Dalle intimidazioni allo spaccio di stupefacenti, scatta l'operazione "Vele"

Sedici gli arrestati. Fra questi, i fratelli Massimiliano e Gianfranco Elia e Saulle Politi. Una parte del traffico di droga gestito da soggetti legati a sodali storici

LECCE - Fari accesi nella notte sulla criminalità organizzata salentina. E a venire allo scoperto sono clan che hanno fatto la storia della Scu leccese, quelli facenti capo a Pasquale Briganti e a Cristian Pepe. Sì, perché quando il 18 novembre 2014 i boss sono finiti dietro le sbarre con l’operazione Eclissi, ci avrebbero pensato i loro referenti sul territorio a gestire fiumi di droga di ogni genere, cocaina, eroina, marijuana, hashish, e persino ovuli in città. Stiamo parlando dei fratelli Massimiliano, di 42 anni, e Gianfranco Elia, di 46, e di Cristian Cito, di 29 anni.

A permettere agli inquirenti di puntare i fari nella direzione giusta, sono state le indagini per risalire agli artefici degli atti intimidatori subiti dai familiari del collaboratore di giustizia Gioele Greco. Fondamentali sono state poi le intercettazioni telefoniche e ambientali, ma anche l’attività investigativa condotta col metodo tradizionale (servizi di osservazione, appostamenti e pedinamenti). Sono centinaia gli episodi di spaccio accertati dagli agenti della squadra mobile di Lecce, tra il 2015 e il 2016, in particolare nel quartiere “Le Vele”, dal quale prende il nome l’operazione che ha portato a 16 arresti. A rafforzare il quadro accusatorio sono state le dichiarazioni di un secondo collaboratore Angelo Corrado che “schiacciato” dai debiti di droga, come quello di 45mila euro maturato con il clan di Monteroni, decise di cambiare rotta.

Video | Le intercettazioni: "Ti diamo quello che vuoi, ho anche ovuli"

Stando all’analisi del questore di Lecce Leopoldo Laricchia, i mancati pagamenti  potevano costituire un elemento di conflitto tra gruppi, che di fatto avevano stipulato un “patto di non belligeranza” e si aiutavano al bisogno rifornendosi di stupefacente. Tant’è che, proprio per paura di contrasti, una parte del debito di Corrado se la sarebbero “accollata” gli stessi pusher.

Sono in tutto 49 gli indagati, a vario titolo per associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, nell’inchiesta coordinata dal procuratore della Dda (Direzione distrettuale antimafia) Guglielmo Cataldi.

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In 16 sono stati colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip (giudice per le indagini preliminari) Simona Panzera ed eseguita dai poliziotti della Squadra mobile, in collaborazione con i colleghi di Ravenna, e dei Reparti prevenzione Crimine di Lecce, Potenza e Pescara e del Reparto volo di Bari: Cristian Cito, 29enne di Lecce; Massimiliano Elia, 42enne di Lecce; Gianfranco Elia, 46enne di Lecce; Giampiero Alula, 40enne nativo di San Pietro Vernotico; Antonio Balloi, 71enne originario di Nuoro; Cesario Filippo, 40enne nativo di San Pietro Vernotico; Luca Pacentrilli, 29enne di Lecce; Antonio Restia, 53enne di Lecce; Oronzo Russo, 31enne di Lecce; Andrea Bisconti, 37enne di Lecce;  Danilo De Tommasi, 29enne di Lecce; Rodolfo Franco, 61enne di San Cesario di Lecce; Andrea Podo, 23enne di Lecce; Diego Podo, 33enne di Lecce; Saulle Politi, 45enne di nato Monteroni di Lecce (fra i nomi di spicco, già coinvolto in altre, importanti operazioni); Gabriele Tarantino, 39enne nativo di Campi Salentina.

Video | Fra nuove leve e legami con i clan storici: parla il questore

Gli elementi avrebbero dimostrato come il gruppo facente capo al clan Briganti-Pepe avesse raggiunto nel territorio leccese, approfittando anche dello stato di detenzione delle figure di riferimento dei clan della Scu, una relativa autonomia  criminale mantenendo peraltro rapporti trasversali con personaggi di spicco nel pamorama malavitoso locale, come Saulle Politi Saulle e Antonio Balloi, i quali, in più occasioni, si sarebbero posti da intermediari nella vendita di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente.

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Commenti (6)

  • Le attenuanti e gli sconti di pena sono da ABOLIRE

  • il solito polverone all'italiana. sicuramente tra qualche giorno saranno tutti fuori dal carcere felici e contenti a spacciare nuovamente.

  • caro consigliere, nemmeno nella foto l'han fatta mettere davanti, bensì è nascosto perfino dai ragazzini. si faccia due domande, a cosa è servito, e a cosa servirà la sua presenza negli anni che verranno. buona vita

  • La conclusione delle indagini sui parlamentari consumatori a quando?

  • però prima i grandi politici .....sn loro la mafia

  • Pena di morte per i mafiosi ,solo cosi possiamo liberarci dalla mafia.

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