Condono Tarsu comuni: “Illegittimo”. Cassazione boccia Palazzo Carafa

Per i giudici di Cassazione il meccanismo, applicato da alcuni enti locali, non ha alcuna legittimità, in quanto servono dei limiti temporali precisi. Il tutto proprio dieci giorni prima che il Comune consentisse il condono

LECCE - Mentre alcuni comuni tra cui il comune di Lecce avvia le procedure per consentire il condono della Tarsu per i periodi di imposta successivi al 2002, arriva come un fulmine la sentenza della Cassazione del 30 maggio scorso, che boccia la pratica degli enti locali. Il valore della segnalazione, raccolta dallo Sportello dei diritti nella persona di Giovanni D’Agata, è dato dal fatto che i contribuenti rischiano di fare un condono inutile, autodenunciandosi e perdendo le cause, come è avvenuto nel caso di specie, dove un contribuente di Roma, pur avendo aderito a quello disposto dal proprio comune del 2009, ha perso la disputa legale, in quanto la Cassazione ha ritenuto il tutto “illegittimo” perché fatto con sette anni di ritardo.

La sentenza della Cassazione è stata depositata in cancelleria il 20 luglio 2012, prima della delibera del consiglio comunale di Lecce 1° agosto 2012, in cui si è notificato l’avvio della procedura. Come spiega l’avvocato Maurizio Villani, i giudici di legittimità hanno rilevato come il potere dei comuni di stabilire condoni non possa essere esercitato “sine die”, ma nei limiti anche temporali imposti dalla norma primaria, cioè entro il 31 dicembre 2002.

Un principio da rispettarsi per esigenze di “omogeneità di funzionamento dell’intero sistema tributario”: “Ne discende – puntualizza Villani - che l’esercizio di un  potere in materia tributaria, da parte dell’ente locale, una volta che sia spirato il termine del 31 dicembre 2002, previsto dalla legge statale autorizzativa, entro il quale tale potestà poteva essere esercitata, comporta la carenza del potere medesimo e la conseguente disapplicazione da parte del giudice dell’atto assunto in violazione della norma attributiva della potestà esercitata, nonostante il decorso del termine suindicato”.

È su questi presupposti e questi principi che la Corte di Cassazione ha determinato l’illegittimità per carenza di potere del regolamento del condono del Comune di Roma del 2009, dando torto ad un contribuente che se ne era avvalso. La situazione del Comune di Lecce è simile, in quanto non solo è previsto un condono a dieci anni di distanza dal 2002 (peraltro riferito agli anni dal 2006 al 2011), ma viene approvato un regolamento dopo la pubblicazione della sentenza della Corte di Cassazione del 20 luglio 2012.

“Faccio presente – chiarisce - che il mio intervento, come esperto del settore, lungi da avere riflessi politici, è di natura esclusivamente informativa, in modo che gli organi competenti ne siano a conoscenza e si assumano le rispettive responsabilità, anche nei confronti della Corte dei Conti. La Cassazione è il massimo organo di legittimità nell’interpretazione della legge ed il Comune di Lecce ne deve necessariamente tenere conto, perché nell’emanare un regolamento si deve sempre rispettare scrupolosamente la legge ordinaria, senza chiedersi ‘cui prodest’”.

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