Silente, frammentata, ma capace di infiltrarsi: il profilo della mafia salentina

Nell'ultima relazione resa pubblica, la Direzione Investigativa Antimafia conferma l'analisi degli ultimi anni. Turismo e gioco d'azzardo nel mirino

LECCE – Indebolita dalla prolungata attività investigativa e giudiziaria, la criminalità organizzata salentina resta più o meno silente confinata in otto feudi senza una struttura coordinata e verticistica, ma in alcuni casi risente ancora dell’influenza di capi storici. Ad ogni modo è in grado di "esercitare una pressione significativa sul territorio".

La fotografia della Direzione Investigativa Antimafia, relativa al primo semestre del 2017 e riassunta nella relazione del ministero dell’Interno per il Parlamento, conferma sia il quadro emerso negli ultimi anni per quanto riguarda la parcellizzazione tra gruppi autonomi ciascuno nella propria zona, ma anche un certo trend evolutivo nella ricerca di profitti in settori economici come il turismo, le attività ad esso collegate e il gioco d’azzardo, forieri di lucrosi profitti anche se ad un livello ancora inferiore rispetto alle attività “tradizionali”: l’estorsione, l’usura e il traffico di stupefacenti, basato quest’ultimo su “efficaci collegamenti con gruppi albanesi ben organizzati”.

Un elemento di preoccupante novità è individuato nella capacità di infiltrare la pubblica amministrazione: lo scioglimento del Comune di Parabita (marzo del 2017), in conseguenza dell’operazione “Diarchia” dei carabinieri, è un campanello d'allarme che potrebbe non rimanere isolato, essendo intanto stati riscontrati ulteriori segnali preoccupanti nel secondo semestre: due commissioni d’indagine per verificare la sussistenza del presupposti per lo scioglimento dei consigli comunali sono state istituite per  Sogliano Cavour, in seguito all’operazione “Contatto” dei carabinieri, e per Surbo in relazione sempre a indagini dell’Arma. Si è in attesa delle risultanze dell'accesso agli atti da parte dei commissari.

La mappa

La relazione della Dia è corredata anche dalla mappa con l’indicazione dei clan che si suddividono il controllo delle attività criminali in provincia di Lecce. Nel capoluogo risultano operanti i clan Rizzo e Briganti,  con tentativi di espansione anche a Vernole, Cavallino, Martano, Calimera, Lizzanello, Melendugno, Merine, Caprarica, territorio dove agisce il clan Leo.

A Monteroni di Lecce il clan Tornese con interessi fino a Guagnano, Carmiano, Veglie, Leverano, Arnesano, Porto Cesareo, Sant’Isidoro e Gallipoli. Il sodalizio risulta alleato con il clan Padovano di Gallipoli. I De Tommasi- Pellegrino sono attivi a Campi, Trepuzzi, Squinzano e in tutta la fascia settentrionale, mentre i Coluccia a Galatina, Aradeo, Cutrofiano e Soleto.

Nel basso Salento, in particolare a Casarano, Parabita, Matino, Collepasso, Alezio e Sannicola il cartello Montedoro, De Paola, Giannelli, nel territorio di Ugento infine il controllo è del clan Scarcella.

Consulta la relazione_Dia relativa al primo semestre del 2017

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