Truffa, tornano in libertà i presidenti nazionali di Federaziende ed Ebin

Dopo un mese di domiciliari, il Tribunale del Riesame ha revocato la misura nei riguardi dei salentini Eleno Mazzotta e Gennaro Capoccia

SALERNO - Il Tribunale del Riesame di Salerno ha restituito la libertà al presidente nazionale di Federaziende Eleno Mazzotta e al presidente nazionale Ebin Gennaro Capoccia, destinatari lo scorso 22 marzo di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Nocera Inferiore. Associazione a delinquere e truffa aggravata ai danni dello Stato le accuse mosse dall’inchiesta che conta 90 indagati. Mazzotta e Capoccia, però, sono riusciti a far valere le proprie ragioni, attraverso gli avvocati Gianfranco Napolitano e Cristiano Solinas.

Secondo la tesi difensiva, “le risultanze captative forniscono univoci e trancianti elementi nel senso della totale estraneità dei due ai reati in contestazione, in linea con la ricostruzione dei fatti operata dagli stessi nel corso dell’interrogatorio di garanzia. Innanzitutto, con riguardo alla posizione di Gennaro, come dallo stesso chiarito nell’interrogatorio, questo, quale Presidente Nazionale di Ebin, ha in essa ricoperto solo un ruolo meramente ed esclusivamente istituzionale. Non a caso, Capoccia non è minimamente interessato dalle risultanze della prolungata e consistente attività captativa espletata nelle indagini preliminari, poiché egli, che difatti non ha mai avuto alcun contatto personale e/o telefonico con i responsabili della sede regionale campana e/o delle sedi zonali di Federaziende, non risulta interlocutore in alcuna delle conversazioni intercettate, né in alcuna di esse altri fanno riferimento a lui”. Sempre secondo la difesa, inoltre, Mazzotta ha avuto contatti solo ed esclusivamente con i due responsabili di fatto di Federaziende Campania e il chiaro ed univoco tenore letterale di molteplici intercettazioni palesa che sia Mazzotta che Capoccia non erano assolutamente a conoscenza dell’operato fraudolento.

Federaziende fa sapere che (secondo il protocollo d’intesa del 25 agosto 2014 sottoscritto con Federdipendenti ed Ebin), le funzioni di promozione e diffusione a livello locale dell’Ente Bilaterale, nonché la raccolta e conservazione delle schede di adesione e le attività previste dal regolamento Ebin sono affidate alle articolazioni regionali e provinciali di Federaziende in via esclusiva nel territorio di competenza nelle persone dei rispettivi legali rappresentanti, i quali hanno l’obbligo di vigilare in via esclusiva sul corretto comportamento delle aziende, dei loro intermediari fiscali, dei loro collaboratori convenzionati e delle sedi zonali a loro sotto ordinate.

E’ un passaggio contenuto in una lunga nota con la quale Federaziende precisa che per poter controllare l’operato era necessario disporre da parte di Ebin del numero di dipendenti e conoscere le modalità di pagamento delle quote associative, ma che Sispi con il direttore Piero Lauriola ha certificato “di non essere in condizione di rilevare le operazioni di versamento fatte mediante compensazioni in quanto non presenti nel set di informazioni che trattiamo e mettiamo a disposizione degli Enti Bilaterali. A tal proposito mi permetto di suggerire di inoltrare la richiesta all’Agenzia delle Entrate. Anche per quanto concerne la richiesta sulla consistenza della forza lavoro non possiamo fornire il dato in quanto, al momento, non è presente nell’Uniemens che viene messo a disposizione’’. Quindi, precisa ancora l’Organizzazione: “Se Sispi non aveva le informazioni necessarie per effettuare i controlli neanche Ebin e Federaziende ne potevano avere il possesso. Secondo Sispi, solo l’Agenzia delle Entrate e le competenti Direzioni Centrali INPS e più specificatamente la Direzione Centrale Organizzazione e Sistemi Informativi e la Direzione Centrale e Recupero Crediti avevano gli strumenti per effettuare le verifiche, ma né Ebin né Federaziende hanno mai ricevuto segnalazioni di anomalie da parte dell’Inps e dell’Agenzia delle Entrate. Sicuramente la Procura ora è chiamata a verificare tali circostanze. Ma il potenziale rischio di danno erariale potrebbe aggirarsi intorno a cento milioni di euro nel periodo che va dal 2015 al 2018”.

“L’Inps a gennaio 2019 ha inviato una nota al direttore della Divisione Contribuenti dell’Agenzia delle Entrate e al direttore della Direzione Centrale Audit, Trasparenza e Anticorruzione, e trasmesso l’elenco delle aziende che hanno versato contributi associativi a tutti gli Enti Bilaterali d'Italia circa 55, e che hanno usufruito di compensazioni verso le Amministrazioni Pubbliche superiori a 500 euro mensili. Forse sarebbe opportuno bloccare le convenzioni con tutti gli Enti Bilaterali Italiani o per lo meno non permettere più agli stessi di poter usufruire dell’Istituto della compensazione” conclude Federaziende.

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