Morì nell'impatto: da una possibile archiviazione al rinvio a giudizio

Sandro Sabella, di Galatina, morì a 39 anni dopo l'impatto fra la sua auto e un Ducato. Un processo per stabilire la verità

LECCE – La Procura aveva chiesto l’archiviazione, ma la famiglia si era opposta tramite i propri legali e il giudice per le indagini preliminari, Edoardo D’Ambrosio, aveva stabilito che si dovesse proseguire nelle indagini con la nomina di una consulenza tecnica d’ufficio che fosse in grado di ricostruire meglio tutta la dinamica e stabilire se la morte fosse avvenuta dopo il primo impatto. E ora, dopo quel corollario d’inchiesta, una vicenda che sembrava destinata, almeno in un primo momento, a una chiusura senza responsabili, si riapre all’improvviso.

Per la morte di Sandro Sabella, avvenuta a Galatina il 17 novembre del 2016 (aveva 39 anni), infatti, è stato rinviato a giudizio Fabio Giuseppe Barbato, operaio 29enne, anch’egli galatinese. Il decreto porta la firma del giudice per le udienze preliminari Michele Toriello.

Entrambi oltre i limiti

L’uomo risponde di omicidio stradale, anche se, stando agli atti, come conseguenza non esclusiva della sua condotta. Entrambi i conducenti, infatti, avrebbero proceduto a una velocità superiore, rispetto a quella prevista nel tratto di strada dove avvenne l’impatto (limite massimo: 50 chilometri orari). Questo, almeno, stando a quanto rilevato dalla polizia stradale del distaccamento di Maglie, che, all’epoca, procedette con i primi rilievi.

Quel giorno, di certo, Barbato era alla guida di un autocarro Fiat Ducato, mentre Sabella conduceva una Lancia Musa. L’incidente si verificò sulla strada provinciale 18, nei pressi di Collemeto. Si stimò che nel punto dello scontro il Ducato sarebbe arrivato a velocità stimata fra 81 e 86 chilometri orari (peraltro, la visibilità era limitata, trattandosi di curva con intorno edifici), urtando con la portiera destra il tettuccio della Musa, che, provenendo dalla direzione opposta, avrebbe raggiunto a sua volta una velocità fra 106 e 108 chilometri orari.

Un processo per conoscere la verità

Perso il controllo dell’autovettura, questa si sarebbe spostata bruscamente, andando a sbattere contro un muretto di pietra, ribaltandosi sul lato destro e invadendo la corsia di marcia dell’autocarro. Questo, a grandi linee, quanto avvenuto secondo la polizia stradale. A questa ricostruzione, si sono aggiunte anche le relazioni della consulenza tecnica medico-legale e cinematica affidate dalla Procura al medico legale Alberto Tortorella e all’ingegner Durante e le controdeduzioni, nell’interesse delle persone offese, del perito assicurativo Cristiano Scardino.

Barbato è difeso dall’avvocato Antonio Malerba, le parti civili si sono costituite con gli avvocati Cinzia Stefanizzi e Vanessa Mengoli. Responsabile civile è la società assicurativa Generali Italia spa, rappresentata dall’avvocato Salvatore Carbone. Il processo si aprirà con la prima udienza il prossimo 5 maggio davanti al giudice monocratico della Prima sezione penale, Giovanna Piazzalunga. Sarà un processo, dunque, a stabilire le effettive responsabilità in questa vicenda. 

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