Bomba a mano inesplosa in campagna, dopo 4 giorni nessuna verifica

Mentre estirpava le erbacce da un fondo attiguo alla propria abitazione estiva, un insegnante in pensione ha rinvenuto l'ordigno bellico. Invece di allertare le forze dell'ordine lo ha consegnato agli uomini dell'Ufficio locale marittimo di San Cataldo

Il luogo del ritrovamento

SAN CATALDO (Lecce) - Poteva concludersi nel peggiore dei modi l’estate di un pensionato che a due passi da casa sua, lo scorso sabato, ha rinvenuto una granata. L’episodio ha già dell’incredibile, se si tiene conto che non è come trovare una banconota o un monile smarriti da qualcuno per distrazione, ma i risvolti potrebbero esserlo ancor più del fatto in sé.

Sorpreso, certamente, il signor Auro Alvino, ex insegnante di educazione fisica di Lecce, che sulle prime credeva di trovarsi di fronte a una piccola tartaruga di terra, e che, invece, raccogliendo l’oggetto arrotondato si è reso conto di avere tra le mani una bomba a mano. “Un ordigno esplodente in piena regola – racconta il signor Alvino a quattro giorni di distanza, – dalla tipica forma ad ananas. E con tanto di spoletta ancora inserita nella sicura.”

Il ritrovamento è stato del tutto casuale, come ha spiegato subito dopo l’uomo, e solo il caso ha voluto che fosse egli stesso a effettuarlo, invece di un bambino. L’abitazione estiva dell’ex professore, difatti, situata al civico 20 di via del Veliero, nelle immediate adiacenze del centro commerciale di San Cataldo, confina con un suolo edificatorio privato in evidente stato di abbandono. L’area, collocata a fronte strada tra i civici 20 e 22, non presenta muri o cancelli che impediscano a chicchessia di penetrarvi o di gettare indiscriminatamente rifiuti di ogni sorta. Inoltre, all’interno crescono rigogliosi i rovi e gli sterpi avvolgendosi su un sottobosco di materiali di risulta dell’edilizia.

“Questa è una zona densamente abitata in estate – sottolinea Alvino – in cui non solo i leccesi ma anche i turisti vengono a trascorrere la bella stagione ed è facile veder giocare i più piccoli tra le stradine, soprattutto nel primo pomeriggio o nelle ore che precedono il crepuscolo. Non voglio neanche pensare a che cosa sarebbe accaduto se uno di loro avesse trovato quell’oggetto metallico arrugginito a poco più di un metro e mezzo dal ciglio della strada".

Tuttavia, il timore che la bomba a mano potesse cagionare un danno a cose e persone sembrerebbe aver prevalso sul rischio individuale inducendo il pensionato a riporlo immediatamente in un sacchetto per la spesa e a recarsi personalmente dagli ufficiali di stanza presso il locale Ufficio circondariale marittimo, i quali vedendosi consegnare l’ordigno, inutile dirlo, sono rimasti a bocca aperta, ma non al punto di esimersi dal fargli una bella lavata di capo.DSC07054-2

Lo stesso Alvino in passato aveva richiamato l’attenzione sulle condizioni del sito che stagionalmente diventa un ricettacolo di animali randagi, ratti e insetti senza contare che la vegetazione spontanea, specialmente con questi caldi torridi, rischia di prender fuoco anche per una scintilla volata da un barbecue nelle vicinanze.

“È già accaduto – spiega l’uomo tornando indietro a un paio d’anni prima – ma quella volta, per fortuna, non ci furono danni seri, eccetto qualche siepe bruciacchiata e dei muri anneriti. In ogni caso, il proprietario, forse sollecitato dall’altro confinante, o da un richiamo delle forze dell’ordine provvide a ripulire l’intera area spianandola e apponendovi della ghiaia. Purtroppo, a oggi, la situazione è addirittura peggiore di allora.»

A ciò si aggiunge anche che nella marina di Lecce non c’è un posto di polizia, ne dei pompieri e per ogni situazione di rischio o emergenza gli uomini in uniforme devono accorrere dal capoluogo.

L’ex insegnante sostiene di aver segnalato la pericolosità dell’area adiacente a casa sua anche all’amministrazione leccese sollecitando una verifica che non è mai avvenuta.

“Nessuno vuole imporre al proprietario di costruire o vendere il suolo – incalza Auro Alvino, che a San Cataldo ci è cresciuto, – ma di bonificare il sito in questione che è situato, sempre e comunque, nel bel mezzo di un’area abitata e turistica, questo si. Almeno con una certa frequenza durante il periodo estivo. E tanto per il disagio costituito dagli animali e dagli insetti che lo popolano quanto per il pericolo derivante da eventi fortuiti o dolosi.”

A questo punto ci si potrebbe chiedere se il signor Alvino sia stato davvero inconsapevole del gesto compiuto, oppure abbia scientemente deciso di consegnare l’ordigno rinvenuto affinché si prestasse, finalmente, orecchio al suo appello rimasto inascoltato per tanto tempo. Almeno finora.

E sì che alla fine sono intervenuti gli uomini del nucleo artificieri di Brindisi, sì che la notizia ha avuto una certa eco ma, a onor del vero, dopo quattro giorni pare che nessuno si sia ancora interessato ad appurare che non vi siano altri residuati bellici nel medesimo terreno quanto a ripulirlo per evitare circostanze spiacevoli o, addirittura, luttuose. Ciò nondimeno esistono norme precise che impongono ai proprietari di mantenere il decoro e la sicurezza dei terreni e, visto il recente accadimento, ci si augura che lo scampato pericolo non diventi un invito a far perdurare questo stato di cose.

«Resta il fatto – conclude Auro Alvino con una certa amarezza nella voce – che d’inverno, un po’ a causa dello spopolamento di San Cataldo, un po’per via che il fondo in questione è accessibile a tutti, spesso e volentieri l’area viene utilizzata come discarica a cielo aperto. Comunque non si risolverebbe molto recintandola. Non è la prima volta che in questo modo si ottiene un effetto diametralmente opposto alle aspettative. Oltre alla questione delle sterpaglie, sono ancora preoccupato al pensiero che ci possa essere qualche altro ordigno come quello che ho trovato. Credo che non si tratti di un oggetto venuto alla luce per caso. Penso invece che qualcuno se ne sia liberato volontariamente.»

Ora, sulla vicenda ci sarebbero tanti punti interrogativi che andrebbero ancora approfonditi, uno per tutti se il signor Alvino fosse pienamente consapevole del presunto azzardo di portarsi a presso una bomba inesplosa con tutte le conseguenze che ne sarebbero potute scaturire se il caso, la fortuna o il padreterno non l’avessero assistito. Ma c’è anche un’altra questione, forse più cogente, che emerge dall’episodio “fortuito”, conclusosi ieri con il brillamento in sicurezza della bomba da parte del nucleo artificieri della polizia di Brindisi: che cosa ci faceva una granata in una zona così popolosa della marina leccese, e tanto in vista che chiunque poteva trovarsela tra i piedi? Chi l’ha messa li, e perché? Ci sono altri ordigni in quel fondo?

“Stavolta ci siamo andati vicino – conclude l’ex insegnante di ginnastica. –  Ma possibile che le cose debbano sempre sfuggire di mano prima di porvi rimedio?”. Fortuna che quella granata non sia sfuggita di mano a lui.

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