Emergenza carceri, la Puglia si conferma maglia nera. Lecce fa i conti con il sovraffollamento

La Puglia si conferma ai primi posti nazionali nel triste primato del sovraffollamento degli istituti di pena. E’ un quadro sicuramente preoccupante, infatti, quello che emerge dai dati pubblicati dal ministero della Giustizia a proposito dei detenuti presenti negli istituti di pena pugliesi

LECCE – La Puglia si conferma ai primi posti nazionali nel triste primato del sovraffollamento degli istituti di pena.  E’ un quadro sicuramente preoccupante, infatti, quello che emerge dai dati pubblicati dal ministero della Giustizia a proposito dei detenuti presenti negli istituti di pena pugliesi. I dati, aggiornati al 31 luglio scorso, descrivono in maniera esauriente il sovraffollamento che caratterizza le carceri della nostra regione. A fronte di una capienza regolamentare di 2.378 unità sono ben 3.331, infatti, i detenuti presenti negli undici istituti della regione (Bari; Brindisi, Trinitapoli; Foggia; Lecce, Lucera; Maglie; San Severo; Spinazzola, Taranto, Trani e Turi).

Cifre che raccontano il profondo malessere che attraversa le carceri pugliesi e in particolare quello di Borgo san Nicola, alla periferia di Lecce, dove, a fronte di una capienza di 660 posti disponibili, si registra una presenza di oltre mille detenuti. Sovraffollamento, carenze igienico-sanitarie, mancanza di supporto psicologico e la cronica insufficienza di personale, sono solo alcuni tra i mali che affliggono il penitenziario salentino. Problemi acuiti dal caldo di questi ultimi giorni. Nel 2008 i suicidi avvenuti nelle carceri pugliesi furono appena due, nel 2009 si registrarono tre decessi, numeri ampiamenti superati negli anni tra il 2010 e i 2013.

Più volte è stato il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) a lanciare l’allarme, denunciando il clima di tensione e violenza che serpeggia nelle carceri e che sarebbe pronto ad esplodere in qualsiasi momento in questa calda estate. Le prima avvisaglie si sono avute con le manifestazioni di protesta che hanno visto i detenuti impegnati nel percuotere violentemente  le suppellettili contro le inferriate in quasi tutti gli istituti di pena pugliesi. Solo nei primi mesi del 2014 ci sono stati oltre 500 episodi di protesta. Sono più di 220 invece, i casi accertati di autolesionismo, quasi 50 episodi gli scontri fisici  tra detenuti con ferimenti, di cui alcuni anche gravi. “Riteniamo – ha commentato Federico Pilagatti, segretario nazionale del Sappe – che per consentire condizioni di lavoro decenti nelle carceri pugliesi sia necessario l'incremento urgente di alcune centinaia poliziotti penitenziari”.

La Puglia è al quinto posto, dopo Lombardia (con ben 19 strutture attive), Sicilia (26),  Campania (17) e Lazio (14), nella speciale classifica delle regioni italiani con il maggior numero di reclusi. Elevato anche il numero di detenuti stranieri, 592 (di cui nessuno in regime di semilibertà) e soprattutto di donne, ben 177. Non è un caso, infatti, che questo dato venga superato solo in altre tre regioni: Lombardia, Campania e Lazio. Al di là dei numeri e delle fredde statistiche si può tracciare una sorta di geografia criminale che evidenzia come alle nostre latitudini ci siano molti più reati collegati al sesso femminile. Il fatto sicuramente positivo è che delle 177 donne presenti negli istituti di pena pugliesi una buona parte abbia avuto accesso al regime di semilibertà, quasi sempre per motivi di lavoro o familiari.

Notevoli spunti di riflessione e analisi vengono poi dalle tabelle relative alla posizione giuridica dei detenuti italiani. In particolare, dei 3.331 soggetti presenti nelle carceri pugliesi, solo 2.080 stanno scontando una condanna definitiva. Il resto può essere suddiviso tra imputati in attesa di primo giudizio, ben 690; appellanti, 238 e ricorrenti, 235. Vi sono infine altre 91 unità racchiuse in un cosiddetto gruppo misto, in cui confluiscono i detenuti imputati con a carico più fatti, ciascuno dei quali con il relativo stato giuridico, purché senza nessuna condanna definitiva. E’ questo uno spaccato indiscutibile di un altro dei grandi mali della giustizia italiana: la lentezza dei processi. Nei mesi scorsi è stato uno studio effettuato dall’Istituto di ricerca sui sistemi giudiziari del consiglio nazionale delle ricerche (Irsig-Cnr) a mettere a confronto i sistemi giudiziari europei con quello italiano per valutare e promuovere la qualità della giustizia nel nostro paese, risultato uno dei peggiori d’Europa.

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