Claudio Luperto: "Il calcio ha perso il lato romantico"

E' uno degli ex giocatori più amati di sempre. Leccese purosangue, fu tra i protagonisti della prima, storica promozione in serie A nella stagione '84-85. Oggi allena il settore Primavera

Claudio Luperto oggi ha 45 anni, la famiglia come ragione di vita, un'attività commerciale nel settore della ristorazione nel cuore di Lecce ed è l'attuale allenatore del settore Primavera del Lecce. Tutti, però, lo ricordano quando, in compagnia dei fratelli Di Chiara, "Micio" Orlandi, Paciocco, Rizzo ed altri indimenticabili giocatori allenati da mister Fascetti, scrisse la pagina di storia più bella del Lecce, conquistando la prima promozione in serie A.

- Quali sono, mister Luperto, i ricordi più belli di quella squadra?

"Gli anni della promozione e della sospirata serie A. Amo ricordare tutto il periodo che dal settore giovanile mi ha portato in prima squadra. Maragliulo, Mileti, Rizzo in particolare, ma sono molto legato a tutti i compagni che ho avuto nel settore giovanile. Un episodio che mi è rimasto particolarmente impresso è stato quando, durante la partita Lecce-Foggia, sono entrato nel secondo tempo ed ho segnato due gol da tre punti; al novantesimo tutto il "Via del Mare" in piedi inneggiava il mio nome".

- Qual è la differenza tra quel calcio e quello di oggi?

"E' tutto diverso e non mi riferisco solo al fattore economico. Si è smarrito il lato romantico di questo sport, non si gioca più con il cuore. Prima, per "arrivare", bisognava fare enormi sacrifici e non c'erano tutte le possibilità di oggi. Ci voleva molta professionalità per sopravvivere. Oggi molti ragazzi devono comprendere quanto sia importante conquistare gli spazi con la professionalità se non vogliono correre il rischio di bruciarsi velocemente. Sono gli intessi economici che muovono la macchina del calcio e procuratori senza scrupoli e troppo business non fanno il bene di questo sport".

- La violenza nel mondo del calcio, esiste una cura?

"Esiste eccome, ma è una piaga che non si vuole debellare. Bisognerebbe prendere delle scelte chiare, decise e non piegarsi alla logica degli interessi economici, dei compromessi o delle amicizie. Si dovrebbero assumere scelte coraggiose, al limite dell'impopolare e non piegarsi davanti alle esigenze di pochi, grandi e potenti club. Quando ho militato nel campionato dilettanti ho visto campi da gioco vergognosi, arbitri minacciati e terrorizzati. Questo non è calcio".

- Che rapporto ha con i ragazzi della primavera del Lecce?

"Un ottimo rapporto basato sul rispetto dei ruoli. Io fornisco loro tutta la mia esperienza senza risparmiarmi; bisogna stabilire da subito quali sono le regole cui attenersi e porre dei paletti. Senza regole non si può investire in un gruppo di giovani. I ragazzi hanno bisogno di una guida ed io cerco di condurli con coerenza per essere anche credibile ai loro occhi. Mi impegno ad inculcare i valori con cui sono cresciuto calcisticamente: rispetto reciproco e professionalità".

- Chi è Claudio Luperto oggi?
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"Uno che ama il calcio e che fa il proprio lavoro con molta passione. Mi piace allenare i ragazzi e non riesco ad immaginare un futuro che non sia nel mondo del pallone. Ho un locale a Lecce che gestisco con gli amici nel quale mi piace trascorrere belle serate in compagnia. Ma prima di tutto c'è la mia famiglia, due figli meravigliosi, Matteo ed Alessia, la ragione vera della mia vita".

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