Processo sulla morte del politico Benincasa, assolte le due imputate

Sentenza di assoluzione piena, perché il fatto non sussiste, nella vicenda giudiziaria legata alla scomparsa del politico salentino

LECCE – Si è chiuso con due assoluzioni piene, perché il fatto non sussiste, il processo relativo alla morte di Carlo Benincasa, figura storica della sinistra salentina e consigliere comunale del Partito democratico, scomparso il 19 aprile 2011. Il giudice monocratico del Tribunale dii Lecce ha assolto, al termine delle arringhe dei difensori, le due imputate Sandra Linciano, 40 enne leccese, operatrice telefonica del 118; e Katiuscia Pedone, 43enne di San Cesario, infermiera del 118, accusate di omicidio colposo. Le due imputate sono assistite dagli avvocati Ester Nemola e Massimiliano Petrachi.

Secondo quando denunciato dalla moglie e dal figlio del politico, all’arrivo dell'ambulanza del 118 vi sarebbe stato un errato trattamento di primo intervento praticato dai sanitari. Una tesi sostenuta nelle due opposizioni alla richiesta di archiviazione del pubblico ministero presentate dai legali della famiglia Benincasa, gli avvocati Stefano Prontera e Paolo Pepe, che si sono costituiti parte civile.

Per i legali, che si sono avvalsi anche il parere di un consulente di parte, il dottor Perrone, vi sarebbero stati “profili di negligenza, imprudenza e imperizia nell'assistenza prestata dai sanitari del 118, con l'attivazione di procedure nocive per Carlo Benincasa, tali da determinare un collasso delle condizioni dello stesso”. In sintesi, secondo quanto evidenziato nell’atto di opposizione, vi sarebbero stati ritardi nell'intervento dei sanitari e negligenze degli stessi, che avrebbero accelerato un decesso che, con ogni probabilità, poteva essere evitato. Secondo l’ipotesi accusatoria vi sarebbe stata un’errata applicazione delle procedure previste, che avrebbero determinato “il peggioramento delle condizioni di salute del malato”.

Una tesi che non ha trovato riscontro nel pubblico ministero Emilio Arnesano, che ha chiesto l’assoluzione, e nel giudice, che ha condiviso la tesi difensiva.

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