Furti a raffica, la chiesa di Parabita sarà parte civile nel processo

Saranno giudicati col rito abbreviato gli otto giovani di Casarano finiti nei guai con l’operazione “Santi Medici”

Un fotogramma dei filmati analizzati dagli inquirenti.

LECCE  - Non dovranno rispondere solo davanti al giudice delle loro azioni. Ci sarà anche la chiesa di Parabita nel processo col rito abbreviato che si aprirà mercoledì prossimo nei riguardi del gruppo di casaranesi accusato di aver depredato istituti religiosi, ma anche bar, soprattutto nel basso Salento. Lo ha stabilito ieri il giudice Vincenzo Brancato che, al termine dell’udienza preliminare, ha accolto l’istanza della Chiesa di costituirsi parte civile rispetto a uno degli imputati, il 26enne Luigi De Micheli. Questo ha chiesto e ottenuto di essere giudicato col rito “alternativo” e lo stesso hanno fatto i suoi presunti complici: Antonio Sergio Crisigiovanni, di 28 anni; Gianluca De Paolis, di 31; Veronica Iacobazzi, di 31; Lucio Parrotto, di 29 anni; Antonella Stefano, di 25; Antonio Valentino, di 38; Emanuele Zompì, di 28.

Furono tutti destinatari, il 6 marzo scorso, dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Simona Panzera, su richiesta del pubblico ministero Roberta Licci. Le indagini - avviate nel 2015 dai carabinieri della compagnia di Maglie in seguito a un controllo per strada durante il quale furono scoperti arnesi da scasso e passamontagna - consentirono di risalire ai componenti di una banda specializzata soprattutto nei furti in chiese e sacrestie (non a caso l’operazione fu denominata “Santi Medici”) che avrebbe agito con sistematicità e per anni in molti comuni del Salento.

Nella rosa degli arrestati c’era anche Alessio Ciriolo, di 27 anni, al quale era contestato un furto, che ha già chiuso il suo conto con la giustizia patteggiando un anno (attraverso gli avvocati Attilio De Marco e Selene Mariano). Tutti gli altri, invece, si presenteranno dal giudice mercoledì, accompagnati dai difensori Mario Coppola, Luca Puce e Marco Maria Costantino.

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