Colpito a 5 anni da meningite: per il piccolo potrebbe essere accertata la morte cerebrale

Le condizioni del bimbo giunto al “Vito Fazzi” in coma, a causa del batterio Streptococcus pneumoniae, non lasciano ben sperare. Se la situazione dovesse essere stabile, il reparto di Rianimazione avvierà il monitoraggio di sei ore, al termine del quale, se i parametri dovessero restare invariati, scatterà la dichiarazione di morte cerebrale

L'ospedae "Vito Fazzi" di Lecce

LECCE   - Si affievoliscono le speranze per la famiglia leccese, residente a Carmiano che, nelle ultime 48 ore, si è ritrovata con un bimbo di soli cinque anni in coma. Ora si attende un miracolo. Il piccolo è finito nel reparto di Rianimazione dell’ospedale “Vito Fazzi”, a seguito di un presunto caso di meningite. Da quanto si apprende dall’associazione “Salute Salento”, vicina agli ambienti sanitari, per il piccolo paziente non è escluso che, nelle prossime ore, possa essere attivata la procedura di "morte cerebrale", qualora non la situazione clinica dovesse restare stabile.

Le sue condizioni, gravi sin dall’arrivo in pronto soccorso, sono sempre molto gravi a causa del batterio  Streptococcus pneumoniae, che gli ha procurato un’otite e febbre con temperature elevate. Il bimbo ha trascorso la notte in coma profondo e questa mattina i rianimatori hanno fatto sapere che non si attendono grosse novità. Dalla cartella clinica sarebbe emerso che il bambino, appena 20 giorni addietro, aveva avuto una mononucleosi:  malattia infettiva dello stesso ceppo della varicella, curata dal medico di famiglia, che avrebbe debilitato l’organismo e ridotto le difese immunitarie.

“Il bambino, secondo me, non tornerà più indietro». E’ quanto ha dichiarato Carmelo Catanese, responsabile  del reparto di Rianimazione. “In questa fase – aggiunge - non possiamo fare nulla. Dobbiamo solo attendere. E date le condizioni di coma profondo probabilmente avvieremo le procedure di osservazione di “morte cerebrale”. La procedura, qualora dovesse essere attivata, consiste nell’osservare le funzioni dell’elettroencefalogramma per sei ore. 

Se alla fine di questo lasso di tempo tutti i parametri e le funzioni coincidono con la fase di inizio, la commissione dichiara lo stato di “morte cerebrale”. A quel punto, fa sapere il primario,  si aprono due possibilità: o si stacca il paziente dalle macchine, così come previsto dalle legge, oppure, in caso di espressa volontà di donazione di organi, si attiva la macchina per i prelievi.  “La commissione viene nominata all’istante dalla direzione sanitaria – precisa il dottore Catanese – Anche di notte. Ed è composta da un rianimatore, un anatomo-patologo e un neurologo. Durante le sei ore di “osservazione” si fanno una serie di accertamenti e prove”.

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