"Demopatìa" alle Officine Culturali Ergot di Lecce

  • Dove
    Officine Culturali Ergot
    Indirizzo non disponibile
  • Quando
    Dal 12/09/2019 al 12/09/2019
    19:0
  • Prezzo
    Gratis
  • Altre Informazioni

Giovedì 12 settembre (ore 19 - ingresso libero) alle Officine Culturali Ergot di Lecce riprendono gli appuntamenti della rassegna di giornalismo e comunicazione politica "Io non l'ho interrotta", in collaborazione con Conversazioni sul Futuro e Votarti m'affatica.

Luigi Di Gregorio, docente di Comunicazione pubblica, politica e sfera digitale e di Web e Social Media per la Politica all'Università della Tuscia, presenterà il suo recente volume "Demopatìa. Sintomi, diagnosi e terapie del malessere democratico" (Rubettino).

L'autore dialogherà con Dino Amenduni, comunicatore politico di Proforma. Modera Pierpaolo Lala, giornalista, addetto stampa e curatore della rassegna.

Cosa è successo alle nostre democrazie? Perché vivono una crisi di legittimità e di performance proprio quando sembravano indiscutibilmente vincenti? A partire da numerosi sintomi, diffusi in tutto l'Occidente, il volume giunge a una diagnosi a largo spettro e perviene alla conclusione che la democrazia è affetta da demopatìa. È malata perché è malato il demos.

E il demos si è ammalato "inevitabilmente", per una sorta di patologia autoimmune e degenerativa, che è il prodotto di mutamenti fortemente voluti in tutto l'Occidente. Il malessere democratico è il derivato della lunga transizione alla postmodernità: individualizzazione, perdita di senso sociale, fine delle metanarrazioni, crisi del sapere, delle istituzioni e delle autorità cognitive, narcisismo, nuove percezioni e concezioni di tempo e spazio, trionfo della sindrome consumistica e della logica totalizzante dell'"usa e getta" che ormai si applica in ogni ambito esistenziale.

I grandi motori di questo cambiamento sono i mass media e le innovazioni tecnologiche. Hanno accelerato la transizione postmoderna, incrementando le logiche della società dei consumi: istinti, istanti, immaginario, neoreale mediatico più rilevante del reale "empirico", politiche simboliche che dominano sulle politiche reali, verità "diffuse" e personalizzate.

La democrazia che ne deriva, mediatizzata e psicologica, sembra una sondocrazia permanente, i cui leader assumono le caratteristiche dei follower (inseguitori dell'opinione pubblica) e in cui l'opinione si fa emozione pubblica, tanto è diventata volatile e volubile in una dinamica istantanea. Le terapie proposte fin qui, per uscire dalla crisi, sembrano spesso velleitarie.

Non si salva la democrazia immaginando retromarce della storia, evocando il ritorno a una presunta età dell'oro o confidando in individui iper-razionali che non esistono. C'è una sola strada percorribile: fare i conti con noi stessi. Se non si parte dal demos, non esiste cura democratica.

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