"Mafia di tipo tradizionale, ma contatti pericolosi con la politica"

Dalle azioni tipicamente criminali alle infiltrazioni nelle grandi opere pubbliche: la presidente Rosy Bindi guida la delegazione di senatori e deputati giunta nel Salento per capire come stanno le cose

Al centro la presidente Rosy Bindi.

LECCE – E’ iniziata questa mattina la visita della commissione parlamentare antimafia che a Lecce ha concluso le tappe pugliesi dopo quelle di Foggia e Bari.  

Con la presidente Rosy Bindi (Pd), il deputato Claudio Fava (vice presidente, Sel), i senatori Enrico Buemi (per le Autonomie), Michele Giarrusso (Movimento 5 Stelle), Franco Mirabelli (capogruppo Pd in commissione), Salvatore Tomaselli (Pd), Luigi Perrone, Tito Di Maggio e Vittorio Zizza (Conservatori e Riformisti) e la deputata Giulia Sarti (Movimento 5 Stelle).

Dopo un sopralluogo presso Masseria Canali, a Mesagne, nel pomeriggio sono iniziate la audizioni in programma: prima tra tutte quella con il prefetto di Lecce, Claudio Palomba, accompagnato dal questore, Pierluigi D’Angelo, dal comandante provinciale dei carabinieri, Nicodemo Macrì, dal comandante provinciale della guardia di finanza, Bruno Salsano, e dal responsabile del centro della direzione investigativa antimafia.

Le dichiarazioni.

Prima degli incontri a porte chiuse, la presidente Bindi ha rilasciato alcune dichiarazioni. In questi giorni, ha detto, “completiamo la conoscenza di una regione che è sempre stata poco indagata dalla commissione. Vogliamo colmare una mancanza attenzione degli anni precedenti perché dal punto di vista delle mafie presenta aspetti preoccupanti e interessanti”.

Prima del viaggio in Puglia, la commissione ha avuto un confronto a Roma con il presidente pugliese, Michele Emiliano. A proposito di questo Rosy Bindi ha precisato: “Da Emiliano abbiamo avuto una fotografia della realtà pugliese, con attenzione certo a questo distretto sia dal punto di vista della criminalità che dei rapporti con politica. Ma noi siamo qui per ascoltare prefetti e procuratori. Sappiamo che è una parte della Puglia che ha ricevuto più attenzione di altre, non sono mancate inchieste e molti criminali sono stati assicurati alla giustizia, tuttavia qui c’è ancora una presenza pericolosa che ha le caratteristiche del metodo tradizionale: droga, estorsioni, incendi, minacce ma che presenta anche rapporti preoccupanti con politica che sono di particolare interesse per la nostra commissione”.

Per una singolare coincidenza, a poche centinaia di metri di distanza da Palazzo dei Celestini, il sostituto procuratore palermitano Nino Di Matteo ha incontrato gli studenti, i cittadini e le associazioni impegnate nella difesa della legalità per discutere della relazione tra mafia e colletti bianchi. In particolare il magistrato ha dichiarato di essere molto preoccupato dalla diffusione di un fenomeno, quello dell’adozione del metodo mafioso nell’esercizio del potere.

Sollecitata sul punto, la presidente Bindi ha risposto: “Indubbiamente la mafia ha cambiato pelle, Il sostituo procuratore ha ragione a metterci in guardia rispetto al metodo mafioso. Non sarebbero state possibili le inchieste a Roma se la tipicità non fosse il metodo. Che poi venga declinato in maniera diversa e in qualche modo applicato non è storia di adesso. La peculiarità del potere mafioso è il rapporto con gli altri poteri, è sempre in relazione con politica, economia, non è una storia criminalità, è una storia di relazioni criminali con gli altri poteri. E in quanto tale va combattuta”.

Un altro aspetto sul quale Di Matteo si è soffermato è la non sempre efficace azione giudiziaria per rompere il nesso tra mafia e politica: “Noi abbiamo negato la mafia e forse continuiamo a farlo. C’è chi riempie le pagine dei giornali per dire che la mafia non c’è, a Roma o in Lombardia. Io penso che sia passata questa fase. Abbiamo la consapevolezza che esiste e che non è solo in Sicilia o in Puglia, ma in Italia e in tutto il mondo. E se è mafia è rapporto con politica: colpire la mafia significa recidere questi rapporti”.

Tra i temi più strettamente legati al Salento, quello relativo al gasdotto progettato da Tap. E’ stato lo stesso governatore Emiliano a porre la questione quando si è recato nella capitale. C’è dunque da temere l’infiltrazione mafiosa nella realizzazione dell’opera? “E’ la domanda che gli abbiamo posto noi – ha replicato la presidente -. La mafia di questa terra non ha le caratteristiche di mafia imprenditrice che invece ha in altre parti del Paese, tuttavia è chiaro che quando c’è un’opera pubblica così importante l’attenzione della  mafie non mancherà. Ce lo ha detto l’Expo, ce lo dice il Mose: dove c’è denaro le mafie arrivano, ma abbiamo imparato anche a difenderci. Al di là delle scelte che spettano a questa regione, per ciò che riguarda l’attuazione delle opere, l’Expo ci ha detto che se siamo vigilanti riusciamo a impedire la loro penetrazione”.

Un passaggio, evidentemente, sarà fatto anche sulla situazione del Comune di Brindisi, dopo l’arresto del sindaco Mimmo Consales: “Ce ne interessiamo nella misura in cui ci possono esserci legami con la criminalità, con la pratica del metodo mafioso. Tuttavia non possiamo non soffermarci anche su questo caso, nel territorio la Scu esiste, ci sono amministrazioni che sono già state sciolte per infiltrazione mafiosa”. Con l’incontro con il prefetto di Brindisi, la commissione chiuderà la sua prima giornata a Lecce.

Il programma di domani prevede un sopralluogo della delegazione presso un altro bene confiscato, questa volta a Torchiarolo mentre la presidente Bindi sarà a Uggiano La Chiesa per l'intitolazione a Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate Rosse il 12 febbraio del 1980,  dei giardini pubblici antistanti il santuario. L'attuale presidente della commissione fu testimone oculare del delitto: all'epoca, infatti, era assistente del giurista che insegnava all'Università La Sapienza di Roma. Nella seconda parte della mattinata il confronto con il prefetto di Taranto, mentre nel pomeriggio le audizioni del procuratore distrettuale antimafia, Cataldo Motta, e dei procuratori di Brindisi e Taranto, Marco Dinapoli e Franco Sebastio.

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Commenti (4)

  • Ogni 6 mesi ci ricordano che ci sono infiltrazioni mafiose nella politica, ma io direi che bisognerebbe ricordare che ci sono infiltrazioni NON mafiose nella politica. Ogni 6 mesi ce lo ricordano, con commissioni e studi pagati da noi, salvo poi non fare un emerito nulla a riguardo.

    • Crocevia, Qualcosa fanno ma in modo insufficente direi

  • Sono 2 i punti deboli su cui intervenire : spendere i Soldi Pubblici per incentivare l'apertura di nuove fabbriche sicche' migliaia di Giovani potranno trovare un LAVORO come prevede la nostra COSTITUZZIONE .il secondo punto riguarda sfoltire il nostro Ordinamento dalle 200.000 Leggi esistenti ,molte delle quali abrogate solo parzialmente...e quindi frenare il Potere legislativo.. Pensate... la Francia ne ha circa 20.000

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