Il vescovo striglia la casta: "Basta con i privilegi"

Dopo la processione dei Santi, il discorso di monsignor D'Ambrosio contro gli sprechi della politica e l'assenza di sostegno ai giovani, ma anche in favore dei detenuti nelle carceri che scoppiano

02-16
LECCE - Elegante nella forma, ma fermo e severo nel messaggio, che giunge dritto al cuore dei credenti e, non solo. Perché monsignor Domenico D'Ambrosio è concreto e attuale, non usa giri di parole, e al termine della processione per i Santi patroni di Lecce, Oronzo, Giusto e Fortunato, riserva una lunga stoccata alla politica italiana. Contro i vantaggi goduti da pochi che oscurano il futuro delle nuove generazioni e annichiliscono il Paese. Chiedendo misure coraggiose e senso di responsabilità, e scagliandosi contro lo "sperpero del denaro pubblico garantito in misura indecorosa a pochi privilegiati che molto spesso ne fanno un uso maldestro". Ma non solo.

D'Ambrosio, non temendo di apparire "scomodo" (e sono parole sue) si chiede se non sia doverosa più moderazione, a costo, per i pubblici amministratori, di perdere popolarità. "E' corretto, è giusto, è onesto a fronte delle emergenze e povertà in vertiginoso aumento, investire e detrarre milioni di euro dai sofferti bilanci delle pubbliche amministrazioni per i tanti spettacoli, sagre, che affollano piazze, angoli, vie, viuzze della nostra città e dei nostri paesi nelle settimane estive?"

Infine, l'arcivescovo di Lecce, tocca un argomento rovente e delicato, quello delle carceri superaffollate, che esplodono di rabbia e dolore. Citando dati e statistiche, che riguardano anche la struttura di Borgo San Nicola, chiede con forza che si affronti il problema, invece di girarci intorno, come puntualmente avvenuto in questi anni. Perché questa "parte di umanità", ricorda, "soffre non solo per una libertà che non ha, ma anche per condizioni di vita che mortificano la loro dignità".

Di seguito, il discorso completo dell'arcivescovo. Merita una lettura, per una profonda riflessione.

"I nostri Santi rabbuiati?"
C'è un'antica e bella tradizione del mio paese di nascita, Peschici, che appartiene a quell'altra perla della Puglia che è il Gargano. Devo dire: meno male! Il Signore mi ha tolto quella perla, quella che ho visto e amata da sempre, e mi ha donato un'altra perla, il nostro Salento, per certi versi più bella e che da subito, senza rimpianti e nostalgie, ho amato perché mi ha conquistato.

Quale questa tradizione? Il Santo Patrono è il profeta Elia, la cui festa è celebrata il 20 luglio. C'è una bellissima statua lignea del ‘600. I suoi devoti, e tra di essi ci sono anche io, guardandola sanno scorgere nei tratti del volto il sorriso benevolo o lo sguardo triste e rabbuiato.

La statua del nostro S. Oronzo, bella e artistica, è di argento. Il metallo anche se prezioso non può svelarci la serenità o le preoccupazioni del nostro intercessore.

Sarebbe oltremodo significativo scorgere dai tratti del viso del nostro Santo che abbiamo accompagnato nel suo annuale sguardo sulla nostra Città, se sono aumentate le sue preoccupazioni per noi e se lo costringiamo a un lavoro più impegnativo e pressante come nostro intercessore presso il trono dell'Altissimo.

In questi giorni, anche a Madrid dove sono stato con il Papa Benedetto XVI e le centinaia di migliaia di giovani, tra essi anche alcune centinaia della nostra diocesi, spesso chiedevo, ripensando a questa nostra festa, al nostro Santo: quali sono le tue preoccupazioni per noi? Cosa hai da rimproverarci? In questo particolare momento che cosa dobbiamo fare per essere un popolo ben disposto e amato dal Signore? Sei ancora pronto a darci una mano?

Sull'ultima domanda non ci sono dubbi: da secoli veglia sulle sorti della nostra Città, è disposto a darci la mano, non solo, ma tutto il suo cuore per noi, sostenuto e aiutato, nel suo farsi intercessore, dai Santi Giusto e Fortunato.


"Sperpero di denaro pubblico in misura indecorosa a pochi privilegiati"
Le preoccupazioni per noi scaturiscono dalla fatica che regola i rapporti all'interno della nostra comunità, con le spire di un egoismo accentuato che, a fronte della situazione di incertezza e di disagio crescenti che, soprattutto in questi ultimi tempi, mostra il suo fianco debole nell'aumento delle nuove e conclamate povertà in e di casa nostra.

C'è un contrasto evidente e stridente tra il bisogno di tanti del pane quotidiano, della casa, del lavoro, della fatica a ridurre ancor più le magre risorse di una situazione ingiusta e matrigna e lo sperpero del denaro pubblico garantito in misura indecorosa a pochi privilegiati che molto spesso ne fanno un uso maldestro.

Le recenti misure e le scelte operate per tappare la falla sempre più grande del debito pubblico non sono in grado di aggredire con saggezza, coraggio ed equità i troppi privilegi acquisiti da alcuni per difendere e promuovere i diritti dei giovani, delle famiglie, degli anziani.

La storia poi con il suo inesorabile e inarrestabile cammino fissa i suoi inevitabili giudizi con le conseguenti condanne.

In queste ultime settimane i media sono stati impietosi e crudi nel mettere sotto gli occhi i tanti privilegi e l'abbondante superfluo di chi per il ruolo che riveste non deve mortificare la povertà di tanti con il molto, il troppo che gli vien dato per un servizio reso al bene comune.

Mi auguro e, ne sono certo, ci auguriamo che i servitori della comunità a livello locale e oltre abbiano a cuore non tanto o soprattutto la semplice quadratura del bilancio ma la difesa dei diritti della gente, dei giovani preoccupati per il loro futuro. Che questa preoccupazione non scali all'ultimo posto per lasciare intatti e intoccabili i tanti privilegi acquisiti!

"Chi governa dovrebbe avere il coraggio e la determinazione di impostare la manovra economica assicurando una speranza ai giovani, all'infanzia, alla scuola. Se vogliamo che il futuro sia diverso è su questo che bisogna indirizzare le energie".

Sono tornato ieri l'altro dalla Spagna, da Madrid, dal grande appuntamento che ha visto il convenire di centinaia di migliaia di giovani da ogni parte del mondo. Negli incontri con loro, ne ho incontrato diverse centinaia nelle catechesi con cui da anni guido i giovani all'incontro con il Papa e nei vari incontri personali, mi è stata data la possibilità di entrare con attenzione, simpatia e condivisione nel cuore dei loro problemi e delle loro attese.

Essi guardano al loro futuro come a un grande sogno ma con la paura di non farcela, non per mancanza di impegno o di volontà ma perché si scontrano con una realtà e con condizioni di vita che impediscono la realizzazione delle loro speranze e delle loro attese. A Madrid un giovane mi ha detto: come facciamo a credere nella speranza se voi adulti ce la togliete?

Bisogna aiutarli a non avere paura, a credere in se stessi, a nutrire la fiducia che gli ideali possono diventare realtà. Ma dobbiamo aiutarli, non lasciarli soli. Forse il problema non sono i giovani. Il problema siamo noi adulti.

Dobbiamo offrire a loro modelli credibili, scelte coraggiose, che partono non da proclami altisonanti ma dalla credibilità dei nostri comportamenti, consequenziali e coerenti.


"La festa, sì: ma a quale prezzo?"
A fronte del crescente disagio, dell'aumento delle povertà, della impossibilità per tante famiglie di far fronte con serenità al nostro bisogno del pane quotidiano è sufficiente il grido, la denunzia?

Il pane quotidiano, il soddisfacimento dei bisogni elementari e vitali vanno scovati, scavati e condivisi. Non possiamo pensare e aspettare il cosiddetto "governo ladro" o più benevolmente "il deus ex machina", il miracolo.

Non le maniche di pochi esaltati o eroi, ma le maniche di tutti devono essere rimboccate. È l'impegno di molti non il coraggio di pochi che può risolvere i nostri drammi.

Nella gioia dell'unica devozione che lega la nostra Città e buona parte del Salento al nostro Santo Patrono, il vescovo martire Oronzo, è ben giusto moltiplicare anche i segni esteriori che dicono la condivisione e la gioia di tutta intera la comunità.

È sacrosanto il bisogno del riposo, della festa che crea momenti di svago e moltiplica i segni di sano divertimento. Ma a quale prezzo?

Ora dirò qualcosa che non chiede e non strappa consensi e applausi - non ne vado in cerca - ma invita ad una serena e meditata riflessione. Come pastore inviato dal Signore a guidare questo popolo con la sua Parola e con la testimonianza della mia vita, vi pongo un interrogativo scomodo. Se lo faccio è perché fin dall'inizio del mio servizio tra voi, ho fatto mia la parola del profeta: "Per amore del mio popolo non tacerò!"

È corretto, è giusto, è onesto a fronte delle emergenze e povertà in vertiginoso aumento, investire e detrarre milioni di euro dai sofferti bilanci delle pubbliche amministrazioni per i tanti spettacoli, sagre, che affollano piazze, angoli, vie, viuzze della nostra città e dei nostri paesi nelle settimane estive?

I nostri giornali, le nostre televisioni, i vari media, sono stracolmi di questi programmi sbandierati e pubblicizzati con ogni mezzo. Non c'è spazio o accenno al grido dei poveri e degli esclusi.

Pochi giorni fa, in una conferenza stampa per la presentazione della festa dei nostri Santo patroni ho detto: "Immaginiamo un attimo che cosa accadrebbe e quale ventata di speranza potremmo dare ad attese finora deluse, se i milioni stanziati per organizzare spettacoli ed eventi fossero investiti per dare risposte alla gente in sofferenza!"

Quasi ho da chiedervi scusa per quello che dico ma non posso tacere. Negli ultimi tre anni si è allargata in maniera esagerata per quelli che finora erano i nostri indici, la fetta di popolazione che vive nella fascia del bisogno e della povertà.

Torno a ripetere: possiamo dormire sonni tranquilli di fronte al dilagare della povertà e con la scure difficilmente comprensibile e accettabile dalla recente manovra economica, senza attivare o inventarci risposte coraggiose per dare soprattutto pane e meno circenses, spettacoli e sagre varie?

Di sicuro il pane è prioritario.

Impegniamoci con coraggio e con il certo calo degli applausi e dei consensi a dare risposte alle vere emergenze.

Qualcuno avrà da pensare e ne ha il diritto: sono fissazioni o sogni utopici di un alieno.

Sarà, ma credo che, con il concorso di molti uomini di buona volontà, qualche inversione di tendenza ci potrà essere.
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"I carcerati, vittime di condizioni drammatiche"
Non potrei essere segno tra voi della paternità di Dio se non facessi giungere in questa piazza, in questo giorno di festa il mio saluto e la mia solidarietà convinta a un numeroso gruppo di amici ospiti di una struttura che è ai margini della nostra città e forse delle nostre preoccupazioni: gli amici che vivono in condizioni subumane nella struttura carceraria di Borgo S. Nicola.

Mi sembra doveroso da parte dell' intera comunità che anch'essi siano nel nostro ricordo e nella nostra preoccupazione, sapendoli vittime di una condizione drammatica.

Sono già tre in questo anno i suicidi nella struttura carceraria di Borgo S. Nicola. La morte violenta di un detenuto nel carcere non può non essere una sconfitta per la nostra società.

La salute e la dignità dei detenuti è minata ogni giorno dal sovraffollamento - il carcere di Lecce ha un indice di sovraffollamento del 107,4% - e da condizioni che rendono più che mai pesanti e angoscianti le loro giornate.

Non possiamo restare indifferenti. Come cristiani non possiamo non denunziare tutto ciò che offende e mortifica la dignità di questi nostri fratelli, tali sono e rimangono. C'è un'assunzione di responsabilità che è richiesta a tutti noi.

La carità che noi cristiani annunziamo va vissuta con questi nostri fratelli. Se non è sufficiente la loro protesta con i tanti atti di autolesionismo, di rifiuto del vitto e altre forme di protesta, non possiamo lasciarli soli. L'indifferenza dei cristiani verso ciò che oggi accade nelle carceri è assurda e dannosa.

Per questi nostri amici il nostro impegno, la nostra attenzione, la nostra solidarietà.

Una parola di gratitudine e di attenzione ai tanti che ogni giorno nelle varie incombenze (dirigenti, funzionari, amministrativi, agenti di polizia penitenziaria) si prendono cura di questa parte di umanità che soffre non solo per una libertà che non ha, ma anche per condizioni di vita che mortificano la loro dignità.

Ci ascolti e intercedano per tutti noi i Santi Patroni: Oronzo. Giusto e Fortunato.

Amiamo questa nostra città ma amiamo e v ribadiamo questo legame tra tutti noi che qui viviamo, serviamo e operiamo. Amore senza distinzione, scevro da egoismi e privilegi , senza favoritismi ed esclusioni. Un tale amore costa e domanda assunzione di responsabilità , capacità e forza di denunzia profetica e franca per situazioni dannose, ingiuste e sorde al grido dei tanti poveri sempre più riconoscibili e forse per questo messi all'angolo non solo delle nostre strade ma anche della nostra vita.

La gioia per questa festa che ci vede insieme nel condividere l'appartenenza all'unica grande famiglia, quella dei figli di Dio, fa risuonare come coscienza critica per tutti noi, le parole del profeta Isaia:

"Non è piuttosto questo il digiuno che voglio?... dividere il pane con l'affamato, introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo?....Se toglierai di mezzo a te l'oppressore…se aprirai il tuo cuore e la tua casa all'affamato,… allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà .'Eccomi'. " ( Is58,6.7.9.10.9).

I nostri Santi Oronzo, Giusto e Fortunato ci aiutino a vivere, nella fedeltà all'amore e nella radicale novità della condivisione, i rapporti all'interno della nostra comunità solidale con i poveri, accogliente per i tanti che bussano alle nostre tre porte ma soprattutto al nostro cuore, portatori e testimoni credibili di speranza per le nuove generazioni che la domandano con forza e l'attendono fiduciosi che saremo in grado di donargliela integra e senza artate manomissioni.

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