La falda inquinata si sposta: "Agire subito per tutelare il Parco di Belloluogo"

Perizia tecnica del Tribunale alla mano, Carlo Salvemini sollecita l'amministrazione: "Tutti gli interventi di bonifica dell'ex Apisem dal 2007 ad oggi sono stati giudicati non idonei". Il sollecito della Provincia

LECCE - Non c'è allarme ma preoccupazione. Con in mano la consulenza tecnica di 185 pagine disposta dal pubblico ministero Angela Rotondano, a firma di Mauro Sanna e Bruno Grego, Carlo Salvemini ha voluto accendere i fari della discussione su una questione della quale, ritiene, si è parlato non a sufficienza, soprattutto dal punto di vista dell'interesse pubblico alla tutela ambientale e della salute. 

Davanti al cancello del Parco di Belloluogo, chiuso perché nei feriali l'area a verde da poco inaugurata apre alle 15, il capolista di "Lecce Bene Comune" ha chiesto una bonifica urgente dell'area interessata da un inquinamento appurato da più perizie, per il quale sono in piedi due procedimenti giudiziari, riconducibile all'ex deposito di idrocarburi Apisem. Il primo vero parco cittadino è, infatti, adiacente all'area dello Studium 2000, alla proprietà della famiglia Fiorentino - la stessa che ha ceduto all'amministrazione i terreni per il verde -, all'area dove veniva stoccato il carburante. Diverse le perizie condotte dal 2007 ad oggi, dai consulenti del nucleo operativo ecologico dei carabinieri, dell'Agenzia regionale per l'ambiente, e tutte concordanti nel rilevare inquinamento del suolo, del sottosuolo,  delle acque superficiali e sottostanti.

In quella esibita oggi si legge:  "I numerosi sondaggi effettuati hanno confermato la presenza di contaminazioni, anche se in varia misura, da parte di sostanze idrocarburiche (...). In alcuni casi, considerato quanto rilevato nel corso degli accertamenti svolti, si può affermare che il liquido circolante in falda in alcuni punti sia costituito principalmente da una fase idrocarburica (88% idrocarburi – 12% acqua). Le concentrazioni, anche se con valori diversi, sono superiori a quelle fissate come alle Csc (concentrazioni soglia di contaminazione) e per i quali è necessaria la caratterizzazione del sito e l'analisi di rischio specifica. La contaminazione è da attribuire alla dispersione di carburanti molte delle quali classificate cancerogene che inibisce l'uso delle acque. Si deve anche rilevare in particolare che il Mbte è stato riscontrato in elevatissime concentrazioni e data la sua notevole solubilità in acqua è presente sia nella falda superficiale che in quella profonda. Tale sostanza sulla base di quanto riportato nella letteratura internazionale è considerata come sospetto cancerogeno e la concentrazione massima ammessa nelle acque potabili è pari a 20-40 microgrammi".

Non volendo interferire sull'aspetto giudiziario della questione, Salvemini si chiede cosa sia stato fatto a tutela della salute pubblica. Tra le conclusioni della perizia, un concetto sembra indiscutibile: "Gli interventi di bonifica e di risanamento ambientale non risulta che siano stati posti in essere nell'area contaminata (da parte del proprietario), né risulta siano state attivate le misure di prevenzione". Il piano di caratterizzazione - cioè le accurate indagini disposte per rilevare l'eventuale inquinamento - presentato dal proprietario alla Regione Puglia e approvato  nel marzo del 2009 prevedeva per la sua attuazione termini temporali che non sono stati rispettati. 

salvemini_parco-2Aspettare i tempi della giustizia penale prima di intervenire, ha sottolineato l'esponente del centrosinistra, sarebbe una colpevole inerzia perché le analisi condotte evidenziano il deflusso della falda superficiale dalla zona inquinata in direzione nord-ovest, verso il Parco di Belloluogo e i campionamenti dell'acqua dell'area verde hanno rivelato concentrazioni di Mbte superiori ai valori massimi. "Non può essere bevuta. Inoltre l'uso irriguo introduce la sostanza nella filiera alimentare. Non dimentichiamoci che è previsto un progetto di orti urbani all'interno dell'area. E' di tutta evidenza che le acque utilizzabili ad ogni scopo all'interno del parco non possono essere quelle della falda sottostante. E quindi si deve agire precauzionalmente per evitare questo rischio". Così Salvemini che, infine, esorta il Comune e l'Università del Salento a impegnarsi in un'azione comune a tutela della salute pubblica.

"Il Comune di Lecce, indicato dal Pm come parte offesa nel procedimento penale in corso, finora non s'è costituito in giudizio come parte civile (come del resto l'Università del Salento)", ha specificato Carlo Salvemini. "Potrebbe ancora farlo, visto che il 14 giugno è fissata la prossima udienza ma finora nulla è accaduto. Diciamo che ha preferito voltarsi dall'altra parte, affidando l'intera vicenda alle decisione del Tribunale e, come accaduto in altre occasioni, preferendo non assumersi responsabilità. E quindi non facendosi carico dell'interesse di tutti". Per procedere alla bonifica ci sarebbe la legittimazione, in virtù del decreto legislativo 152 del 2006, ma ci sarebbero le risorse, quelle regionali che possono essere stanziate come anticipo. 

La Provincia ha sollecitato il Comune ad emettere ordinanza per proibire l'uso delle acque dei pozzi.

Proprio alla luce della legge in oggetto, nel mesi di aprile il dirigente del settore Ambiente della Provincia di Lecce (che invece si è costituita parte civile), Dario Corsini, ha inviato alla proprietà dell'ex deposito, e per conoscenza a tutti gli enti e soggetti interessati - tra cui Procura e Comune di Lecce - la lettera con la quale si diffida la proprietà dello stabilimento ad attivare entro 30 giorni le misure necessarie ad evitare un aggravamento della situazione in atto e a concludere le operazioni di caratterizzazione. Scaduto quel termine, l'ente pubblico potrà agire sostituendosi al privato.

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Dall'ufficio Ambiente del Comune di Lecce si dichiara di aver sollecitato la Provincia a specificare il giorno esatto della notifica della diffida - in modo da poter calcolare l'esatta decorrenza, e comunque di essere pronti ad attivarsi per condurre le operazioni di caratterizzazione dell'area. Nella comunicazione ricevuta da Palazzo dei Celestini però c'è dell'altro, infatti si invita "il Comune di Lecce, in caso di inadempienza nei termini indicati della R&G Semeraro Spa, a provvedere, nei dieci giorni successivi, agli interventi ai sensi di quanto stabilito dagli articoli 250 e 253 del decreto legislativo 152 del 2006 e ad emettere con urgenza, sentite le autorità sanitarie, apposita ordinanza per l'inibizione a qualsiasi uso delle acque dei pozzi nei dintorni dell'area contaminata".

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