Ulivi secchi in fiamme, fino a 60 chiamate al giorno ai vigili del fuoco leccesi

Sul fenomeno, denunciato da LeccePrima in due articoli, prende posizione Coldiretti: "Tempi biblici per espianti e reimpianti"

LECCE – L’avevamo scritto in due articoli, uno alla fine di giugno, l’altro all’inizio di questo mese, invitando le istituzioni ad approfondire il caso. Perché quello degli ulivi in fiamme è davvero il fenomeno del momento. Un problema che va ad alimentare la già scottante (e atavica) emergenza degli incendi estivi. Oggi è Coldiretti di Puglia a prendere posizione e a fornire anche un po’ di numeri: a partire da maggio, spiegano dall’associazione che raggruppa gli agricoltori, presso la sala operativa dei vigili del fuoco di Lecce, arrivano quotidianamente fino a sessanta chiamate per avvisare di incendi divampati nei campi abbandonati, dove vi sono alberi secchi, assassinati dalla xylella fastidiosa.

E, a tale proposito, Coldiretti  denuncia i tempi biblici della burocrazia negli espianti e nei reimpianti. “E’ una vergogna che centinaia di campi abbandonati per l’impossibilità di espiantare e reimpiantare stiano andando in fumo, a causa della burocrazia lumaca. Il paesaggio lunare del Salento, dove campeggiano ulivi ormai morti da anni, si sta trasformando nel girone dantesco dell’inferno, dove le fiamme divampano per colpa dell’abbandono in cui versano i campi pieni di sterpaglie e infestanti secche, riducendo gli ulivi in torce gigantesche”, denuncia Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

a507726a-a628-4111-97e0-10b69c7ec395-2“Gli agricoltori chiedono da anni interventi decisi per espiantare, reimpiantare e far rinascere le aree colpite, dopo anni di annunci, promesse, rimpalli di responsabilità e la mancanza di impegni concreti – insiste Muraglia - per la ricostituzione del patrimonio olivicolo distrutto, mentre non sanno come comportarsi per realizzare nuovi impianti resistenti e tornare a lavorare e produrre”.

“E’ impensabile – prosegue - che, ottenuto il Decreto emergenze che consente gli espianti, ora sia la volta di cavilli burocratici che impediscono il reimpianto. A distanza di sei anni dal primo ulivo infetto su cui è stata conclamata la presenza della malattia, gli agricoltori salentini sono ancora ingabbiati e abbandonati al loro destino e ogni giorno al danno si aggiunge un’altra beffa”.

“Già l’11 giugno scorso abbiamo posto al presidente Michele Emiliano il problema di preoccupanti interpretazioni del Decreto emergenze sui reimpianti che imbriglierebbero per l'ennesima volta le aziende agricole che vogliono solo ripartire e riavere un futuro imprenditoriale. Chiediamo che la delibera per superare questo ennesimo grave inghippo burocratico sia portata immediatamente in Giunta regionale, così come promesso da Emiliano durante quell’incontro”, conclude il presidente Muraglia.

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