Partite Iva in sofferenza: nuove aperture in calo del 45 percento a marzo

Stasi, Osservatorio economico:“Il trend particolarmente negativo era prevedibile perché causato dalle crescenti preoccupazioni per la pandemia e l’inizio del lockdown”

Foto di repertorio.

LECCE - Marzo 2020 è stato un mese particolarmente negativo per le partite Iva. E c'era da aspettarselo, considerate le restrizioni dovute all'emergenza sanitaria che hanno creato non poche preoccupazioni ai professionisti salentini.

L'apertura di nuove partite Iva infatti è calata del 45,1 percento, mentre è stata pari al 2,9 percento a gennaio e del 4,8 percento a febbraio. La percentuale è stata calcolata dall'Osservatorio economico diretto da Davide Stasi facendo riferimento al medesimo periodo dell'anno precedente. “Il trend particolarmente negativo di marzo – spiega Davide Stasi – era prevedibile perché causato dalle crescenti preoccupazioni per la pandemia e l’inizio del lockdown”.

A suo dire non si può parlare di una vera e propria crisi come quelle del passato, che erano di natura finanziaria e determinavano il crollo dei valori immobiliari di fabbricati residenziali e non residenziali e dei valori mobiliari, come risparmi ed investimenti. Tuttavia la flessione delle nuove aperture si protrarrà anche nel secondo trimestre (da aprile a giugno) e, secondo lui, potrebbero anche chiudere attività determinando un saldo negativo della nati-mortalità più marcato rispetto al primo trimestre.

Il proliferare delle partite Iva, nel Salento come altrove, è stato determinato dalla mancanza di alternative occupazionali. Numerosi lavoratori hanno perciò deciso di mettersi in proprio, aprendo ditte individuali, costituendo società di persone, di capitali, cooperative oppure hanno avviato una libera professione, come quella dell’avvocato, del commercialista, dell’ingegnere e via dicendo. A conti fatti, quindi, nel primo trimestre di quest’anno sono state aperte 2 mila 131 nuove partite Iva, di cui 987 a gennaio, 739 a febbraio e 405 a marzo.

Nello stesso periodo dell’anno scorso ne furono aperte solo un po’ di più: 2 mila 530, di cui mille e 16 a gennaio 2019, 776 a febbraio e 738 a marzo. Un incremento favorito dall’innalzamento della soglia dei ricavi della flat tax a 65mila euro. “Giova ricordare – commenta Stasi - che i depositi bancari e i risparmi postali, nella sola provincia di Lecce, ammontano a ben 12 miliardi 558 milioni di euro, un importo rassicurante, tutto sommato, in rapporto alla popolazione e superiore ad altri territori, dove il valore medio pro-capite dei depositi risulta più basso”.

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“Negli ultimi due mesi - prosegue- i saldi sui conti correnti dei salentini sono rimasti pressoché invariati e, complessivamente, è stato speso meno del solito, aumentando gli accantonamenti. L’economia è fatta di ingranaggi che, per ora, si sono fermati, almeno per il tempo necessario a contrastare la pandemia, ma non si sono rotti o danneggiati irrimediabilmente. Per farli ripartire, vanno oleati, con provvedimenti normativi efficaci”.

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