Inchiesta case popolari, quando Salvini disse: "Chi sbaglia, paga il doppio"

Nel maggio del 2017 il leader della Lega a Lecce per sostenere il candidato del centrodestra alle comunali. Per quella vicenda è indagato anche Roberto Marti, senatore di quel partito

Il leader della Lega a Lecce, era il 29 maggio 2017.

LECCE – La presenza di Roberto Marti nel novero degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulle case popolari a Lecce ripropone l’attualità di una dichiarazione che il leader della Lega, Matteo Salvini, rese a Lecce nel corso dell’ultima campagna elettorale per le amministrative.

Era il 29 maggio del 2017 e davanti al comitato elettorale di Noi con Salvini s’era accalcata una gran folla.Quella mattina la domanda posta da Lecceprima all’esponente politico che era venuto a sostenere il candidato Mauro Giliberti verteva proprio sul fascicolo aperto presso la procura e sull’iscrizione nel registro degli indagati di una parte non trascurabile della giunta di centrodestra uscente: siete in imbarazzo? "No – replicò seccamente Salvini - anche perché noi siamo freschi e puliti, tutti candidati nuovi, guardiamo avanti. Se qualcuno ha sbagliato in passato spero che paghi il doppio perché chi sbaglia con la cosa pubblica non deve più potersi ricandidare per il resto dei suoi giorni”.

All’epoca Marti non era ancora transitato nel partito di Salvini: l’annuncio ufficiale fu dato l’8 novembre e nelle elezioni del marzo successivo l’ex assessore con Adriana Poli Bortone e Paolo Perrone si è garantito un seggio al Senato grazie al buon risultato della Lega in Puglia. Il successo di Marti ha assunto un significato ancora più profondo considerato che è stato l’unico candidato esponente del centrodestra leccese a divenire parlamentare: non altrettanto bene, ad esempio, è andata a Paolo Perrone e Saverio Congedo. 

Al netto della presunzione di innocenza, che vale sempre e per tutti gli indagati in qualsiasi procedimento, essendo un principio fondamentale del diritto, resta però il nodo politico con cui la Lega e gli alleati di governo del M5S sono chiamati a confrontarsi in Senato, ramo del parlamento al quale la procura di Lecce ha presentato una richiesta di autorizzazione a procedere.

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