa avere una concorrenza, utile tra l’altro ad aumentare il livello qualitativo del prodotto, mentre chi produce “panini“ debba far parte di una casta ristretta a pochi fortunati eletti? Concludo dicendo e affermando con cognizione di causa che invece di portare il pane in piazza sia più auspicabile giustificare l’aumento del prezzo del prodotto con la necessità di dare il valore che merita all’elemento principe delle nostre tavole.

  • Hanno il coraggio di aumentare il pane, dopo le tante porcherie che immettono sul mercato. Pane seriale, di serie K, non lavorato, non lievitato, prodotto con farine e materiale di scarto di serie C, comperato al mattino e duro, durissimo dopo qualche ora, praticamente non più commestibile. Una categoria questa ove talvolta qualche verifica dei NAS non sarebbe inopportuna. A questo punto meglio i crakers o le friselle, ma anche per queste rivolgendosi a chi le sa fare e che utilizza una buona materia prima. Per finire il prezzo del pane potrebbe anche aumentare, ma questi signori inizino per davvero a fare pane di buona qualità applicando la regola prima e la più elementare, la giusta lievitazione. Altrimenti possono anche chiudere. Chi se ne frega.

  • Se le principali motivazioni dell'aumento come scritto sono le materie prime e le energie allora tutti i prodotti da forno aumenteranno, anche un pezzo di pizza o un calzone che i ragazzi mangiano il sabato sera. E' evidente che tutto il comparto basato sulla farina e zucchero subirà dei contraccolpi, il pane è quello che incide meno.

  • Impariamo a prepararlo a casa se le nostre possibilità sono limitate o riduciamo l'acquisto di piatti pronti che costano tanto e non sono salutari!!!

  • Aumento del 30% assurdo come assurde sono le giustificazioni del presidente provinciale dei panificatori. Chi deve controllare e calmierare i prezzi si muova subito perché il pane è un bene primario e alimento base della dieta mediterranea. L'aumento di 70 centesimi al kilo, per una famiglia di 4 persone, porterà ad un aumento della spesa mensile di oltre 20 euro (250 in un anno). Altro che il prezzo di un caffè al mese...

  • Guardate al piccolo aumento del pane e non vi lamentate delle vostre mogli che comprano il pranzo già pronto che costa oltre il 1000x100 se fosse fatto a casa dalle donne o dagli uomini? Si spendono un sacco di soldi inutili, tutte le pizzerie e le rosticcerie piene di persone che mangiano schifezze e vi lamentate dell’aumento del pane, io me lo faccio da solo e non costa un caxxo!

    • Il 30% in più è un piccolo aumento?

    • il pane è fatto da farina,acqua e lievito. Informati sui costi e poi dimmi se si può vendere l’800% in più

      • Caro lettore il pane non è fatto solo di farina, acqua e lievito come dici tu, ma anche del costo del personale, dell’energia elettrica, dell’iva, del trasporto, del guadagno del negoziante, dei contributi del personale ed almeno altre 10 voci. Ragionate prima di commentare per favore.

        • Falco (un nome un programma) e quindi l’800% non copre quei costi che hai elencato?

  • non trovo pane di qualità da anni ed anni. ed ho girato mezza lecce. un tempo quando si andava al lavoro presto, a piedi si passava davanti ai forni e c'era un odore di pane fortissimo ed irresistibile. Oggi NO. come è possibile che il pane non abbia odore, e quando lo copri è una cingomma senza sapore ne profumo. A me pare che scalando la qualità del prodotto abbiano già molto tempo fa aumentato i loro introiti. poi, SESSANTA CENTESIMI??? Io penso che SE FAI PRODOTTI BUONI LAVORI SEMPRE. se il pane è delizioso la gente viene a comprarlo, e i panifici io la mattina li vedo pieni. mi sembra proprio il solito lamento dei commercianti con la scusa per il rincaro che, ma va? sotto Natale che strano.

    • Giustissimo...

  • si parla di un bene di prima necessità per le famiglie meno abbienti e le autorità preposte farebbero bene a guardare con molta attenzione tutta la storia.

  • E perchè questi signori del Pane non si pongono una domanda logica? Il consumo del Pane è notevolmente diminuito anche per i costi elevati dello stesso e non solo per questi fantomatici cambi di abitudini alimentari. Questi hanno imparato la lezione da qualche Baby m.chia che ci ha propinato fior di balle per tre anni di fila.

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