Asilo nido “Green” occupato. Genitori e maestre protestano contro l’esternalizzazione

I dipendenti della struttura pubblica alzano il tiro ed i sindacati Cisal ed Fp Cgil sollecitano un incontro in prefettura. Denunciano “discriminazioni” tra gli asili e mostrano lo stato di incuria in cui riversa il cortile interno

LECCE –  Lo scenario che fa da sfondo al presidio permanente, organizzato oggi dalle lavoratrici dell’asilo nido “Nicholas Green”, non soltanto si commenta da solo. Ma conferma le denunce sullo stato di abbandono del cortile interno alla struttura, gestita dal Comune di Lecce, adibita all’accoglienza dei piccolissimi. Ma in cui, per evidenti ragioni di sicurezza, i bambini non mettono piede.

“La maggior parte dei giocattoli non è a norma, quindi potenzialmente pericolosa per i minori”, spiega l’ex presidente della circoscrizione Puglia, Carmelo Isola, intervenuto durante l’occupazione organizzata dai sindacati Cisal e Fp Cgil. La protesta non ha per oggetto la condizione di incuria in cui riversa il giardino della struttura (almeno non nello specifico), quanto l’ipotesi di esternalizzazione di due asili pubblici: il Green, appunto, e l’Ilaria Alpi. Ipotesi contenuta nella delibera del consiglio comunale numero 45 del 29 maggio, e relativa all’anno scolastico 2013/2014. E che ha gettato nel panico intere famiglie del quartiere Rudiae per le quali, il “Green”,  rimane l’unico asilo pubblico ancora aperto ed accessibile.

Ma l’occasione è utile anche per una visita guidata nel cortile esterno in cui, tra un tappeto di foglie, scalini, altissimi steli di erba, nidi d’ape sul soffitto e sottoterra, resistono (come fossero dei cimeli) alcuni giochi. Altalene, giostre e cavallucci aggrediti dalla ruggine. E ovviamente, inutilizzati.

L’interno dell’asilo presenta un volto più accogliente, segno della cura e dell’impegno del personale che pure ammette di aver dovuto compiere qualche intervento extra. Come la verniciatura dei muri.  E qui nessuno dei presenti è intervenuto per mettere in discussione la gestione della struttura, per quanto sia “inevitabile”, a detta degli interessati,  il paragone con altri asili nido cui “il Comune di Lecce riserverebbe ben altro riguardo”.

Il nodo della vertenza che, nelle intenzioni dei sindacati, dovrebbe diventare di pertinenza della prefettura locale, è nel rischio che l’abbattimento dei costi per Palazzo Carafa si traduca in una retta spropositata per intere famiglie.

Dal prossimo anno, infatti, si vocifera di un aumento di 50 euro sulla retta di ogni asilo nido pubblico, valido per ogni fascia di reddito. Mentre al “Green”, l’eventuale gestione privata potrebbe trasformarsi un “lusso” per decine di famiglie del quartiere. Peraltro considerato tra i meno agiati della città.

Il malumore serpeggia rumoroso tra le madri presenti al sit-in: preoccupate sia della mancanza di continuità didattica per i propri figli già iscritti, e per i quali occorre rinnovare la presenza, sia della totale mancanza di informazione sui costi futuri.

“Secondo quali criteri l’amministrazione ha scelto questi due asili, risparmiando dall’esternalizzazione gli altri tre, non è dato saperlo”, spiega l’avvocato Stefania Isola, rappresentante dei genitori e collaboratrice dell’associazione “Noi consumatori”.

Alcuni genitori si spingono ad ipotizzare il peggio: ovvero la chiusura dei cancelli, così come avvenuto appena un anno addietro per un altro asilo pubblico, gli “Angeli di Beslan” . Chiuso per consentire le necessarie opere di manutenzione e messa in sicurezza. Ma fino a data da destinarsi.

“Questa deriva verso la privatizzazione rischia di produrre un doppio danno per l’utenza finale e per il mantenimento dei livelli occupazionali”, aggiunge la segretaria confederale Antonella Cazzato. Dal fronte sindacale, infatti, arrivano notizie poche confortanti che parlano di messa in mobilità per 14 lavoratrici, a partire dalla fine di luglio.

La clausola sociale per la salvaguardia del personale, a detta della segretaria, non è una garanzia assoluta per i dipendenti del nido: “Se le iscrizioni dovessero calare a causa di questo clima di incertezza, chi assicura che la struttura rimarrà aperta?”.

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Eppure i fondi per garantire un servizio pubblico di qualità non mancherebbero, e sarebbero stati pure stanziati. Con destinazione d’uso vincolata. “Le risorse del Piano azione coesione (Pac) sono già state assegnate – spiega Antonella Cazzato - . Ammontano a circa un milione di euro per l’ambito di Lecce e devono essere destinate ai servizi di assistenza per gli anziani ed alle politiche per l’infanzia”.

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