Diagnosi precoce per l'autismo. E nel Salento già si contano 405 casi

La novità emersa a margine di un convegno tematico cui hanno partecipato Asl Lecce, Aress, Regione Puglia, ministero della Salute e i rappresentanti delle famiglie: "Servono risorse e servizi"

In foto: il convegno della Asl sul tema dell'autismo

LECCE - Asl Lecce, Unisalento e pediatri di libera stanno lavorando insieme ad un progetto di ricerca scientifica per l’individuazione precoce dei soggetti con disturbo autistico, grazie alla taratura di un nuovo test sperimentale. L’obiettivo è quello di ottenere la diagnosi entro un anno di vita.

Un risultato importante, se si considera che le innovazioni scientifiche stanno già consentendo, se non di guarire, almeno di migliorare la qualità della vita e l’inserimento sociale.

In questo modo l'azienda sanitaria ha preso di petto la patologia che continua ad avanzare in Salento e non solo.

I malati di autismo in provincia di Lecce sono infatti 405, di cui 379 al di sotto dei 18 anni. Si tratta di una cifra significativa elaborata dal Cat (Centro territoriale per l’autismo) che ha aperto i battenti nel 2017.

I pazienti, però, potrebbero essere molti di più: “Il dato è stato probabilmente calcolato per difetto: ci possono essere state altre persone che non hanno ricevuto una diagnosi dal Cat”, ha sottolineato Luciana Zecca. Lei è la presidentessa provinciale dell’associazione nazionale genitori soggetti autistici ed è stata invitata ad esporre i bisogni dei familiari in occasione di un convegno tematico che si è tenuto presso la Asl di Lecce, in concomitanza con la Giornata nazionale dell’autismo.

“Le famiglie non hanno accesso a servizi pubblici e spesso sono disorientate nella giungla di trattamenti che si affiancano a quelli ufficiali. Ci sono pochi controlli anche sulle cure che non sono validate scientificamente. Eppure l’autismo è un problema ormai diffuso”, ha spiegato Zecca.

L’aiuto chiesto da genitori e parenti, sui quali spesso viene scaricato tutto il peso delle cure, dell'assistenza e delle responsabilità, ha trovato una sponda nel ministero della Salute, come testimoniato dalla delegata nazionale Valeria Grasso: “Il ministero della Salute, in sinergia con altri due dicasteri, sta lavorando per la realizzazione di tre centri diurni dedicati alla riabilitazione ad alle attività ricreative dei pazienti, allo scopo di alleggerire il carico delle famiglie. Questi poli saranno realizzati all’interno di alcune caserme dismesse e riutilizzando i beni confiscati alle mafie. L’obiettivo è quello di estendere il progetto su tutto il territorio nazionale”.

La Regione Puglia si è dedicata alla patologia mettendo in piedi la "rete dell’autismo" e, nella gestione dei servizi sanitari e sociosanitari, ha trovato un’importante sponda nel settore privato sociale. ll direttore generale Aress Puglia, Giovanni Gorgoni, ha spiegato che in provincia di Foggia è partito un progetto pilota volto all’inclusione scolastica e lavorativa dei pazienti autistici. A giorni partirà, proprio a Lecce, la prima edizione di un progetto formativo destinato a replicarsi in tutta la Puglia.

Al convegno hanno partecipato anche il commissario straordinario della Asl di Lecce, Rodolfo Rollo, che ha ricordato come la rete dell’autismo, per essere sostenibile nel lungo periodo, debba essere accompagnata da un’adeguata programmazione delle risorse; per la Regione sono intervenuti i consiglieri regionali Pino Romano, Paolo Pellegrino e Mario Pendinelli. Ha portato il suo saluto l’arcivescovo di Lecce, monsignor Michele Seccia.

Importanti si sono rivelati i contributi dell’università del Salento, con il professor Fabio Pollice, del direttore della Neuropsichiatria infantile Asl Lecce, Angelo Massagli, del direttore del dipartimento di Prevenzione Asl Lecce, Giovanni De Filippis e del presidente dell’Ordine dei medici di Lecce, Donato De Giorgi e del direttore del dipartimento di Salute mentale, Serafino De Giorgi.

Sul tema dell’autismo ricordiamo che, dal punto di vista normativo, la Regione Puglia ha messo ordine con il regolamento regionale relativo alla “Rete assistenziale territoriale sanitaria e sociosanitaria per i disturbi dello spettro autistico”. Un modello organico e omogeneo, in sostanza, in grado di consentire ai cittadini pugliesi che necessitano di una presa in carico di avere una risposta univoca su scala regionale, basata sull’evidenza scientifica più aggiornata.

Il fulcro è rappresentato dalle recenti linee guida dell’Iss (2015), che puntualizzano la presenza o meno di dimostrazioni scientifiche di efficacia a supporto dei diversi tipi di approccio terapeutico.

Su questi binari, dunque, viaggia il lavoro del Cat leccese ospitato all’interno dell’unità operativa di Neuropsichiatria Infantile. È qui che si fa la diagnosi, si delinea il profilo clinico funzionale dei pazienti e si elabora il progetto terapeutico riabilitativo, la base per la successiva terapia intensiva comportamentale.

Asl Lecce, Unisalento e pediatri di libera intanto stanno lavorando insieme ad un progetto di ricerca scientifica per l’individuazione precocissima dei soggetti con disturbo autistico, grazie alla taratura di un nuovo test sperimentale. L’obiettivo è quello di ottenere la diagnosi entro un anno di vita. Un risultato importante, se si considera che le innovazioni scientifiche stanno già consentendo, se non di guarire il soggetto autistico, di migliorarne notevolmente la qualità della vita e l’inserimento sociale.

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