Qualità della vita, Salento sempre molto in basso. Crollo in servizi ed ambiente

Pubblicata la consueta classifica annuale del Il Sole24Ore. La provincia di Lecce, 90esima su 107, migliora di un posto il suo ranking ed è la prima in Puglia. Ma su sei macroindicatori peggiore in tre: ambiente e servizi, tempo libero e popolazione

Una veduta notturna di Piazza Sant'Oronzo.

LECCE – Beati gli ultimi che saranno i primi. E i primi degli ultimi? E’ questa la domanda che si insinua spulciando la classifica de Il Sole24Ore sulla qualità della vita in 107 province italiane. Quella di Lecce si colloca infatti al 90esimo posto della classifica generale, prima tra le pugliesi (non è contemplata la Bat). Rispetto al 2012 si registra il miglioramento di una posizione (nel 2011 era però 85esima).

Sei gli indicatori presi in considerazione, sulla base di dati che vanno dal 2011 all’anno in corso: tenore di vita, servizi e ambiente, affari e lavoro, ordine pubblico, tempo libero, popolazione. Ciascuno, poi, composto di ulteriori sei voci. Nella classifica che vede Trento balzare al primo posto (dal terzo) e Napoli scivolare all’ultimo (dal penultimo), il Salento si lascia alle spalle 17 province, tutte meridionali, ma non è l’isola felice del Sud, almeno secondo i freddi numeri: meglio stanno Siracusa, Ragusa ed Enna per quanto riguarda la Sicilia, Crotone e Catanzaro per la Calabria, Benevento per la Campania. E rispetto alle altre zone della Puglia collezione un primo posto nella classifica sull’ordine pubblico, tre secondi posti in ambiente e lavoro, popolazione e tempo libero, il terzo in tenore di vita e il penultimo in servizi e ambiente.

Per quanto riguarda il tenore di vita, Lecce è al 90esimo posto: migliora di sette posizioni, ma resta dietro a Taranto e Brindisi. Nel comparto servizi e ambiente perde dieci posizioni fino all’84esima. Il peggior indicatore resta quello relativo alla popolazione, con il 97esimo posto (uno in meno del 2012); il migliore, il 60esimo, riguarda l’ordine pubblico, settore nel quale il Salento guadagna sette posizioni. Su affari e lavoro il posto è l’84esimo (più 9 posizioni), per il tempo libero l’82esimo (meno 13).

Nelle voci di dettaglio spicca, in positivo, il 7 posto per numero di laureati ogni mille giovani tra i 25 e i 30 anni, il 28esimo posto per le start-up innovative ogni 10mila giovani, il 30esimo per il costo di una casa al metro quadro (1550 euro), il 37esimo per librerie ogni 100mila abitanti. In negativo si segnalano il 100esimo posto nella variazione percentuale della quota dei soggetti da 0 a 29 anni sul totale della popolazione (una provincia che invecchia rapidamente), il 99esimo per l’indice di variazione dei delitti denunciati tra il 2008 e il 2012, il 97esimo per l’importo medio delle pensioni, il 90esimo per i depositi bancari per abitante, il 93esimo per la quota di esportazioni sul totale del prodotto interno lordo, il 91esimo per occupazione femminile, il 96esimo per indice di sportività, l’88esimo nell’indice di Legambiente.

La classifica in questione, come sempre, si presta alle più svariate considerazioni: alcuni preferiranno vederci il bicchiere mezzo pieno (lo stare meglio degli altri pugliesi), ma è chiaro che le ambizioni del Salento, e del capoluogo in particolare perché aspira ad essere Capitale europea della cultura, meritano una riflessione approfondita da parte della classe dirigente e del mondo imprenditoriale di un territorio comunque stabilmente nelle zone più basse della classifica.

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