"Default del sistema di trasfusioni": Fidas annuncia un esposto alla Procura

I problemi per i pazienti, ma anche il presunto danno economico denunciato dall'associazione, sarebbero iniziati dopo la chiusura del centro trasfusionale a Gallipoli

Foto di repertorio: l'ospedale di Gallipoli

GALLIPOLI – Il servizio di immunoematologia e medicina trasfusionale (Simt) dell'ospedale di Gallipoli è stato chiuso, come noto, nel 2018 per permettere di realizzare alcuni lavori di adeguamento strutturale. “Lavori che sarebbero dovuti durare al massimo 3 mesi ma dei quali non si vede ancora la fine”: questa la denuncia della Fidas di Lecce che vuole vederci chiaro sull'intricata vicenda.

E per questo ha annunciato alla stampa che presenterà un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti.

Secondo la Federeazione delle associazioni di donatori di sangue, infatti, la chiusura avrebbe giocato “un ruolo determinante nelle molteplici situazioni di emergenza che si sono succedute in questi mesi”. Le criticità rilevate da Fidas sono relative anche alla raccolta di plasma.

Più precisamente, "essendo stata azzerata la raccolta da inviare all’industria per la produzione dei farmaci plasma-derivati, la Asl di Lecce deve affrontare un esborso economico importante per l’acquisto di detti farmaci che invece prima venivano messi a disposizione in conto lavorazione, ovvero gratuitamente”, si legge in una nota stampa inviata dall'associazione.

La chiusura del servizio gallipolino, che sino a pochi anni fa era uno dei fiori all’occhiello dell’intera rete trasfusionale regionale per l’attività di plasmaferesi, starebbe quindi comportando un “danno, anche in termini economici, per l'intera azienda sanitaria locale”.

Oltre al presunto danno erariale, Fidas sottolinea “i problemi che riscontrano i talassemici afferenti all’ospedale gallipolino, i quali incontrano notevoli difficoltà nel potersi sottoporre alla terapia trasfusionale che rappresenta un vero e proprio trattamento salvavita”.

Il disagio che si è verificato nell'ospedale “Sacro Cuore” di Gallipoli è tornato alla ribalta grazie ad un servizio televisivo andato in onda su Canale 5, all'interno del programma Striscia La Notizia.

In realtà, sottolinea Fidas, le medesime criticità erano già state segnalate e nel corso di una conferenza stampa risalente all'estate del 2018. Quasi due anni dopo l'associazione è tornata a denunciare le presunte "responsabilità della Asl di Lecce”.

“C’è bisogno di chiarezza da parte della Asl Lecce su quelle che sono le reali motivazioni che hanno portato al default del sistema trasfusionale - spiega il presidente provinciale Emanuele Gatto -. La conseguenza è che le associazioni di donatori sono chiamate a fronteggiare, tra mille difficoltà strutturali, la grave carenza di sangue che ha messo in ginocchio l’intero sistema salentino”.

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“Fidas leccese non ci sta e per questo presenterà un dettaglio esposto: è giusto che i responsabili paghino per scelte scriteriate dettate da logiche politiche lontane dalla realtà quotidiana, con la quale solo noi donatori ci confrontiamo”, conclude il presidente.

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