Un esercito di 5mila salentini nei call center: in aumento tic e uso di psicofarmaci

Un sindacalista della Cgil e una trentina di operatori. La richiesta è corale: "Basta alle pressioni psicologiche di team leader dispotici e basta col concetto di produttività. Non siamo robot"

Una operatrice telefonica (foto di repertorio)

LECCE – Il mondo del lavoro “stile arredamento Ikea”: ovvero, come ti trasformo un dipendente in "unità modulare” per piazzarlo nella fascia oraria che più mi è comoda. E se sei bravo a vendere, il tuo nome finirà sulla lavagna dei “buoni”, come a scuola, in modo che lo vedano tutti i tuoi colleghi all'interno di un affollato openspace. Ci sono call center e call center. Poi, negli scantinati, sono spesso allestiti anche gli “sciacall-center”.  Quelli che non rasentano neppure l’ombra della legalità. Allestiti in vere e proprie alcove di fortuna, con norme di sicurezza inesistenti e, soprattutto, nessun rispetto per la dignità del lavoratore. Sono quasi 5mila i salentini, di ogni fascia d’età e con alto tasso di scolarizzazione, a lavorare come operatori in più punti della provincia. Una cifra che, fortunatamente, fa riferimento anche a diverse società che hanno provveduto a stabilizzare i dipendenti secondo i vincoli imposti dal contratto nazionale.Perchè è bene non fare di tutta l'erba un fascio.

Nel Salento i call center più corposi sono cinque: “Transcom”, nella zona industriale di Lecce. Conta circa 450 addetti. “Call&Call”, che ha sede nell’ex stabilimento Filanto, a Casarano, ospita altri 600 impiegati. Sempre nel basso Salento esiste, a Gallipoli, “Progetto vendita”, nel quale lavorano 250 operatori e “Mondial Assistance”, sempre a Casarano, con ulteriori 150 addetti. Infine, gli openspace più affollati sono quelli di “ComData”, nel quale prestano servizio circa mille e 300 operatori. Questi i “big”. Ma poi ve ne sono altri, più “anonimi”, ci ha spiegato Tommaso Moscara, sindacalista della Cgil Lecce (in foto) che, da anni, offre supporto sindacale ai lavoratori dei call center. Esiste per esempio “Mediatica”, suddiviso tra San Cassiano e Sannicola, con circa 300 operatori, quasi tutti con contratti a progetto (i cosiddetti “Lap” ) e “Idroservice”, nato ad Acquarica del Capo, con poco meno di un centinaio di altri impiegati. “A tutti quelli elencati, inoltre, si sommano altri duemila lavoratori del tutto sconosciuti”, spiega il sindacalista. “La fascia d’età dei dipendenti salentini si aggira mediamente attorno ai 30 anni: si tratta di operatori in possesso almeno di un diploma di scuola superiore, ma il più delle volte con una laurea. Il 70 per cento dei circa 5mila dipendenti salentini è composto da donne”.

Una mansione, quella dell’operatore del call center, che richiede concentrazione, creatività, intelletto e impiego delle proprie capacità acquisite in altre esperienze o durante gli studi. Eppure, è proprio il titolo di studio a costituire uno degli scogli all’interno di questo tipo di lavoro. A cercare impiego nei call center, infatti, sono spesso laureati, o in fase di specializzazione, o magari studenti già fuoricorso che si impegnano a portare a casa un proprio stipendio, pur di continuare a studiare. Un impiego temporaneo, almeno nelle intenzioni, che stando al contratto dovrebbe garantire a quei dipendenti un permesso studio. Ma la maggior parte ha serie difficoltà a proseguire master o lezioni.  Il contratto più “regolare” esistente al momento è quello “Tlc”, delle Telecomunicazioni, che prevede sette ore. E prevede, appunto, anche delle ore per poter sostenere un esame all’università o per presenziare alle lezioni obbligatorie di alcuni corsi. “Molti gestori, tuttavia, non consentono ai propri lavoratori d usufruire di questi permessi- spiega Moscara – poiché il corso di laurea non è considerato “attiguo” al tipo di mansione. Un esempio, se un operatore è iscritto alla facoltà di Medicina, non segue agli occhi di alcuni datori un percorso attinente al lavoro svolto. Per cui per lui sarà più complesso ottenere un permesso. Ma questa prassi è consueta anche per altre discipline come quelle umanistiche, che costituiscono la maggior parte delle materie studiate tra i salentini. Chi aspira a fare l’insegnante, alla pari di un medico, non avrà comunque vita facile”.Tommaso moscara-2

A innalzare il livello di difficoltà, nel marasma di anomalie contrattuali, ci si mette anche la tipologia di organizzazione. “Chi lavora su turni, avrà inevitabilmente disagi nella gestione dello studio, così come nei programmi della propria vita personale”, prosegue il portavoce della Cgil al quale, tolti i ragazzi che pretendono una rappresentanza sindacale nei call center, non si sono rivolti che sei, sette operatori nell’arco di altrettanti anni (una media di una vertenza all’anno, non di più, insomma). Nel Salento non ci sono aziende aperte anche di notte. I turni, un po’ ovunque, coprono una fascia oraria che va dalle 8 fino alle 22. Ulteriore problema: allo stress di un lavoro usurante come è quello su turni, si aggiunge la “ricattabilità” intrinseca al contratto. Si assiste sempre più spesso al fenomeno delle “20 ore” settimanali. Il più corto e maneggevole dei contratti che consente alla società di richiedere una continua elasticità (leggasi malleabilità, disponibilità, in alcuni casi sottomissione) da parte di un dipendente. In questo modo ci si trasforma in una sorta di “modulo” intercambiabile. Con un part time che non ha riferimenti di orario ben precisi, il lavoratore non avrà soltanto difficoltà nello studio, bensì si ritroverà preclusa anche la possibilità di una seconda fonte di reddito, come un part time presso un’altra attività. Di norma, lo spostamento di turno va comunicato con almeno un preavviso di 48 ore. E’ un continuo giocare a “Tetris” con i propri impegni e la vita lavorativa. Sposta qui, rimanda lì. “Farà sorridere, racconta Moscara della Cgil, ma uno dei gadget tra i più richiesti alla fine dell’anno è proprio il calendarietto da tavolo. Un accessorio ormai indispensabile nella vita di un operatore del call center”.

Per alcuni il problema non si pone, ma non tutti i lavoratori salentini si vedono il contratto rispettato (quelli che ce l’hanno), per cui i disagi non sono soltanto quelli legati agli orari, agli stipendi e alla gestione del proprio tempo. Ciò che emerge in maniera uniforme, tra gli oltre trenta tra ragazzi e ragazze intervistate nel Salento, è sempre quello spettro: l’assenza di empatia. Assenza di empatia a cui segue, inevitabilmente, un clima di lavoro inumano, in cui regna competitività, agonismo, continuo sospetto e, ancora più grave, la perenne minaccia che i coordinatori stagliano all’orizzonte: quella della perdita della commessa. Le figure “intermedie “ dei cosiddetti team leader o supervisor (che già nella loro anglofilia si presentano in tutta la loro freddezza), non sono percepite in maniera positiva. Non tutti, questo è ovvio. Ma tra gli operatori sentiti da LeccePrima e i casi segnalati al sindacalista del Cgil, un buon 80 per cento di queste figure non è ben visto dai lavoratori. Ad essere messa in discussione è la meritocrazia di queste “improvvise e veloci scalate all’interno dell’azienda”. “Non è possibile - racconta una ragazza di 23 anni, laureanda in Beni culturali, operatrice in uno dei call center regolari e funzionanti della provincia - che uno o una si ritrovi a fare il team leader alla mia età. Si è ancora inesperti, non si hanno abbastanza competenze per dirigere e motivare un gruppo. Come si diventa un supervisor? Nella maggior parte dei casi bisogna godere delle simpatie dei datori”, racconta.

Luca (nome di fantasia), ha quasi 36 anni e un diploma presso un istituto tecnico industriale del basso Salento. “Per noi del reparto vendita, il messaggio quotidiano è: Avanti, datevi da fare, se non raggiungeremo il budget perderemo la commessa del prossimo mese e poi tutti a casa”.  Datevi, appunto. Non “diamoci” da fare! Una pressione psicologica continua “Dove non ti viene mai detto un grazie”, dichiarano all’unisono. Serena ha 32 anni e una laurea triennale in materie umanistiche, sogna di fare la giornalista in un blog ambientale e per ora lavora in un call center. “Quando lavoravo come operatrice per le indagini di mercato, il clima era più disteso. Si percepiva il lavoro di squadra, perché tutti lavoravamo per lo stesso obiettivo. Da quando mi occupo delle vendite, per quanto le cose vadano bene, c’è la corsa a capitare nella lista “giusta” delle occasioni da proporre ai clienti, quella che consente di sottoscrivere un numero più alto di contratti telefonici. E’ chiaro che in questo modo scatti la guerra fra poveri”.

Sarà per via di queste continue tensioni dovute alla “produttività” se, oltre ai profitti, in alcuni luoghi di lavoro cresce a dismisura anche l’uso di psicofarmaci come tranquillanti e antidepressivi.  “Abbiamo assistito, negli ultimi tempi– aggiunge Moscara della Cgil- a vere e proprie “farmacie” accanto alle postazioni di alcuni call center. E’ stato registrato un aumento esponenziale di farmaci ansiolitici e all’insorgere di diversi tic nervosi dovuti alla pressione psicofisica dei dipendenti”. “Per non parlare di tutti quei miei colleghi – aggiunge un 29enne, sposato – che pur percependo stipendi bassi, si sono dovuti sobbarcare le spese di consulenze presso psicologi a causa dello stress e di questa continua, velata minaccia di perdere il lavoro se non si è abbastanza produttivi”. Una donna alla soglia dei 40 anni, sposata e madre, nata all’estero, si dichiara esterrefatta: “Figlia di migranti, per un periodo ho vissuto e studiato in Germania. Ho fatto dei lavori umili e mai avrei pensato di dover sottostare a regole rigidissime come quelle del lavoro di assistenza telefonica, pur stando nel 2017. Una telefonata non deve essere inferiore a tot. minuti, ma non deve neppure superare un altro tot. di minuti. A fine conversazione il cliente ha sempre più spesso un codice e si esprime con valutazioni che possono distruggerci in un attimo”.

Le stesse parole utilizzate da un 31enne che, per 35 ore settimanali, con un regolare contratto a tempo indeterminato, percepisce poco più di mille euro al mese. Centinaia di operatori coordinati da una ventina di team leader. “Non c’è umanità, te ne stai chiuso nella tua postazione che è già claustrofobica di suo. Sei costantemente cronometrato, ti fissano degli obiettivi non c’è il tempo neppure per una chiacchiera da scambiare col tuo collega. Se c’è un calo di traffico improvviso, di certo non puoi spostarti dalla tua postazione. Tutto dipende dal traffico: può incidere su un improvviso spostamento del turno. Un giorno alle 8, un altro giorno alle 10, non si hanno mai certezze. Inoltre, pur stando lì per otto ore, con regolare contratto, vorrei ricordare che non sono previsti benefit come buoni pasto o altro. C’ è un bar all’interno della struttura, ma ha prezzi del tutto normali”. “Lavorate, che qui stiamo messi male. Non è escluso che dovremo chiudere”. Questo è l’incentivo con cui siamo spronati a vendere. A dichiararlo è una ragazza che ha lavorato in ben quattro call center diversi della Puglia. Atteggiamento padronale, dovuto spesso a simpatie e antipatie personali, confermato anche in questa intervista.  “Da noi non lavorano soltanto persone di 20 anni o sui trenta come il sottoscritto. Ci sono anche padri di famiglia, in altri call center persino coppie di marito e moglie. Per un uomo di 50 anni, che magari ha perso il lavoro e ora si ritrova in un call center, sarà difficile sentirsi offendere, perché di questo parliamo, da un capogruppo di una ventina di anni. Ma non possiamo neppure prendercela con quest’ultimo: ma con chi l’ha piazzato lì, in quella mansione”.

Una situazione che aveva spiegato perfettamente il portavoce dell’organizzazione sindacale: “E’ vero che ci sono pochi Che Guevara in giro, quindi poche vertenze e denunce, ma è altrettanto vero che un padre di famiglia di mezza età, che magari dopo un percorso fatto di licenziamenti e cassa integrazione si ritrova a lavorare lì, che cosa può fare? Certo è che, nel settore vendite, più adulto è l’operatore e più avrà difficoltà a vendere un prodotto alla vecchietta di turno. Un 20enne ci riuscirà con maggiore facilità e non si porrà scrupoli”, aggiunge Moscara. “E’ come se si assistesse a un conflitto generazionale che resta tacito, inesploso”, conclude. La questione della sicurezza e della prevenzione sul luogo di lavoro non è da meno. Poltrone recenti ed ergonomiche. Scrivanie di una certa misura. Umidità pari a tot. Una temperatura interna che deve essere superiore di sei gradi a quella esterna. Un computer fisso da determinati pollici e una tastiera dalle dimensioni precise. Sono soltanto alcune delle norme previste dalla legge negli ambienti openspace dei call center e negli uffici in generale. Alcuni sono in regola e offrono uffici con ogni criterio e confort, ma nei cosiddetti “scantinati” le irregolarità sono ancora troppe. L’utilizzo del portatile, per esempio, non dovrebbe superare le due ore. Così come non è consetito utilizzare cellulari, neppure con auricolare. Controlli e ispezioni scarseggiano.

Mentre, per ciò che riguarda la pausa da videoterminale, l’anomalia è contenuta a monte, nel contratto nazionale: è vero che il lavoratore è tenuto a spostarsi dal monitor per un quarto d’ora ogni due ore (quasi tutti rispettano questa regola), ma il contratto non prevede che quel quarto d’ora si tramuti in una pausa sigaretta. In tanti lo fanno, col benestare dei datori. Ma da regolamento, quel quarto d’ora potrebbe potenzialmente servire per fare delle fotocopie, leggere una circolare interna o fare altro. “Oggi serve uno straordinario. Altrimenti poi non lamentarti se non ne fai più”. E, ancora: “Testa di cazzo”. Non capite un cazzo”, sono frasi che non si dovrebbero mai pronunciare sui luoghi di lavoro, ma in alcuni call center i lavoratori giurano che si tratti della quotidianità.  “Lavoro in un call center da quattro anni e faccio bene il mio lavoro”, spiega Federico (anche questo è un nome del tutto inventato). “Ho sempre saputo di dover vendere bene per far quadrare i conti all’azienda. Se guadagni un fisso di 400 euro al massimo, ma non vendi contratti per una cifra che non superi quei 400 euro, per l’azienda significa che sei in perdita. In quel caso si va a casa e si attende un’altra commessa. Attendendo un mese, magari anche più”. In Italia non esiste una legge chiara sui committenti. E’ praticamente consentito fare giochi al ribasso del tipo: io call center acquisisco una commessa che prevede il costo di un dipendente da 5 euro. Ma, magari, quei soldi non ce li ho. Che cosa fare, allora? Semplicemente, pur di acquisire la commessa, ammortizzerò quel costo all’ora facendo lavorare di più il dipendente. Oppure, gli garantiranno un forfait a fine mese a mo’ di compensazione.

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Commenti (40)

  • ben detto Mario

  • Ognuno fa il lavoro che vuole. Se scelgono i call center devono accettarne le conseguenza

    • Commento no comment. Come se avessero scelta. Vorrebbero tutti fare altro ma purtroppo non c'è opportunità e allora vai con quello schifo. Collega il cervello ogni tanto

    • e tu che lavoro ti sei scelto? Il commentatore di banalità?

  • Generazione di mollaccioni viziati. Ogni lavoro a i suoi stress altrimenti perché ci pagano a fare? Questi vorrebbero lavorare un ora al giorno per duemila euro al mese. .....ma mi faccia il piacere!!!

    • Concordo. Basta che fanno selfie e se ne vanno in giro per locali a fare i fashon. Ringraziate che qualcuno vi assume.

  • tutto vero purtroppo, ho svolto davvero tanti lavori nella mia vita e ho fatto anche questo e fortunatamente ne sono uscito (ci tengo a precisare che ho lavorato anche nei cantieri facendo dei lavori fisicamente pesanti) ma questo è uno dei più pesanti e logoranti con ambienti lavorativi pessimi, ti logora dentro, ti annienta psicologicamente e fisicamente di conseguenza, ne risente l'udito, la vista, la schiena ma specialmente il cervello. Ricatti a non finire, questi team leader che si sentono come degli SS, per loro sei un numero, insulti e minacce da parte loro e da parte dei clienti incavolati per le politiche di queste multinazionali senza pietà che credono solo al dio denaro.Ritmi senza sosta, urla continue (forza, i tempi, i tempi, i tempi, i tempi!!!) Cucciolo Daniele, tu non resisteresti nemmeno un giorno là dentro probabilmente come tutti quelli che hanno criticato questa categoria di Lavoratori oppure hai fatto domanda e non ti hanno assunto? o magari scommetto che sei uno di quelli che chiama la domenica mattina perchè gli manca un centesimo sul credito del cellulare? "Signor" Francesco i suoi cartoni da 15 Kg c'è gente di 2 metri che lavora nei call center che li alzerebbe con un dito.

  • Secondo me questo sindacalista che ha fatto queste dichiarazioni nn ha mai lavorato in vita sua o viene da un altro pianeta.Parlo in base all'azienda dove lavoro io,i team leader sn esseri umani e nn mostri con pregi e difetti,qlc sarà anche entrato nn x merito,ma lo stesso vale x noi operatori,abbiamo 13 mensilità e premio di rendimento,gli obiettivi ci sn in ogni lavoro,e l'azienda è precisa e puntuale bei pagamenti,tt cose normali ma che purtroppo nn sempre si trovano nel lavoro,anzi.Come alcuni di voi hanno detto,ci sn lavori decisamente "peggiori",o call center dove accadono le cose scritte,ma a Comdata no,riferite al signore venuto da Marte di lavorare che è meglio...

  • Avatar anonimo di Socialista Nazionale Popolare
    Socialista Nazionale Popolare

    schiavi? Io penso che chi continua a sentirsi 'libero' è come colui che non trova l'ago nella paglia e non si accorge della trave nel

  • Ma quante sciocchezze ho letto...Costretti a lavorare senza sentirsi dire grazie?? Pressioni continue??? 35 ore settimanali per poco più di mille euro mensili???. Hanno fatto carte false per farsi assumere da questi call center , perché fino a poco tempo fa ( e forse anche ora), erano le uniche aziende in grado di garantire un salario... ed ora? Si stressano...Ma sapete cosa vuol dire lavorare? Avete mai lavorato? Abbiate il buon senso ed il buon gusto di smetterla, per rispetto di chi ogni giorno suda e combatte senza farsi venire tic o senza assumere psicofarmaci!

  • Io ho lavorato nel call center per tanto tempo addirittura dall'anno di apertura della Transcom. Ho lavorato in ogni dove, dalle vendite all'assistenza fissi,cellulare, ditte di acqua, tv, tutto. Ho 42, sicuramente è un lavoro "duro" per via della flessibilità. Ma prendere MILLE EURO SENZA CONTARE GLI STRAORDINARI AD OGGI, per rispondere al telefono, o fare assistenza, e sentirti team leader, che alla fine sono molti raccomandati e dopo 10 gg non li ascolti manco,SONO REGALATI!!! SONO UNA MANNA DAL CIELO! Tornato dalle mie 40 ore settimanali, guardando la busta paga felice dicevo " MA DAVVERO MI DANNO TANTI SOLDI PER FARE UN LAVORO DEL GENERE"??? Ora a 42 anni sono disoccupato, e come vedete dalle interviste, non ti prendono nemmeno al call center dopo i 40 anni. BENE, DAREI ORO PER TORNARE ALLA COMDATA a Prendere 1000 euro circa per fare un lavoro che, dopo 6 mesi, diventa talmente automatico da non dare il minimo problema. Per poi "chiudere baracca" dopo le 8 ore al giorno, con giorni in cui si lavora solo QUATTRO ORE ,e turni con il giorno libero, SENZA LA MINIMA RESPONSABILITA'. Cioè chiudi baracca, e non devi pensare ai conti, al negozio che va male, ai fornitori DA PAGARE. MAGARI IL SIGNORE MI FACESSERO LAVORARE AL CALL CENTER a prendere soldi per non fare nulla ! MAGARI. E' questa gente ha il coraggio di LAMENTARSI??? ma VERAMENTE? gente che non ha fatto 30 anni si lamenta per i TURNI E LA STANCHEZZA? ma fatemi il piacere, sono vergognosi questi discorsi, ALMENO VOI il lavoro ce lo avete! Capisco i venditori, quelli sono davvero trattati una pezza e seriamente è lavoro che ti deprime. Ma chi fa assistenza, numero verde chi fa INBOUND STA DI PAPA! Ce ne sono a bizzeffe, che hanno inbound a tempo INDETERMINATO grazie alle raccomandazioni a Lecce, e lo sappiamo benissimo, non fanno NULLA tutto il giorno. STa gente si lamenta???? Capisco chi fa outbound, a cui consiglio di cercare di cambiare perchè non porta a nulla, ma chi fa INBOUND (riceve chiamate), non ha alcun diritto di dire una parola. MAGARI lo avessi io quel lavoro, finite le 40 ore, nessuna preoccupazione, 8 euro l'ora per non fare nulla di pesante. SE NON VI PIACE VI LASCIO IL MIO NUMERO, ci scambiamo di ruolo SUBITO, anche adesso anche la domenica a qualsiasi orario lavoro IO AL POSTO VOSTRO. Ma guarda che si deve sentire guarda. Ma son d'accordo con chi dice, ma andate a fare i muratori, i piastrellisti, andate in campagna alle 5-4 di mattina poi vedete come CORRETE ai vostri posti. E non al bar del dopolavoro dove vi vedo buttati io tutto il giorno. Assurdo che gente sotto i TRENTA ANNI faccia discorsi del genere. Capisco il rispetto dei contratti e i sindacati, ma sta gente guarda solo l'orticello proprio, e se ne frega degli altri salvo lamentarsi. MA MAGARI POTESSI LAVORARE AL CALL CENTER, lasciatelo a me quel lavoro lo faccio io a qualsiasi ora del giorno, e anche la domenica.

  • Sono gli amari frutti di quella globalizzazione che i nostri governanti considerano inarrestabile e irreversibile. Spero invece che finisca presto il loro tempo e al governo succedano persone più capaci e che sappiano fronteggiare questa "rivoluzione sociale ed economica" alla rovescia, perchè a differenza di tutte le altre che l'hanno preceduta, questa ha stoppato lo sviluppo dell'uomo e anzi lo ha fatto ritornare indietro di decenni. Chi si arricchisce con il sangue di questi ragazzi? I potentati economici che prima investivano in fabbriche e sviluppo tecnologico e che adesso investono...o speculano in servizi. Molto più sicuri e redditizi dell'imprenditoria industriale e con incrementi dei guadagni assicurati annualmente da contratti a loro favorevoli. Ogni anno aumentalo le tariffe di acqua, luce, gas, ferrovie, autostrade, telefonia, ECC. Ben oltre il misero tasso di inflazione che una crisi stagnante produce. Stranamente i politici non fanno nulla per evitare questi salassi e a pagare siamo solo noi è sempre noi, come consumatori e come lavoratori precari.

    • Avatar anonimo di Socialista Nazionale Popolare
      Socialista Nazionale Popolare

      i popoli sono masse amorfe, ma quando in casa manca il pane escono dal letargo e ragionano. E ricercano i colpevoli di tutto il caos creato nel mondo. E allora per gli 'elementi inter nazionali' sarà come essere violentati da un treno

  • Avatar anonimo di Brigante Napolitano
    Brigante Napolitano

    insomma il problema sono i richiedenti asilo politico...quanti ancora ne devono arrivare? Tanto il lavoro a condizioni favorevoli c'è, le case pure, il sistema è democratico e garantisce i diritti umani e sociali. E chi lavora può benissimo soccorrerli con le tasse che paga. Qual'è il problema?

  • Ma in italia nulla va bene...mo è la volta dei call center...io dico a questi desperados di giovani...lo avete voluto? Ve lo tenete se nn vi va bene...a casa. Le regole le fa il datore di lavoro se ti stanno bene ok senno..a casa...Sti sindacalisti che mettono sempre lo zampino...ma a casa vostra viene qualcuno a dirvi cosa va o cosa nn va bene..? Tra un po vedrete anche i call center chiuderanno e ci saranno i soliti che a vita romperanno le palle perche vogliono per dirttto acquisito mantenere il posto. Come quelli della strada 275....uguali

    • le regole le fa la legge.

    • Le regole le fa il datore di lavoro un paio di...! Ma dice seriamente? È proprio per questo che noi non andremo mai avanti! Il datore di lavoro non è il padreterno! Il datore di lavoro deve rispettare le leggi che rispettano tutti! Guardi che fare il datore di lavoro sulle spalle degli altri riesce a tutti, farlo rispettando le persone e soprattutto le leggi, è un po' più difficile. Perciò, caro datore di lavoro, se non è in grado di richiedere lavoro onestamente (perché, badi bene, lei il lavoro lo richiede, non lo offre), se ne stia lei a casa, anziché mascherare la sua inabilità con presunta furbizia, addossando colpe inesistenti a questi 'giovani fannulloni'.

      • Caro lei le regole non sono le leggi... Se lei viene a lavorare nella MIA azienda e viene in pantaloncini quando io le dico che invece deve mettere i pantaloni lunghi...alla prima occasione la sbatto fuori dalla MIA azienda...ce bisogno di altre spiegazioni?

      • Avatar anonimo di Socialista Nazionale Popolare
        Socialista Nazionale Popolare

        concordo. Anche se la mancanza di determinazionismo crea insicurezza e l'insicurezza porta ad annullare l'anima ed a spersonalizzare l'individuo. Abbattimento delle classi sociali, tutte; e rivitalizzazione delle risorse umane priorità assoluta come forma di rispetto per la persona e non per il mestiere che fa. Che sia manovale o dirigente

        • Si concordo...ma la storia che chi da lavoro deve sempre sottostare ai personalismi dell'individuo deve terminare. Io ti assumo e nei limiti del contratto delle ore e delle tue competenze posso chiedere e pretendere determinate prestazioni o risultati...se questo l'impiegato non lo garantisce io ne cerco e trovo un'altro al posto suo. È questa la differenza che poi tutti, una volta assunti, cominciano a piagnucolare. Se ti sta bene ok sennò a casa.

    • Avatar anonimo di Brigante Napolitano
      Brigante Napolitano

      lei raffigura appieno la democrazia anglosassone

  • Avatar di giu
    giu

    Il problema sta nei contratti, non esiste un contratto specifico, regole sui turni (non intercambiabili se non per un tot percento), regole sui buoni pasto se superate tot ore, regole sui tempi senza minacce, contributi, tfr e ferie proporzionali alle ore lavorate e non sulle 4 ore da contratto (gli straordinari dopo le 20 ore settimanali sino alle 40 dovrebbero essere considerati come ore normali e quindi far media nel tfr, contributi e tasse)

    • contratto nazionale delle telecomunicazioni, e mi dici che non esistono regole? mi sembra strano. Comunque non è una situazione dei call center, ci sono professioni piu importanti e specializzate che hanno problemi ancora peggiori. Io ho problemi ora, ho lavorato una vita nei call center, se mi dessero quei 700-1000 euro, per le 40 ore e quando esci nessun pensiero, MA TUTTA LA VITA accetterei.

  • Report precisissimo

  • La Cgil perché non si domanda chi ha firmato gli accordi...protesta sempre ma poi firma tutto...come il caso della manifattura a Lecce...doveva alzare barricate ma poi ha firmato la riconversione...coerenza perfavore

  • Nuova schiavitù.

    • si se fai le telefonate. in inbound alla Comdata io facevo 40 ore settimanali, con qualche straordinario, non obbligato sia chiaro. arrivavo a MILLE EURO per meno di 40 ore settimanali, in cui un giorno ne lavoravo 4 e avevo anche il giorno libero. Per fare cosa? rispondere al telefono agli "ritardati informatici", che non sapevano mettere il filo giallo nella presa gialla del modem. MILLE EURO per non fare una cippa in pratica, a me sembra un affare, visto che ci entrano i raccomandati, mi sa che è proprio un BELL AFFARE- adesso per fare 1000 euro mi devo fare un mazzo quanto una casa, per il triplo delle ora e 9 su 10 non arrivo manco a 600 al mese. SCHIAVITU'???? se sei un venditore si, ma se lavori inbound, ma schiavo TUTTA LA VITA magari a poterci tornare. Finito di lavorare ,ZERO PENSIERI. MA altro che schiavi!

  • dai su, questi giovani di oggi si lamentano di tutto, guardate i vostri nonni quanto lavoro facevano un tempo è non si lamentavano mai, anzi tutt'ora non sanno stare fermi, nonostante avranno anche dei problemi, in ogni lavoro ci sono i pro è i contro!!!

    • Vada lei a lavorare in quelle condizioni. Forse non è chiaro che le condizioni di oggi nella mancanza di prospettiva futura, soprattutto, sono peggiori rispetto al passato

      • Avatar anonimo di Socialista Nazionale Popolare
        Socialista Nazionale Popolare

        quindi chi oggi non col 'labora' con il sistema produttivo non è un implicito sabotatore, ma uno scioperante cronico. E dissidente ...

      • io non se sei un venditore. Ma se lavori inbound e ti stai lamentando delle condizioni, è vergognoso sentirlo. Perchè significa che non hai mai lavorato DAVVERO IN CONDIZIONI DI SCHIFO. Io SI! ho lavorato tutta la vita nei call center, e quando ne sono uscito ancora oggi a 42 anni, SPERO di poterci tornare alla comdata. Mille euro per non fare una mazza per meno di 40 ore lavorative, in ambienti adeguati, con la mensa di fronte e la palestra di fronte. Con il parcheggio, con stanze illuminate e riscaldate A NORMA. Tu il lavoro pessimo, quello da SCHIFO da schiavo, non lo hai mai visto. Per la prospettiva FUTURA, non te la deve dare un call center, che non ti qualifica una virgola quando ci lavori. La prospettiva futura te la devi dare TE SPECIALIZZANDOTI AL DI FUORI DEL CALL CENTER, non è che le cose tue le devono fare gli altri eh!. PEGGIORI RISPETTO AL PASSATO? io lavoravo nei primi call center PRIMA DELLA TRANSCOM, e li o fatti e visti tutti, da allora a qualche anno fa. Sono un operatore senior con MONTAGNE di ore di lavoro alle spalle. E ti dico che tu i VERI call center schifosi, non li hai mai visti. te lo garantisco io . ora è ORO PURO.

      • Guarda io lavoro è prendo cartoni dai 15 kg al max di 60 kg tutti i giorni, è non mi lamento, se vuoi lavorare caro mio, lavori cmq se poi ci saranno dei miglioramenti benvenga, è rimango del mio parere che questi giovani di oggi non si vogliono adeguare, vogliono guadagnare soldi facili, mia mamma mi diceva : o te mangi sta minestra o te futti te la finestra, i detti non sbagliano mai...

        • Avatar anonimo di Socialista Nazionale Popolare
          Socialista Nazionale Popolare

          bravo ! E' di questa rassegnazione totale che vanno cercando i conquistatori del mondo

      • Non sono obbligati. E comunque ci sono tanti campi da coltivare se voglio cambiare lavoro

        • Non sono obbligati a far che? A lavorare? Fortunato lei se ha questo lusso. I campi da coltivare ci saranno pure, ma dubito che nella società di oggi si possa progredire coltivando campi come si faceva 50 anni fa, ritenendo comunque l'agricoltura ancora essenziale. Il cancro di questo Paese (e del Sud in particolare) è proprio questo: bisogna starsene zitti e ringraziare. Il giorno in cui si capirà che il datore di lavoro non è un benefattore (è solo un cliente, lui paga per avere i nostra manodopera, intellettuale o manuale), magari faremmo tutti un mezzo passo in avanti. Fino a quel momento, continuiamo a farci passare tutto, perché i nostri nonni subivano di peggio, perché dobbiamo sempre ringraziare di avere un lavoro, perché se non siamo noi ci sarà la fila dietro, perché tutto sommato viviamo ancora nell'era dei 'Don'.

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