Omicidio Regoli, dal laboratorio di medicina legale possibili svolte nell'indagine

Nei prossimi giorni, il personale dell'Istituto di medicina legale di Bari potrebbe fornire risposte esaustive a una delle vicende più oscure della cronaca salentina. I resti rinvenuti ad agosto, e ritenuti con ogni probabilità di Ivan Giorgio Regoli, saranno analizzati dagli esperti per tentare risalire al nome dei responsabili

Il giorno del ritrovamento delle ossa

MATINO – Potrebbe esserci una svolta nelle indagini per identificare l’autore dell’omicidio di Ivan Giorgio Regoli, il ragazzo originario di Matino che svanì nel nulla il 12 settembre del 2011, all’età di 30 anni, inaugurando una misteriosa vicenda avvolta da coni d’ombra e troppi veli d’omertà.

Nei prossimi giorni sarà la consulenza tecnica presso l’istituto di medicina legale di Bari ad analizzare le ossa umane ritrovate in un vecchio pozzo nelle campagne di Matino lo scorso primo agosto, per cercare di risalire al responsabile di un gesto che costerà le accuse di I reati ipotizzati restano quello di omicidio e occultamento di cadavere.

I resti furono rinvenuti in una località tranquilla e isolata, poi ritenuti, senza ombra di dubbio, appartenenti al giovane scomparso. Si intensificano, infatti, le indagini sul campo affidate ai carabinieri del Nucleo operativo della compagnia di Casarano, al comando del tenente Roberto Mitola, in collaborazione con i colleghi della Sezione rilievi del reparto operativo di Lecce, guidato dal colonnello Saverio Lombardi, proseguono minuziosamente per chiudere definitivamente il cerchio delle investigazioni e quindi risalire agli autori dell’omicidio. 

L’attenzione degli inquirenti è concentrata sul terreno del ritrovamento  di quei resti umani. Una zolla acquistata da pochi mesi, sulla quale avvenne la scoperta, in maniera del tutto casuale, da parte del  proprietario del fondo. Quest’ultimo, dopo aver iniziato a pompare acqua nel pozzo per svuotarlo da fango e rifiuti, si era  accorto che era affiorata una rete, di quelle solitamente usate per la raccolta delle olive e tra il fogliame secco che si era posato nel tempo, ha notato frammenti di ossa.

Al termine delle operazioni di recupero, i carabinieri della sezione Investigazioni scientifiche, diretti dal luogotenente Vito Angelelli, alla madre di Regoli, Antonella Rizzo, furono fatte visionare alcune immagini, che ritraevano gli indumenti rinvenuti assieme alle ossa. La donna, straziata da dolore di un’attesa e da quei presagi durati tre anni, ha riconosciuto gli abiti del figlio scomparso. Come se non bastasse, anche il fratello del 30enne ha confermato la “familiarità” con i resti dei una maglietta trovata nel pozzo, nel quale è sbucato anche un paio di occhiali.

Quel giorno d’estate Regoli lasciò l'abitazione materna per dirigersi verso il centro di Matino. Nulla faceva presagire a un allontanamento o una qualsiasi tragedia. Con sé aveva pochi euro e il suo cellulare, che da quel giorno in poi ha cessato di squillare. I famigliari del ragazzo scomparso, la madre in primis, non hanno mai creduto all’ipotesi di un allontanamento volontario. In quella giornata di fine estate, il 30enne avrebbe infatti dovuto raggiungere la ex moglie, per un incontro al quale non si è mai presentato. Quel caso, tra i più oscuri e ambigui della cronaca locale, si occupò persino la nota trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”, in onda su Rai 3. Dal giorno stesso della scomparsa, inoltre, la Procura della Repubblica di Lecce aprì un fascicolo di indagine, che finì sulla scrivania del pubblico ministero Paola Guglielmi.

Nell’ambito della vicenda, soltanto un nominativo risulta iscritto nel registro degli indagati e corrisponde a quello di un 43enne di Parabita, segnalato oltre un anno addietro. L’auto del 43enne, una Fiat Punto,  fu sottoposta a controlli da parte degli inquirenti, per estrapolare eventuali tracce di sangue. L’esito dell’accertamento fu negativo. Come diedero esito negativi anche altri controlli effettuati dagli investigatori. Eppure, un’inquietante coincidenza è venuta a galla assieme a quelle ossa: la proprietaria del pozzo è la sorella dell’indagato.

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