Nuova levata di scudi dagli ambientalisti contro il gasdotto della “Tap”

L'associazione "Tramontana" e i comitati "Cambio di rotta" e "No Tap" lanciano un appello contro la realizzazione dell'infrastruttura sul territorio salentino: "Assalto intollerabile. Si faccia nell'area industriale di Brindisi"

Bandiera blu e piattaforma

MELENDUGNO – Una levata di scudi da parte di comitati ed associazioni locali contro il gasdotto che approderà a Melendugno: l’associazione “Tramontana”, i comitati “Cambio di rotta” e “No Tap” lanciano un forte appello a tutti i sindaci delle comunità più interessate, a dire “no” alla variante al progetto che lederebbe i feudi di Melendugno, Vernole, Castrì di Lecce, Lizzanello, Cavallino, San Donato, e ad ogni ipotesi come sottolineano in una nota “di monetizzazione, tramite royalty in denaro e/o benefit in infrastrutture o gas gratuito, della pubblica sicurezza, della vita e dell’integrità del territorio che non hanno prezzo e non sono beni mercificabili e svendibili per nulla al mondo”.
 
Per i comitati, il progetto della società Tap (Trans-Adriatic-Pipeline) sarebbe “inaccettabile” sia per la “variante” che intende “squarciare il basso Salento a partire da San Foca per oltre 20 chilometri”, sia per il “conseguente correlato inquinamento in continuo dell’aria, da emissioni nocive inquinanti, e intrinseca pericolosità apportata al territorio ai danni delle comunità locali”.

I comitati invitano la cittadinanza a partecipare all’incontro promosso dalla società, per presentare il progetto il 16 febbraio. Le tre realtà associative ribadiscono il rifiuto della variante Tap al progetto originale, che prevedeva “il ragionevole approdo del gasdotto proveniente dall’Azerbaijan, passando per l’Albania, a sud di Brindisi, direttamente nell’area industriale costiera dove insistono le mega centrali termoelettriche a carbone fossile dette di Cerano e di Brindisi Nord”, che “da tempo in tanti chiedono di convertire proprio a gas fossile, come tecnicamente ben possibile, per abbattere drasticamente le loro emissioni nocive frutto della combustione del solido carbon fossile”.

Il territorio di Melendugno, secondo quanto spiegano i comitati “sarà minacciato, come se non bastasse, anche dalla presenza di una centrale di depressurizzazione, correlata al gas-dotto, che avrà emissioni inquinanti paragonabili ad una centrale a gas, che altereranno l’attuale salubrità dei luoghi, e dell’aria che respiriamo, a danno della salute di cittadini e turisti”. I comitati denunciano quella che definiscono “la mistificazione da parte del consorzio Tap in merito alla riduzione del tragitto sulla terraferma da 25 a 5 km, in quanto non si tratta di una reale riduzione della lunghezza bensì di un passaggio di consegna nella realizzazione dello stesso da Tap a Snam Rete Gas”.

“Uno squarcio del territorio salentino – proseguono -, con distruzione di oliveti, preziose testimonianze della civiltà contadina ed archeologiche, e con il passaggio del pericoloso tracciato, per enormi portate di gas altamente infiammabile ed esplosivo, nei pressi spazialmente di centinaia di abitazioni, data l’alta densità abitativa del territorio urbano-rurale del Salento che si vorrebbe ora attraversare”.
 
I comitati richiedono che l’approdo del gasdotto venga realizzato nell’area industriale di Brindisi, così come indicato nel progetto iniziale (dalla Tap hanno giustificato la scelta a tutela della posidonia oceanica, ndr), annullando pertanto la variante San Foca in modo da poter così attuare logisticamente, azzerando i costi di infrastrutturazione correlata per la fornitura del gas,  le direttive contenute nel Piano energetico e ambientale regionale, che sostengono l’utilizzo del gas finalizzato a ridurre la produzione di energia da fonti fossili ben più inquinanti quali il carbone fossile ed il petrolio: “In questo scenario il gasdotto deve essere considerato una risorsa fondamentale per riconvertire la centrale di Cerano e di Edipower da centrale a carbone a centrale a gas”.

Le associazioni ambientaliste fanno notare inoltre come i gasdotti siano in genere realizzati in aree prettamente industriali e già notevolmente infrastrutturate, come nel caso di Gela, Mazara del Vallo e la stessa area industriale brindisina, mentre San Foca rappresenterebbe il “primo assolutamente anomalo ed inspiegabile caso in Italia di approdo di un gasdotto in un’area a preminente interesse turistico”.

Per questo, i comitati ribadiscono la necessità di abbandonare la variante di approdo a San Foca e si stringono attorno alle istituzioni interessate, affinché difendano la salute e la sicurezza dei cittadini, e con esse l’integrità del territorio minacciato da “questo intollerabile assalto”.

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