Porto Badisco, stop al ristorante. "E i luoghi tornino com'erano prima"

Il Tar respinge il ricorso de "L'approdo di Enea" e dà ragione al Comune di Otranto, che ha disposto revoca dell’agibilità, ritiro della licenza commerciale e ripristino dei luoghi. E ora ci sono novanta giorni di tempo

Porto Badisco, vista del ristorante sulla baia.

OTRANTO – In principio era un semplice chiosco. Nel tempo, si è trasformata in una vera e propria struttura a servizio della balneazione, con ristorante fisso. A ridosso del costone roccioso e senza autorizzazioni, nella baia di Porto Badisco. Semplicemente, uno dei luoghi da cartolina del Salento, fra i più conosciuti in assoluto.

Anche perché vuole il mito che qui sia approdato Enea. E proprio dall’epico viaggio dell’eroe fuggito da Troia e protagonista del racconto virgiliano, prende il nome il ristorante “L’approdo di Enea”. Finito sotto la doppia lente della giustizia: penale da un lato, amministrativa dall’altro. E mentre si attende l’esito del processo in primo grado, c’è già un pronunciamento della prima sezione del Tar di Lecce (presidente ed estensore Ettore Manca). Il quale mette nero su bianco come si possa ritenere legittimo l’operato del Comune di Otranto, che ha impartito l’ordine di demolire le opere abusive, ritirandole autorizzazioni commerciali.

Ricorso respinto: stop all'attività

Con la sentenza, emessa ieri, è stato quindi rigettato il ricorso proposto dai proprietari del ristorante contro l’ordine di ripristino (conseguenza diretta dell’accertamento delle opere abusive realizzate sulla struttura), la revoca dell’agibilità e il ritiro della licenza commerciale.

L’Ufficio tecnico comunale ha contestato come progressivamente il manufatto abbia assunto una configurazione ben diversa rispetto a quella consentita. Con ampliamenti non autorizzati del bar a ridosso del costone roccioso e installazione di pavimentazioni in piastrelle, strutture in muratura, chiusure con infissi di spazi esterni. La proprietà – dopo un sequestro disposto dalla Procura nell’ottobre scorso –, per la verità, ha provveduto a rimuovere una parte delle opere prive di titolo, impugnando, tuttavia, davanti alla giustizia amministrativa, l’ordinanza comunale riguardante le ulteriori contestazioni incentrate sulla definitiva trasformazione della struttura rispetto a quanto autorizzato con il permesso di costruire del marzo del 2000 e dell’autorizzazione paesaggistica della Soprintendenza.

In particolare, i ricorrenti, che si sono opposti con l'avvocato Angelo Vantaggiato, sostenevano che il rilascio dei certificati di agibilità stagionali e le Scia commerciali avessero legittimato nel tempo l’attuale conformazione del ristorante e la sostituzione dei materiali leggeri utilizzati in origine. Si è opposto il Comune, davanti a questa tesi, e il Tar ha effettivamente evidenziato che nella circostanza risulta decisivo, al di là delle autorizzazioni di tipo annonario, il fatto che le opere siano state costruite con caratteristiche tali da renderle del tutto stabili e, pertanto, contrarie alle specifiche prescrizioni di Soprintendenza e Comune.

Ora ripristinare i luoghi

“Appare significativa – spiega l’avvocato Antonio Quinto, che rappresentava il Comune di Otranto nella vicenda – la statuizione della Corte salentina secondo cui le caratteristiche tecniche delle opere assentite devono sempre essere conformi ai titoli edilizi rilasciati e ai presupposti pareri, non rilevando invece, le successive autorizzazioni di agibilità, prive di qualsivoglia funzione, per così dire, costitutiva”. Ricorso definitivamente respinto, insomma, e conferma dell’immediata cessazione dell’attività. I proprietari ora hanno un termine di novanta giorni per il ripristino dello stato dei luoghi.

Il parallelo processo penale

Tutto questo mentre, in via parallela, è in corso davanti al Tribunale di Lecce un procedimento penale che vede coinvolti i titolari dell'attività e i funzionari dell’Ufficio tecnico comunale che hanno rilasciato negli anni, dal 2000 a oggi, i certificati di agibilità stagionali sulla base delle opere assentite. La sentenza della Seconda sezione penale è attesa per novembre.

Imputati, per abuso d’ufficio e falsità commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici, sono: Salvatore Fruni, 71 anni, di Minervino di Lecce, titolare dell’omonima ditta che ha gestito il bar-ristorante fino al 2009 e che in seguito lo ha concesso in locazione come ramo d’azienda; il figlio Luigi, di 33 anni, di Porto Badisco, gestore del bar-ristorante dal 2009 attraverso la società “L’Approdo di Enea”; il geometra Giuseppe Tondo, 65 anni, del posto, e l’ingegnere Emanuele Maria Maggiulli, di Muro Leccese, nelle vesti di responsabili dell’ufficio tecnico del Comune di Otranto.

* Doverosa integrazione: il locale per il momento è regolarmente in attività e lo sarà fino al 30 settembre.

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