Grillini, i manifesti elettorali negli spazi regolari durano solo dodici ore

L'esperimento lanciato di legalità, lanciato dagli attivisti del movimento Cinque stelle, evidenzia lo scarso rispetto delle regole "annunciate" dai partiti: i propri spazi sono stati occuparti abusivamente in mezza giornata

LECCE – “L’ottimismo è il profumo della vita”. Lo recitava convinto in uno spot tormentone il compianto sceneggiatore Tonino Guerra. Nessuno avrebbe, però, pensato che sarebbe diventato ben presto l’involontario slogan in grado di descrivere ironicamente quanto accade in materia di pubblicità elettorale, a Lecce. Qualche giorno fa, il movimento Cinque stelle del capoluogo, attraverso il proprio portavoce-candidato sindaco, Maurizio Buccarella, aveva lanciato un esperimento di rispetto delle regole civili e della legalità, ossia capire quanto sarebbe durata la visibilità dei propri manifesti elettorali affissi negli spazi regolarmente attribuiti.

Ebbene, l’esperimento ha dato i suoi frutti, ma non proprio con un risultato di cui andare fieri. Già, visto che, forse era logico attendersi tempi mediamente lunghi, prima della “copertura” degli stessi. E, invece, la realtà supera brillantemente la fantasia: dodici ore, ossia mezza giornata. “Speravamo che i nostri manifesti – spiega Buccarella -, incollati sulle plance elettorali assegnate alla nostra lista, già abusivamente occupate, restassero visibili almeno ottimisticamente una settimana, realisticamente pochi giorni o, quanto meno uno solo. Invece, sono rimasti appena dodici ore, forse meno, in barba a tutti i discorsi di rispetto delle regole più volte annunciati da tutti gli schieramenti”.

“Ci siamo tanto appassionati come semplici cittadini che credono in una politica di servizio, a tal punto da recarci noi stessi presso le plance, predisposte dal comune – prosegue -, per affiggere personalmente i manifesti autoprodotti: non i soliti faccioni, ma un messaggio che potesse ridare la speranza ai tanti elettori delusi ‘Ora puoi tornare a votare’. Fieri di mostrare alla città aspiranti consiglieri e candidato sindaco ci siamo muniti di colla e umiltà, con l’intento di riempire 60 plance e realizzare un altro modo di fare politica, quella che parte dai gesti più semplici e dal rispetto delle regole in ogni ambito”.

“A seguito di quanto accaduto – ribatte Buccarella -, chiediamo a coloro che si rendono responsabili o complici di questi abusi, se non siano sufficienti le restanti 960 plance per la loro smania di visibilità. Ci domandiamo perché essi non diano un segno di cambiamento, anche piccolo, ma subito tangibile. Soprattutto, ci chiediamo quale debba essere l’aspettativa dei cittadini di fronte all’arroganza e alla facilità con cui le norme del regolamento elettorale vengono calpestate dai possibili futuri rappresentanti delle istituzioni”.

Il portavoce del movimento a Lecce chiede di non dare più fiducia a chi “parla di legalità e non riesce a praticarla o a pretenderla, appellandosi ad una prassi illecita”: “Invitiamo tutti i cittadini – puntualizza - a non sopportare più questo oltraggio e segnalare ogni abuso alla polizia municipale. Vorremmo che le autorità rendessero pubblici almeno il numero di sanzioni amministrative comminate a ciascuna lista, affinché anche questo sia un elemento di trasparenza da sottoporre alla valutazione degli elettori”.

Gli attivisti del movimento si dicono preoccupati inoltre per il mancato incasso delle sanzioni: “Ci ha solo avvilito – chiarisce Buccarella - scoprire quanto le stesse autorità siano sfiduciate dalla possibilità che la loro attività sia resa vana da una legge che annulli le medesime sanzioni, come accaduto nelle precedenti tornate elettorali”.

“Per questo – conclude -, chiediamo a tutti i soggetti politici e ai singoli candidati di rinunciare pubblicamente alla possibilità di usufruire del condono e anzi di impegnarsi pubblicamente a corrispondere i compensi dovuti per il loro comportamento scorretto dandone largamente notizia e adducendone le prove materiali. Ci auguriamo, che per una volta, la parola coerenza venga, non soltanto evocata per raccogliere un voto, ma finalmente esercitata da chi dovrebbe essere d’esempio”.

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