Le mani della Scu nello spaccio di droga: 14 arresti all’alba, 41 indagati

Il blitz, scattato all’alba, è stato eseguito dai finanzieri nell’area compresa tra Monteroni di Lecce, Leverano e Copertino

Una delle persone tratte in arresto.

LECCE – Un nuovo colpo di mannaia per recidere alcuni tentacoli della Sacra corona unita. Scatta un blitz all’alba: in 14 finiscono in manette con l’accusa, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso e associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti. Sotto la lama della scure investigativa cadono i vertici del clan Caracciolo-Montenegro di Monteroni di Lecce. Il sodalizio, negli scorsi anni, legato al clan dei Tornese, si è nel tempo sganciato dalla “famiglia” iniziale, via via che i componenti dello storico clan di Monteroni sono stati fermati.

Per poi prendere il sopravvento e seminare panico nei comuni “di competenza”. Lo stesso ruolo della donna, in questo caso, è rivisto e "attualizzato" rispetto al passato: una delle indagate si è resa responsabile di un pestaggio, in occasione di una tentata estorsione.

Oltre alle ordinanze di custodia cautelare, sono in totale 41 gli indagati a piede libero coinvolti nell'operazione. Tra gli arrestati, inoltre, quattro sono stati sorpresi in flagranza di reato.

Il video: l'operazione "Battleship"

L’operazione è stata denominata "Battleship" come un film di Peter Berg del 2012, per via di una scena cinematografica paragonata a un inseguimento avvenuto in mare, da parte dei militari che si sono messi sulle tracce di un trafficante. Uno dei quattro fermati in flagranza. È stata eseguita nell'area compresa tra Monteroni di Lecce, Copertino, Porto Cesareo e Leverano, da parte dei militari dei finanzieri del comando provinciale leccese, in collaborazione con i colleghi dello Scico, il Servizio centrale di investigazione sulla criminalità organizzata di Roma. Le misure di detenzione cautelare sono state disposte dal gip del Tribunale di Lecce, Carlo Cazzella.

Le persone tratte in arresto

Marco Burroni, 36enne di San Cesario di Lecce;  Angelo Cosimo Calcagnile, 44enne di Leverano; Alessandro Caracciolo, 57enne di Monteroni di Lecce; Simona Caracciolo, di 28 anni; Salvatore Conte, 52enne di Leverano;  Antonio Cordella, 33enne originario di Copertino e residente a Leverano; Piergiorgio De Donno, 33enne nato a Nardò e residente a Porto Cesareo; Alessandro Francesco Iacono, 36enne di Leverano; Massimiliano Lorenzo, 43enne di Monteroni di Lecce; Maria Antonietta Montenegro,  50enne nata a Leverano e residente a Monteroni di Lecce; Cristian Nestola, 34enne di Leverano;  Andrea Quarta, 37enne nato a Lecce ma residente a Leverano; Andrea Ricchello, 32enne nato a Tricase e residente a Monteroni di Lecce;  ai domiciliari si trova Michele Antonio Ricchello, 44enne nato a Casarano e residente ad Alliste.

L’attività di servizio ha visto la presenza di 80 militari, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia. Le fiamme gialle hanno sequestrato in tutto un chilo e 200 grammi di marijuana, 150 grammi di eroina e 40,45 di cocaina. I reati contestati al gruppo vanno dall’associazione di tipo mafioso, a quella a delinquere finalizzata alla produzione e al traffico internazionale di stupefacenti, estorsione, rapina, furto e minaccia aggravata dall’uso delle armi.

L’osservazione delle dinamiche interne al gruppo è partita già nei mesi scorsi, da parte degli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di finanza di Lecce ha ricostruito il ruolo di Alessandro Caracciolo, detto “Frasola” e della moglie Maria Montenegro, entrambi di Monteroni di Lecce. Dopo l’affiliazione nel precedente clan, l’uscita a suon di minacce e alta conflittualità sfociati in episodi violenti nelle scorse settimane. Il sodalizio criminale di “stampo mafioso”, come ha affermato lo stesso gip Cazzella all’interno del provvedimento emesso, era solito percepire il cosiddetto “punto” sugli introiti ricavati dalle attività illegali: si tratta della percentuale su tutte le attività delittuose sul territorio, per una somma di circa il 20 per cento.

E non è tutto. Oltre alle estorsioni e ai traffici di stupefacente, con collegamenti con la mafia albanese emersi dalle intercettazioni, l’organizzazione avrebbe imposto servizi di guardiania in occasione di spettacoli pubblici. Tra i vari “business” del clan anche i cosiddetti “cavalli di ritorno”: i membri avrebbero infatti offerto il servizio di “mediazione” per dirimere le più disparate controversie private o per tornare in possesso di beni o merci precedentemente rubati.

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Commenti (11)

  • Se perquisiscono Montecitorio di droga ne trovano molta di più

  • Che dire bella giornata oggi o no ? tra condanne e arresti direi proprio di si , ci vuole un bel ripulisti .

  • „un chilo e 200 grammi di marijuana, 150 grammi di eroina e 40,45 di cocaina.“, per cosi poco 80 persone impegnate nell'operazione, dentro montecitorio ci sono quelli grossi, prendeteli se avete le @@

  • Mafiosi che non si pentono =pena di morte ,solo cosi in pochi anni debelliamo la mafia!

  • Monteroni, Leverano e Copertino: il triangolo delle Bermuda...

  • Si spera sempre che alla fine non ci siano i soliti magistrati che vanificano il grande lavoro dei militari

    • Io credo che anni e anni di berlusconismo abbiano fatto dei danni irreparabili, come ad esempio la demonizzazione della magistratura. I magistrati NON vanificano un bel niente, anzi. Devono, però applicare le leggi (che fanno i politici), e non possono fare diversamente. Lei pensi se un magistrato dicesse "il codice prevede la libertà condizionata, io me ne frego e lo sbatto dentro lo stesso", a cosa andrebbe incontro. Anche perché esistono i tribunali e gli avvocati difensori. Ma insomma, che Berlusconi per difendersi dalle sue condotte illegali abbia raccontato per anni e anni barzellette sui magistrati è un conto, crederci un altro.

      • Hanno fatto bene invece Renzi, il pd e company... ma x favore...

        • Io non ho parlato di "Renzi, PD e company", dei quali me ne frega men che meno. Io ho fatto una constatazione, e cioè che c'è la politica (tutta) da una parte che legifera, e uno "strumento" dello Stato che si chiama magistratura. Lo strumento assolve alla sua funzione seguendo le leggi che la politica esprime. A "buttarla in politica", la questione, è stata la stessa classe politica, perché annoverando tra le sue fila malavitosi e corrotti ha utilizzato il suo potere per screditare uno strumento che (purtroppo per essa), funziona. Niente di più e niente di meno.

      • Avatar anonimo di Jacopo
        Jacopo

        Si sono dimenticati di Berlusconi, ora è sempre colpa "delle leggi del PD!". È comunque una guerra persa, le pene sono proporzionali al reato, ma per loro "vanificare il lavoro dei militari", vale anche quando i giudici applicano la pena massima con le aggravanti.

        • concordo e aggiungo ...immaginatevi se ci fosse stato un piccolo senegalese o nigeriano tra gli arrestati come si sarebbero scatenati i salentini perbenisti....purtroppo per loro oggi tutti salentini doc....

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