Fra Lecce e Treviso vince il nervosismo

Due espulsioni (Camorani e Zanchetta) e ridda di ammonizioni. La sfida degli ex finisce 1 a 1, con i salentini costretti ad inseguire. Tanto possesso di palla, ma idee spesso molto confuse

stadioviadelmare
Il "Via del Mare" riapre a metà. Ospiti, 3.326 eletti firmatari di un abbonamento. Riappaiono macchie di pubblico alla Est e alla Centrale, ma il venerdì dell'anticipo è freddo e l'umidità trapana le ossa. Voglia di cantare ce n'è poca. Alla fine di una gara giocata sul filo di un nervosismo tagliente (due espulsi, ridda di ammoniti), sarà pioggia di fischi. L'1 a 1 interno non strappa certo sorrisi sulla bocca dei salentini, ancora lontani da una condizione ottimale e da un gioco che, a discapito della quantità, a tratti appare monotono e non di rado macchinoso. L'impressione è che il gruppo debba ancora trovare affiatamento e coesione fra reparti spesso slegati fra loro, dove ancora più di qualcuno marcia da solo, disperdendo le energie e fallendo buone occasioni.

Di fronte si ritrovano dunque un Lecce rivoltato in ogni settore, dopo le quattro legnate di Mantova, ed un Treviso che ultimamente viaggia come un jet ad alta quota. Biglietto da visita, quattro vittorie di fila. La zona play-out è un brutto ricordo. Ma Lecce-Treviso è soprattutto la gara degli ex, vicini e lontani nel tempo. Fra i salentini Cottafava, cinque campionati con i veneti e fascia di capitano, la giovane ala Vascak e Giuliatto, che però è squalificato. Nel Treviso c'è di tutto un po': Petras, portato nel Salento da Zeman prima del grande esodo di gennaio, Camorani, oggetto di fischi per tutta la gara, Viali, quattro stagioni difficili da dimenticare, nel bene e nel male ('97-2001) e persino il tecnico, Ezio Rossi, mediano giallo-rosso, e di quelli tosti, dei tempi che furono.

Il Lecce che esce dagli spogliatoi è tutta una novità, si diceva, rispetto alla sfortunata trasferta lombarda. In difesa si rivede Diamoutene dopo la squalifica, ma la vera innovazione è Tesser spostato da Papadopulo a sinistra per coprire il vuoto lasciato da Giuliatto. E sarà il brasiliano, nella ripresa riportato a destra, la sorpresa della giornata. Che giochi su una fascia o sull'altra, spinge sempre come un treno, salta l'uomo, crossa, poi torna a coprire. Una grande scoperta, il carioca d'origine italiana, che dopo solo due gare ha già assunto anche una certa autorevolezza fra compagni ed avversari, pur non conoscendo la lingua.

Sulla fascia destra il tecnico rimedia con il solito Polenghi multiuso, mentre a centrocampo, sulla sinistra, si rivede un Vives oggi a tratti discreto. A destra Munari mantiene la posizione per quasi tutta la gara. L'unica incursione della giornata terminerà con un grande spavento per il portiere avversario e mani fra i capelli per lui. Un memorabile erroraccio sottoporta che la dice lunga sulla tensione che vive la squadra, che sbaglia perché desiderosa di strafare. Croce e delizia, invece, Zanchetta. Come in altre uscite, lancia a vuoto qualche pallone di troppo, ma è sempre nel vivo e l'azione del gol parte da una sua pensata a centrocampo. Peccato davvero che dal capitano, uomo di grande esperienza, non ci si aspetti quel gesto di autolesionismo gratuito per sé e per la squadra. Un inutile fallo di reazione su Guigou che comporta un rosso davvero pesante, in vista della difficile trasferta di Genova.

In avanti, Tulli fa bene il vice-Tiribocchi e nella ripresa salva l'onore del Lecce. In qualche occasione pecca d'egoismo e fa indispettire Osvaldo, il quale a sua volta non è ancora al top, ma c'è quando deve esserci e la sua incornata vincente è un'arma micidiale. E' Valdes, insieme a Tesser, a fare il meglio in questa giornata che non entra certo negli annali del calcio. Inizia la gara a destra e la finisce a sinistra, dove sa fare le cose migliori. Corre come un dannato su tutto il fronte offensivo e alla fine dal suo assist nascerà il gol del pareggio. Papadopulo lo leva dai giochi quando inizia ad innervosirsi un po' troppo ed il suo nome finisce per entrare nel già corposo taccuino dei cattivi di Giorgio Lops, arbitro della sezione di Torino.




PRIMO TEMPO

Fin dai primi minuti, Ezio Rossi capisce subito cosa deve fare. Nonostante il bomber Acquafresca sia messo a riposo in panchina, dopo l'impegno con l'Under 21, chiama i suoi uomini all'assedio della difesa leccese che, frastornata dalla partenza a razzo, lascia qualche varco di troppo.

Il pressing è notevole e Quadrini sembra ispirato. Neanche due minuti di cronometro ed il centrocampista s'infila al centro, leggermente defilato sulla destra, e spara in porta. Pavarini si distende e respinge con le gambe. Nei primi cinque minuti c'è solo il Treviso a spingere sull'acceleratore, poi il Lecce finalmente esce dall'imbarazzo con una deliziosa giocata a tre. Al settimo un pallone di Tesser taglia il campo, Valdes raccoglie a sinistra e con una spennellata lancia Osvaldo, che aggancia male e si fa anticipare da Avramov in uscita.

Sembra che il Lecce inizi a fare sul serio, e invece sulla testa del "Via del Mare" già semideserto per decisione del Viminale e semiparalizzato dal freddo, cala il macigno. All'8' Quadrini spezza le ossa alla difesa. Raccoglie la sponda di un compagno e da una ventina di metri spara un rasoterra millimetrico che Pavarini non può raggiungere. Uno a zero per gli ospiti: il vecchio spettro della rincorsa affannosa al pareggio (motivo portante di buona parte della stagione) ritorna ad aleggiare sullo stadio.

Appena due minuti dopo, la risposta. Osvaldo imbecca Munari con un pallonetto che scavalca la retroguardia trevigiana. Il centrocampista si ritrova a tu per tu con Avramov, ma tira incredibilmente al lato. Dalle tribune sale al cielo un grido di disperazione.

Al 13simo il primo cartellino giallo: tocca a Quadrini, autore del vantaggio, per un'entrata su Tesser nei pressi della bandierina del calcio d'angolo. All'altezza del 19esimo Valdes lancia dal corner destro un pallone velenoso che Tulli non aggancia per un soffio. Il Lecce continua a spingere, ma la manovra non produce granché, anche perché il Treviso si difende con ordine presidiando ogni zolla del terreno di gioco.

Inizia qualche lancio lungo di troppo, sintomo della latitanza di idee. Per rivivere un'emozione, bisogna tagliare un bel pezzo di film ed andare alla mezzora, quando Zanchetta si beve mezza difesa avversaria e serve Tulli in area. Braccato a vista da un avversario, prova comunque uno sterile tiro, piuttosto che servire Osvaldo liberissimo sulla sinistra. L'argentino si dispera, dagli spalti volano fischi.

Al 37simo Vives imbecca Tulli che al volo, prova una spettacolare mezza rovesciata. Bello il gesto, ma il tiro è debole e centrale. Avramov blocca in due tempi. Al 39simo, la svolta: Camorani, già ammonito, si scontra in corsa con Valdes e lo stende. L'arbitro lo invita ad abbandonare il suo ex campo da gioco. Dagli spalti, a suo indirizzo, tutto fuorché applausi. Pochi minuti dopo, un'altra ammonizione, questa volta per Vives (diffidato, non sarà al "Marassi"). Si va al riposo con il Treviso in vantaggio, ma con quell'uomo in meno che lascia presagire una ripresa di fuoco del Lecce.

SECONDO TEMPO

Papadopulo non cambia le carte in tavola. Nessuna sostituzione. Piuttosto, gioca di strategia e sposta Tesser sulla fascia destra e Polenghi su quella sinistra. Sempre a sinistra, in avanti, va poi a posizionarsi Valdes. Passa un minuto e proprio dal piede del terzino brasiliano parte l'ennesimo cross, che Osvaldo raccoglie al volo di testa, spedendo di poco al lato. Al quinto il primo cambio: fuori Vives, dentro Diarra. Il tecnico inizia già gli esperimenti a centrocampo in vista del Genoa. All'ottavo, scambio fra Valdes e Tulli. Il rasoterra di quest'ultimo taglia l'area e si spegne fuori. Ancora un'occasione d'oro gettata alle ortiche. Sembra davvero una serata stregata, anche perché il Lecce si perde per strada, fra incertezze e imprecisioni, mentre il Treviso dosa perfettamente le forze, difendendosi con compostezza: che abbia un uomo in meno in campo non se ne accorge quasi nessuno.

Al 18simo il pubblico ritrova Petras, anche se in maglia azzurra: entra al posto di Quadrini per dare ancor più spessore al reparto arretrato. Ma la chiusura ermetica non produce l'effetto desiderato, perché quatto minuti dopo il Lecce, finalmente, ritrova confidenza con il piacere del gol. Un lancio rasoterra di Zanchetta taglia tutta la zona mediana e finisce a sinistra, fra i piedi di Valdes. Il cileno entra in area, lotta con Petras, incespica, si rialza e trova la forza per un cross perfetto verso l'accorrente Tulli. Lo stacco di testa - specialità dell'attaccante romano - è micidiale. Avramov è battuto. Nell'esultanza dell'attaccante non manca un pizzico di polemica con il pubblico, dopo i fischi rimediati nelle precedenti occasioni fallite. E non è un buon segno: la partita, in generale, sta infatti iniziando a scivolare verso il nervosismo.

Al 24simo, nuovo cartellino giallo, questa volta per Valdes. In campo si accende la polemica, Lops rischia di farsi sfuggire il controllo della situazione e Papadopulo di veder saltare le staffe al cileno, che così è richiamato in panchina per far posto a Vascak. Ma il quadro non cambia, semmai peggiora, quando Zanchetta si fa irretire come un ragazzino alle prime armi da Guigou. Questi fa fallo sulla fascia al capitano del Lecce, che da terra risponde con un calcione. Il tutto, sotto il naso del guardalinee. Rosso per Zanchetta e squadra nuovamente in parità numerica.

In dieci contro dieci, Ezio Rossi ritrova la serenità e prova la mossa a sorpresa nel finale: dentro Acquafresca, che a dispetto del nome è una macchina da gol, fuori Music. Ma la musica non cambia. Nel Lecce, Juliano, che ha da poco rilevato Osvaldo, trova il tempo per farsi ammonire e rimpolpare - semmai ce ne fosse bisogno - il già corposo tabellino di Lops. Poi, tutti sotto le docce, fra la disapprovazione dello scarno pubblico.

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