Una giornalista salentina tra gli autori del libro "sull'informazione che dà fastidio"

Approda in tutte le librerie d'Italia il libro “Io non taccio. L'Italia dell'informazione che dà fastidio” scritto da vari autori, tra cui la giornalista salentina Marilù Mastrogiovanni. Nel libro Mastrogiovanni racconta tutti i retroscena dei suoi primi quindici anni di carriera, tra inchieste, minacce, querele vinte, violenze e soddisfazioni professionali

LECCE – La passione per l’inchiesta giornalistica, ossia la paziente fatica di portare alla luce i fatti, di mostrarli nella loro forza incoercibile e nella loro durezza. La forza di chi sa che il buon giornalismo si basa sul principio che i fatti non sono mai al sicuro nelle mani del potere e se ne fa custode nell’interesse dell’opinione pubblica.

Approda in tutte le librerie d'Italia il libro “Io non taccio. L'Italia dell'informazione che dà fastidio” di Federica Angeli, Giuseppe Baldessarro, Paolo Borrometi, Arnaldo Capezzuto, Ester Castano, David Oddone, Roberta Polese e della giornalista salentina Marilù Mastrogiovanni, coautrice dell’opera.

Quella di Marilù Mastrogiovanni, direttrice de “il Tacco d'Italia” e giornalista con il fiuto e la passione per le grandi inchieste, autrice dei libri “Xyella Report”, "Il Sistema" e "Sangue di quella terra", docente al Master di giornalismo dell'Università di Bari, è una delle grandi voci dell’opera. Nel libro Mastrogiovanni racconta tutti i retroscena dei suoi primi quindici anni di carriera, tra inchieste, minacce, querele vinte, violenze e soddisfazioni professionali: dalla Tap alla Xylella, da Paolo Pagliaro a Diego Della Valle, dalla Copersalento della famiglia Fitto alla figlia del boss della Scu. Un lungo paragrafo del libro che è anche uno spaccato della società pugliese.

Sono centinaia i giornalisti e i blogger che, ogni anno, subiscono minacce e intimidazioni in Italia, a causa di inchieste coraggiose, che senza censure raccontano di verità scomode, spesso inconfessabili. A mettere fortemente a rischio uno dei diritti fondamentali della nostra democrazia – la libertà d’informazione – non è solo la criminalità organizzata, ma anche chi, istituzionalmente, dovrebbe tutelarne il corretto esercizio.

Otto storie, raccontate in prima persona da chi è stato vittima del prepotente di turno, tratteggiano i confini di un Paese, che da Nord a Sud, resta ancora lontano da potersi definire realmente immune da certe forme di sopraffazione, repressione e vessazione. Otto voci, dietro le quali non è raro trovare il volto di un lavoratore precario - come quello di Giancarlo Siani, il giornalista del quotidiano “Il Mattino”, ucciso dai sicari della camorra il 23 settembre di trent’anni fa - raccontano di un’Italia sconosciuta ai più, dove un giornalista può rischiare la vita all’identica stregua del soldato spedito su un fronte di guerra. Atteggiamenti che indignano, ma che è necessario conoscere per poter rimuovere, se si vuole realmente far cambiare registro a questo Paese. Se ancora crediamo che la libertà d’informazione sia un diritto e non una concessione.

“Io non taccio. L’Italia dell’informazione che dà fastidio”, pubblicato per la collana “Fatti & Misfatti” (la stessa per la quale alcuni anni fa è stato pubblicato “Il Casalese”, la biografia non autorizzata sull’ex sottosegretario all’Economia e proconsole del partito di Berlusconi in Campania, Nicola Cosentino) sarà presentato, in prima nazionale, mercoledì 23 settembre 2015 (ore 17) al Palazzo delle Arti di Napoli, nel trentennale dell’omicidio di Giancarlo Siani. 

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Commenti (8)

  • Un nemico dei giornalisti una volta ebbe a dire che quando non hanno notizie ammazzerebbero la loro madre, pur di far notizia. Non condivido questo triste giudizio, però il quadro giornalistico italiano non sempre brilla per serietà, obiettività e onestà professionale. Il giornalista non è come un giudice che deve interpretare la legge, lui deve fare cronaca e nel farlo non deve e non può manipolare la verità, piegandola al suo credo politico. Se lo fa è un giullare di corte, il cui unico scopo è quello di far felice il suo signore. Se invece filtra il suo operato con i paraocchi della politica non fa giornalismo ma galoppinismo di partito e quello che cerca di vendere è giornalismo adulterato. Onore ai giornalisti che mantengono alta la testa davanti alle minacce, alle pressioni e alle coercizioni politiche, meritano rispetto ed elogi pubblici.

  • L'uomo nella sua arroganza si crede un'opera grande, meritevole di una creazione divina. Più umile, io credo sia più giusto considerarlo discendente degli animali. C.D. Ogni riferimento NON è puramente casuale

  • Comprendo la piaggeria tra colleghi, ma per me, una giornalista che parla di "frode Xylella" e che appoggia tutte le varie tesi complottiste, più che informazione, fa disinformazione. Chissà quante copie vendute fruttano i libri-inchiesta basati sul complotto giudaico-massonico...

    • Avatar anonimo di francesco
      francesco

      E finalmente ci siamo!...sai bene Marco che sul discorso xylella la pensiamo in maniera diametralmente opposta. tuttavia il titolo scelto dalla giornalista ( e qui richiamo discussioni antiche tra me, il sig.cosimoalessandroquarta e la Redazione x il famoso "enea")tradisce senza mezze misure quello che è il suo orientamento,se vuoi, POLITICO. altra cosa sarebbe stato intitolare l'articolo con "..questione xylella" o simili....allora credo che il problema sia generazionale...non abbiamo più cronisti ma più genericamente "opinionisti". ovviamente non sono del campo e probabilmente rischio di dire delle mincxxxte (nessuno s'offenda...) ma da utente mi piacerebbe tanto leggere di fatti....e non considerazioni. le considerazioni le vado a cercare negli editoriali...dovreste riportare solo i fatti per-diana (cosa è successo, dove e quando)....le soluzioni o i "pruriti" non dovrebbero essere materia dei CRONISTI ma al max di liberi pensatori, politici o @#?*%$ni come me! un saluto

      • Caro Francesco, ovviamente anche i giornalisti hanno le loro opinioni. E, se le esprimono attenendosi ai fatti, non ci vedo nulla di male. Anzi, possono offrire ulteriori spunti di riflessione. Poi, ognuno ha il suo stile, che può piacere o meno. Diverso è il discorso quando si costruisce un castello di accuse, basato su ipotesi, illazioni, distorsioni dei dati e teorie del complotto, e si confeziona un prodotto commerciale, spacciandolo per giornalismo d'inchiesta. Non so in quale settore si trovi "Xylella report" nelle librerie, ma credo che starebbe bene sugli scaffali del settore narrativa, nell'angolo dedicato alle spy story o ai thriller... Non è questione di titoli e stili più o meno suggestivi, ma di contenuti.

    • In parte hai perfettamente ragione Marco,infatti anche in quest ambito dell'andare controcorrente occorre verificare negl'anni se un Giornalista e' stato leale verso il suo POPOLO con una corretta informazione . Anche in questo caso "una rondine non fa' primavera"

  • Lode e Onore a tutti i Giornalisti Eroi del Popolo che non si genuflettono ai Potenti di turno

    • Avatar anonimo di francesco
      francesco

      ..quindi onore ai quei 4/5 max...(se escludiamo anche i servi di partito, che non sempre sono i potenti di turno)

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