Offese ad un dissidente del M5S. Lezzi a processo, chiesta l’insindacabilità

Il giudice di pace della sezione penale di Bari deciderà nell’udienza di domani se concedere o meno l’immunità all’attuale ministro invocata nel procedimento per diffamazione promosso dall’attivista gallipolino Massimo Potenza

Il ministro salentino Barbara Lezzi.

BARI - Il giudice di pace della sezione penale di Bari, Matilde Tanzi, deciderà nell’udienza fissata per domani mattina le sorti del processo nel quale è imputata la senatrice e ministro per il Sud, Barbara Lezzi, accusata di diffamazione nei confronti di un attivista del Movimento 5 stelle di Gallipoli, Massimo Potenza. La vicenda risale al 2016 quando il giovane gallipolino presentò, preso la stazione dei carabinieri della città bella, una querela nei confronti della senatrice pentastellata che in diversi dibattiti pubblici si era espressa con frasi ritenute alquanto pesanti e offensive da parte dell’esponente di uno dei meetup di Gallipoli.

L’udienza, fissata per domani mattina a Bari, decreterà anche la decisione sulla richiesta dei legali della senatrice, Luca Calò e Giuseppina Vetromile, che nella precedente udienza del 26 marzo scorso avevano rilevato l’insindacabilità parlamentare e quindi l’impossibilità della parlamentare, e oggi ministro, di essere chiamata a rispondere giuridicamente “delle opinioni espresse nell’esercizio delle sue funzioni”. I legali avevano chiesto al giudice di accogliere la richiesta sull’immunità parlamentare o in subordine di rimandare gli atti in Senato. Richiesta sulla quale ovviamente tanto il pubblico ministero quanto l’avvocato Pompeo Demitri, per la parte civile e offesa, hanno presentato la loro richiesta di rigetto anche in considerazione della tardività della presentazione dell’eccezione sollevata. Il giudice di pace si è quindi riservato di decidere nella prossima udienza.

L’esponente salentina del M5S è stata chiamata in giudizio, imputata per il reato di diffamazione, a seguito della querela presentata da Massimo Potenza il 3 gennaio del 2016 presso i carabinieri di Gallipoli e finita sul tavolo della procura barese e del pubblico ministero Domenico Russo. Nell’esposto-denuncia, l’attivista gallipolino, contestava a Barbara Lezzi di averlo pubblicamente offeso e diffamato circa tre anni addietro nell’ambito di un incontro pubblico degli attivisti del movimento politico. Atteggiamento che si sarebbe poi ripetuto, secondo l’accusa, in altre circostanze e con lo stesso tenere. Nello specifico Potenza riferiva che la Lezzi “comunicando con più persone, nell’ambito di un incontro tra attivisti del gruppo politico dei 5 stelle, offendeva la sua reputazione, proferendo frasi del tipo: …e si dovrebbero vergognare tutti coloro che stanno in quel gruppo e che si relazionano con una gentaglia del genere..”. E ancora nell’esposto si fa riferimento a frasi oltraggiose nei confronti di Massimo Potenza definito un “soggetto il cui agire sarebbe caratterizzato da infamia, menzogna e insulto”. A corredo della querela l’attivista gallipolino produceva agli atti anche un documentazione video. La contrapposizione  muove dai dissidi interni e dalle critiche mosse in quel periodo sulla gestione del Movimento 5 stelle che hanno visto una presa di posizione dialettica anche forte tra la senatrice e i dissidenti pentastellati della base.

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