Fa un incidente e chiede aiuto: il "soccorritore" tenta di stuprarla

Allucinante disavventura per una donna di 44 anni. Dopo un sinistro all'alba, un passaggio da un giovane di Ugento che l'ha anche rapinata

UGENTO – E’ uscita da un incubo per varcare subito dopo la soglia di un altro. Ancora peggiore. Incolume dopo un incidente stradale avvenuto alle prime luci dell’alba, ha lasciato dietro di sé l’auto ribaltata nei campi  e ha iniziato a camminare sulla strada ancora buia, per circa un chilometro, spaesata e sotto choc. Fino a quando non s’è avvicinato un Fiat Doblò. Ma il giovane alla guida, che si è prodigato in un primo momento per aiutarla, ha manifestato ben presto tutt’altra intenzione.

Davide Zenzale, 24enne di Ugento, stando alle ricostruzioni, avrebbe provato ben presto tentatoun primo approccio dal quale la malcapitata, una donna di 44 anni, è riuscita a sottrarsi, spalancando lo sportello e fuggendo dell’auto. Ma lui non si sarebbe fermato lì. L’avrebbe inseguita e bloccata, tentando nuovamente di abusare di lei. Fino a desistere, davanti alla ferma resistenza della vittima. Non senza, però, accaparrarsi almeno un trofeo: il suo borsello, con dentro un centinaio di euro.  

Risponde di violenza sessuale e rapina

Violenza sessuale e rapina sono i reati ora contestati a Zenzale. Sulle sue tracce si sono messi gli agenti di polizia del commissariato di Taurisano, che sono riusciti, grazie alle indicazioni fornite dalla vittima, a rintracciarlo e a trascinarlo negli uffici dopo un vano tentativo di fuga, per poi portarto a Borgo San Nicola, dopo aver sentito il magistrato di turno, Donatina Buffelli. Esattamente come lui aveva braccato la donna, all’alba, la legge del contrappasso ha voluto che poco dopo fossero i poliziotti, a braccare lui. Con una differenza: dalla loro morsa, non ha potuto sottrarsi.  

E pensare che tutto era nato come un comune intervento per un incidente. Erano le 5,30 del mattino, quando una volante di Taurisano è stata chiamata sulla litoranea ionica, fra Lido Marini e Torre Mozza. Sul posto, anche i vigili del fuoco di Gallipoli per rimuovere l’auto. Era ribaltata sul lato sinistro, sul lato opposto rispetto al senso di marcia.

Le prime indagini, però, hanno portato a comprendere fin da subito che c’era qualcosa di anomalo. I poliziotti, infatti, hanno acquisito l’informazione che l’auto era guidata da una donna e che, peraltro, era stata aggredita da un soggetto arrivato a soccorrerla. Hanno così raggiunto l’abitazione della vittima e qui hanno avuto conferma dei fatti, attraverso il racconto diretto. Rasserenata dall’intervento degli agenti, la donna è stata in grado di fornire una descrizione dettagliata dell’aggressore. Anche se non sono mancate le difficoltà, alla fine Zenzale è stato rintracciato.

Un'alba impossibile da dimenticare

Per la malcapitata, è  stata un’alba impossibile da dimenticare. Tutto ha avuto inizio con il tentativo di evitare l’impatto con un animale. Ha frenato di colpo, forse anche controsterzato. Ma l’asfalto era umido e scivoloso. E ha perso del tutto il controllo, finendo sulla corsia opposta. Una volta raggiunto il centro abitato, poi, dopo aver camminato a lungo, finalmente la speranza di un soccorso. Ecco spuntare, infatti, un veicolo.

Zenzale, perlò, non sembrava del tutto a posto. Nella penombra lei non si era accorta di un dettaglio. Solo una volta in auto, la donna ha notato una bottiglia di vino. Era tra le gambe del giovane. Già questo l’ha insospettita. E quando lui ha abbandonato la via principale per infilarsi in una stradina, iniziando ad accarezzarla, lei non ci ha pensato un attimo: si è lanciata fuori dall’abitacolo. Ma, come un predatore famelico, il giovane l’ha raggiunta, tentando a quel punto di violentarla. Non riuscendo a portare a termine il suo malsano desiderio, l’ha però rapinata del borsello, per poi allontanarsi.

Così è stato incastrato

I poliziotti del commissariato diretto dal vicequestore aggiunto Salvatore Federico, per pima cosa, hanno visionato tutte le telecamere possibili, sia nella zona dell’incidente, sia in quella del violento approccio. La visione delle immagini e il riscontro del tragitto effettuato, in un arco temporale ben preciso, hanno permesso di individuare  il veicolo. A quel punto, si è risaliti al proprietario e al suo all’indirizzo.

Quando Zenzale ha visto i poliziotti, ha capito subito che il suo raptus l’aveva messo in grossi guai e che erano lì per presentargli il conto. Ha tentato la fuga, ma invano. Poco dopo è stato scovato acquattato in uno scantinato. Era molto agitato. Una perquisizione ha poi consentito di ritrovare gli indumenti che aveva all’alba. Corrispondevano esattamente alla descrizione fornita dalla donna ai poliziotti. Un ulteriore, importante elemento, per chiudere il cerchio. Il 24enne, ora, si trova in carcere.

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