Troppo spregiudicato l'accusato di furti seriali. Il gip: "Resti in carcere"

Gianluca De Paola, 25enne di Nardò, preso in flagranza per un colpo, è indagato per averne messi a segno anche molti altri

LECCE – Nessun’altra misura sarebbe adeguata per frenarlo, se non il carcere. Il giudice per le indagini preliminari Giovanni Gallo, nel corso dell’udienza di convalida, non ha avuto dubbi: troppo spregiudicato il suo modo di agire e alle spalle, nonostante la giovane età, “vanta” già altri precedenti. E in più, oltre ai furti dei quali risponde in flagranza, ve ne sono altri, del recente passato, per i quali risulta indagato. Insomma, Gianluca De Paola, 25enne di Nardò, che, difeso dall’avvocato Andrea Bianco, s’è avvalso della facoltà di non rispondere, resta in una cella di Borgo San Nicola.   

De Paola è stato arrestato qualche notte addietro dopo un furto messo a segno con un complice, al momento ancora ricercato, ai danni della panetteria Neretum di via Libertà. Per inciso, sul posto i due vi erano arrivati con un motocarro Ape, a sua volta rubato, e in più avevano tentato di sottrarre anche dal carburante da un alto motocarro, dello stesso modello, viso che erano rimasti quasi a secco nella fuga.

Accusato di vari furti in fotocopia

Ma il 25enne, fermato poche ore dopo dagli agenti del commissariato di polizia, è accusato anche di altri furti, tutti in fotocopia, avvenuti in precedenza: due alla pescheria La Navetta, uno in uno studio tecnico, un altro nel negozio d’abbigliamento Ipermoda. Inoltre, gli investigatori del commissariato guidato dal vicequestore aggiunto Pantaleo Nicolì, gli hanno accollato anche la distruzione a causa di un incendio di un’Opel Corsa, di alcuni mesi addietro. Davvero troppi, i danni.

Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta, anche per il futuro. Perché le indagini, tutte svolte con caparbietà, rintracciando frammenti di prove ogni notte, vanno ancora avanti. Lo stesso gip, nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ha riconosciuto l’esistenza di un allarme sociale a Nardò per una serie di furti seriali, specie in attività commerciali, avvenuti negli ultimi mesi. Non tutti, va detto, sarebbero opera della stessa banda. Ma molti, per gli investigatori, sono comunque da ricondurre alla mano di De Paola. Ed ecco che solo il carcere è ritenuta condizione valida per impedirgli di riprendere le “attività”.

Così l'hanno messo in trappola

Nessun dubbio sul fatto che ci sia stata anche la sua mano, qualche notte addietro, per il furto nel panificio. Per inciso, più il danno al locale commerciale del bottino, di appena 100 euro, per giunta da spartirsi in due: erano rimasti in cassa. Per farsi largo, come già in altre occasioni, non avrebbero esitato a sfondare l’ingresso principale a calci e spallate, per poi arraffare i soldi e fuggire.

Le videocamere, i cui filmati erano stati subito acquisiti dalla squadra di polizia giudiziaria, avevano però permesso ai poliziotti di seguire una traccia fresca (in particolare, dettagli degli indumenti indossati), arrivando, infine, in casa di De Paola, già sospettato da tempo di altri colpi. Gli agenti avevano anche ricostruito il percorso dell’Ape rubata quella notte stessa, fermatosi in via Pazienza.

Qui, i due avevano provato a sottrarre con una bottiglia il carburante da un altro motocarro, per rifornire quello rubato, salvo desistere e alla fine fuggire a piedi. Già persuasi che fosse De Paola, uno degli autori, i poliziotti, durante una perquisizione in casa, avevano trovato le scarpe da ginnastica bianche e altri vestiti usati non solo quella notte, ma anche in precedenti episodi. E tutto questo quadro indiziario, ritenuto oggettivamente grave, ha indotto il gip a emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. 

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