Ferì la fidanzata nel bagno a coltellate: dieci anni per tentato omicidio

La sentenza emessa dal giudice Cazzella con rito abbreviato per Giorgio Vitali, 30enne di Gagliano. I legali ricorreranno in appello

LECCE  – Dieci anni, più interdizione perpetua dai pubblici uffici, interdizione legale per tutta la durata della pena, libertà vigilata per tre anni, risarcimento delle spese legali, danni patiti dalle parti civili, da liquidarsi in separata sede, e provvisionale immediata di 20mila euro per l’ex fidanzata e di 5mila euro ciascuno per i genitori. Si è abbattuta come una scure la sentenza, con rito abbreviato, a carico di Giorgio Vitali, il 30enne di Gagliano del Capo accusato di tentato omicidio. Nella tarda serata del 2 settembre dell’anno scorso, ferì l’allora compagna con più fendenti di un coltello, cogliendola alle spalle. L’arresto fu eseguito dai carabinieri a poche ore dal fatto.

Il verdetto è stato emesso questo pomeriggio dal giudice Carlo Cazzella. Il quale non ha manifestato alcun dubbio circa la colpevolezza di Vitali. I suoi difensori, dal canto loro, gli avvocati  Paolo Pepe e Federico Martella, proporranno appello. Avevano puntato sul fatto che non vi fosse stata a loro dire, nella circostanza, una volontà ferma e precisa di uccidere e anche sulle cause scatenanti dell’episodio, un profondo stato di turbamento dovuto a una relazione ormai pregiudicata e segnata dalla gelosia, che richiama in maniera aperta l’ormai celebre “tempesta emotiva” che ha comportato una ridda di polemiche, nel noto caso della sentenza d’appello di Rimini (dove un femminicidio  effettivamente è avvenuto).

Vitali fu fermato dopo una telefonate del personale del 118, intervenuto a Morciano di Leuca, in casa di parenti della giovane (oggi 27enne) ai carabinieri per avvisare di trovarsi di fronte al quadro di una sanguinosa aggressione. La vittima fu trovata semicosciente nel bagno dell’abitazione. Era stato lo stesso Vitali, nella fuga, a richiedere soccorso.

Davanti i carabinieri, prima tentò di sviare le indagini, ma alla fine si rese conto di essere finito in un tunnel senza via d’uscita davanti alle sua contraddizione e crollò, confessando tutto e dando anche indicazioni per ritrovare il coltello da cucina. Nel processo, la giovane e i suoi genitori si sono costituiti parte civile con gli avvocati Carlo Chiuri, Luciano Urso e Luciano De Francesco.

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