"Motivi tecnici": con un semplice cartello l'ufficio Casa inaccessibile ai cittadini

I locali di via Lombardia chiusi al pubblico. E' possibile che la causa stia nei sequestri operati dalla magistratura nell'ambito dell'indagine sulla gestione degli alloggi popolari che vede indagati anche due assessori, un consigliere e un dirigente

LECCE – Chiuso per indagini. Potrebbero esserci i recenti sequestri da parte della guardia di finanza dietro i “motivi tecnici” che hanno serrato le porte dell’ufficio Casa del Comune di Lecce, in via Lombardia. A due assessori, Monosi e Pasqualini, un consigliere comunale, Torricelli, e un dirigente, Gorgoni, sono stati contestati una serie di reati tra cui associazione a delinquere, corruzione, abuso e falso nell’ambito di un’inchiesta sulla gestione degli alloggi popolari partita nel 2012. I quattro indagati si aggiungono ai tre dipendenti dell'ex Iacp già iscritti sul registro nel 2013.

Comunque vada sul versante giudiziario, la questione è anche pratica dal momento che l’ufficio pubblico è deputato al disbrigo di tutte le pratiche relativa alle case popolari. Un cartello avvisa che i locali rimarranno “chiusi a data da destinarsi”. Una decisione che ha colto di sorpresa gli utenti e che non è stata in alcun modo preannunciata. Il primo a darne notizia è stato Giovanni D’Agata dello Sportello dei Diritti: “Ormai l'amministrazione leccese è allo sbando ed ogni giorno, purtroppo per i cittadini del capoluogo, ne diffondiamo le prove. Come quei cavalli da corsa che arrivano al termine dell'ultima gara della propria carriera, il fine mandato dell'attuale sindaco e la sua giunta, sta svelando quotidianamente tutti i problemi che sono stati tenuti come la polvere sotto il tappetino”.

Sulla vicenda si è espresso anche il capogruppo del Partito Democratico a Palazzo di Città, Paolo Foresio: “Mi chiedo se sia mai possibile che un ufficio deputato al disbrigo di pratiche così delicate come quelle riguardanti gli alloggi popolari, sia pure sotto inchiesta ma senza, che io sappia, che ci sia stato nessun sequestro da parte delle autorità, possa interrompere tutte le sue attività senza nemmeno uno straccio di avviso formale da parte dell’amministrazione comunale. Secondo questo principio, quindi, se ci fosse un'inchiesta e riguardasse un ospedale, questo smetterebbe di occuparsi dei pazienti? Mi sembra francamente un'assurdità”.

Ha poi rincarato la dose il collega di partito, Antonio Rotundo: “In una città dove il dramma della casa ha raggiunto cifre impressionanti, con circa 1300 famiglie in graduatoria per l'assegnazione di un alloggio di edilizia residenziale pubblica a fronte di una disponibilità del tutto irrisoria, dove si combatte la più classica e triste guerra tra poveri all'interno della quale si inserisce, nel modo più squallido e vergognoso, la cattiva politica cittadina, quel cartello è anche a livello simbolico un atto di vera propria resa verso il soddisfacimento del diritto alla casa dei cittadini più deboli ed indifesi”.

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