Tecnologia 5G, autismo e ripercussioni sul Dna. Le preoccupazioni dell'esperta

Un medico Isde, contattato da LeccePrima, ha elencato le ripercussioni dell’elettrosensibilità. L’assessore Leo: “Proteggere i lavoratori esposti”

Foto di repertorio.

LECCE – Autismo, diabete nei bambini, tumore al cervello e alterazioni ormonali  e del Dna. Quella dell’elettrosensibilità non è una malattia ambientale “rara” per pochi, disgraziati salentini come si tende a pensare, ma riguarda ogni uomo e ogni donna. La donna, soprattutto, per via del suo assetto ormonale.  Quella dell’esposizione ai campi elettromagnetici artificiali e, in particolare, alle radiofrequenze generate da cellulari, cordless, dispositivi wifi, antenne di telefonia, contatori intelligenti e ripetitori va ora a sommarsi con il potenziamento tecnologico del “5G”, la  quinta generazione della telecomunicazione che dovrebbe permettere la connessione tra gli oggetti dando vita al cosiddetto “internet delle cose”.

Novità, in particolare, che ora rischia di velocizzare le ripercussioni di queste frequenze sulla salute dell’essere umano. Sono diverse le scuole di pensiero, sull'argomento: il fronte “negazionista” sostiene, per esempio, che antenne e ripetitori 5G non provochino conseguenze sanitarie, giacché siamo già bombardati dalle “sollecitazioni” di altri piccoli elettrodomestici come i cellulari e i tablet. Ma la tecnologia 5G funziona soltanto su brevi distanze e attraversa con difficoltà i materiali solidi. Sarà dunque necessaria una massiccia implementazione di antenne, una per ogni edificio. Nessuno riuscirebbe, a quel punto, a sottrarsi a quel tipo di “stimolo”.  Ne abbiamo parlato con Maria Lucia Santoro, pediatra salentina e componente nazionale dell’Isde, l’Associazione italiana medici per l’ambiente.

Dottoressa Santoro, esistono prove dell’influenza e delle ripercussioni, in campo medico, delle onde elettromagnetiche provocate da nuovi dispositivi tecnologici?

"Le conseguenze sono state dimostrate da recenti studi di epigenetica (una branca della biologia molecolare, ndr): le onde elettromagnetiche possono influenzare l’assetto del Dna e variarne il fenotipo. Abbiamo riscontrato una riorganizzazione a carico del Dna che porterà a problematiche genetiche anche transgenerazionali, vale a dire sulle future generazioni. E’ per questo che si sconsiglia l’uso massiccio di elettrodomestici, pc e telefoni soprattutto nei bambini. Quando sono in fase di sviluppo, infatti, vi sono ampie finestre di vulnerabilità durante le quali le onde possono portare a conseguenze sia a livello di neurosviluppo, sia della riorganizzazione del Dna".

Nello specifico, vi sono anche dei primi riscontri scientifici sugli effetti dell’implementazione della tecnologia 5G?

"Trattandosi di una frequenza in un certo senso "potenziata" sicuramente inciderà sulla crescita ormonica del feto, per esempio. Durante quella fase, infatti, le cellule si riproducono in maniera veloce e queste frequenze “maggiorate” è come se si mettessero a bombardare il feto da più direzioni. Noi dovremmo cercare di attuare il Principio di precauzione: quando non viene rispettato, attendiamoci degli effetti nocivi.

Ma non è tutto. Oltre alle conseguenze, neurologiche e ormonali in primis, un potenziamento dei ripetitori nel Salento potrebbe portare  un graduale  incremento dei tumori al cervello e di problematiche legate al cuore  come aritmie e accelerazione improvvisa del battito, patologie riproduttive se non addirittura sterilità. Quest’ultimo fenomeno, in crescita nel Salento, meriterebbe un approfondimento a parte per via delle recenti, inquietanti statistiche fornite dai più autorevoli istituti sanitari d’Italia e dallo stesso ministero. Sono stati persino riscontrate delle relazioni fra onde elettromagnetiche e disturbi del comportamento tra i bambini come autismo e iperattività".

L'incontro sul tema: parla l'assessore Leo

In un incontro sul tema “Campi elettromagnetici: rischi per le donne e tutela negli ambienti di lavoro”, sabato scorso in città, la consigliera di parità della Regione Puglia, Anna Grazia Maraschio, promotrice dell’evento patrocinato anche dall’Ordine dei medici, si è assunta in prima persona l’impegno di una maggiore sensibilizzazione al problema, soprattutto relativamente alla tutela delle donne lavoratrici. Considerato che ormai una buona fetta della popolazione femminile è  dipendente di un ufficio o comunque lavora, il rischio di malformazioni a un feto o di rischi di sterilità è piuttosto alto. Sull’argomento abbiamo interpellato anche Sebastiano Leo, assessore regionale alla Formazione e al lavoro, presente al convegno.

Assessore, come accade anche per la vicenda Ilva, si deve tutelare prima la salute o il lavoro?

"La Regione Puglia si schiera da parte della salute: tutelare i posti di lavoro, ma mettere in primis i lavoratori nelle condizioni di poter svolgere la propria mansione al sicuro. Le donne che trascorrono diverse ore sul proprio posto non devono essere, per esempio, essere sottoposte ad alcun rischio sanitario".

Come si muoverà la Regione, relativamente al problema dell’elettrosensibilità tra i lavoratori?

"Indubbiamente proseguiremo con un lavoro di sensibilizzazione anche nelle scuole. Se riusciamo ad affrontare questa situazione, con una campagna informativa efficace chissà che nell’arco di una decina di anni non si riescano ad avere cittadini più consapevoli dei rischi e, magari, anche più sani…”.

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