Auto danneggiata dopo uno scontro sui social? L'indagine deve proseguire

Successe a Otranto. Il gip ha disposto nuove indagini sulla scorta di alcuni elementi. E la vicenda offre spunti di riflessione

LECCE – Il pubblico ministero aveva richiesto l’archiviazione, ma la vittima del danneggiamento si è opposta e nei giorni scorsi il giudice per le indagini preliminari, Edoardo D’Ambrosio, ha disposto un supplemento d’indagine. Sei mesi di tempo per scoprire l’autore materiale del danneggiamento dell’autovettura di Luciano Esposito, ex militare della Marina e collaboratore dello Sportello dei diritti, sulla quale la sera del 4 marzo 2017 qualcuno si scagliò con particolare ferocia. Gli elementi per identificarlo, infatti, potrebbero esserci.

Il fatto avvenne a Otranto, dove Esposito risiede. Il lunotto della sua Marea, parcheggiata in via Canonico Luigi Mariano, fu sfondato attorno alle 19 di sera. Un orario non certo ottimale, per atti di vandalismo, perché diversi occhi potrebbero aver notato qualcosa. Occhi di persone fra il vicinato, oltre a quelli elettronici di una videocamera. La base di partenza sono proprio alcuni fotogrammi estrapolati da un sistema di videosorveglianza esterno.

Si noterebbe una persona, il potenziale autore materiale del danneggiamento. Gli agenti di polizia del commissariato locale non sono stati in grado di identificarlo. Tuttavia, potrebbe esserlo qualche residente della zona. Almeno, stando alla parte offesa, che all’epoca sporse denuncia contro ignoti. Anche il giudice è convinto che sia questa la pista da seguire e perciò l’indagine deve andare avanti e non lasciare nulla d’intentato.

Il sospetto: tutto scatenato da un post?

Esposito è un “cittadino senza peli sulla lingua e che da anni denuncia pubblicamente disservizi, mala burocrazia e anomalie che riguardano la propria comunità”, disse il presidente dello Sportello dei diritto, Giovanni D’Agata, a margine dell’episodio, sottolineando come il fatto non fosse assolutamente da sottovalutare e menzionando anche un possibile movente: un post su Facebook nel quale Esposito, in quei giorni, prendeva posizione sui lavori all’epoca in corso sulla villa comunale di Otranto, che aveva destato “un’aspra discussione tra i suoi concittadini”, nel momento in cui aveva contestato alcuni aspetti.

La discussione era nata su un gruppo locale e aveva infiammato gli animi, fra i pro alle deduzioni di Esposito e i contro. Animi che, a un certo punto, si erano talmente surriscaldati, da spingere Esposito a rimuovere il post della discordia. Un paio di giorni dopo, poi, ecco il misterioso danneggiamento. Puro vandalismo fine a se stesso (quindi una coincidenza) o una sorta d’intimidazione mirata? E c’era un legame con quella discussione? L’aspetto temporale lo suggerirebbe, anche se resta, per ora, solo un’ipotesi.

In ogni caso, al netto di una questione molto locale, simili vicende offrono  spunti sui quali riflettere in senso più lato, in un momento storico in cui stanno imperando proprio gli eccessi linguistici sui social, gli attacchi sconsiderati, la violenza verbale. Il tutto, sullo sfondo di uno scenario politico nazionale che sta dividendo nettamente la popolazione. Come dire, attenzione agli scontri verbali troppo accesi. Perché dagli attriti virtuali a quelli concreti, il passo può essere molto breve.

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