Il sindaco di Matera abbraccia Lecce: “Insieme progetti e team”. E spiega la vittoria

Incontro in vista del 2019. Paolo Perrone pungola la "sedicente intellighenzia" che si è mostrata diffidente mentre il primo cittadino lucano racconta la visita dei commissari: "Ho chiesto di eliminare effetti speciali e scenografie artificiose"

Paolo Perrone e Salvatore Adduce.

LECCE – Fair play come se non ci fosse un domani. Ma anche molto di più: Matera e Lecce potrebbero fondere i loro progetti e unire lo staff in previsione del 2019, quando la città lucana sarà Capitale europea della cultura. Nell’incontro a Palazzo Carafa tra il sindaco Paolo Perrone e il suo collega Salvatore Adduce sono stati delineati i primi passi di una strategia comune che porterà alla fatidica data per la quale solo venerdì scorso le due realtà si sono trovate agli antipodi del caleidoscopio emozionale: lacrime di delusione da una parte, di gioia dall’altra.

Ma è già tempo di guardare avanti, hanno assicurato i due primi cittadini, partendo dal ricordo dell’abbraccio con cui Adduce ha stretto a sé Perrone nel momento della proclamazione di Matera da parte del ministro dei Beni Culturali, Dario Franceschini. Un gesto di grande rispetto e di considerazione, quello del sindaco lucano. Ribadito oggi con l’omaggio reso pubblicamente al collega leccese, allo staff che ha curato il percorso di candidatura e al lavoro fatto, pur partendo in ritardo, per ottenere l’ambito riconoscimento.

Il ragionamento di Adduce, esponente del Partito democratico, è di ampio respiro: “Dopo tre città del Nord a godere dello status di capitale – Firenze, Genova e Bologna – vogliamo diventare l’esempio di un Sud che racconta all’Europa una storia diversa. I nostro progetti sono troppo belli per essere impallinati sul terreno delle strumentalizzazione pseudo politiche”. Il sindaco di Matera, con la testa rivolta a questa sorta di neomeridionalismo, ha teso la mano anche alla città di Bari, che dal punto di vista infrastrutturale è l’hub per quasi tutta la Basilicata e ha svelato alcuni retroscena: come quello che lo ha visto chiedere sostegno all’allora sindaco Michele Emiliano per rafforzare la cornice istituzionale della candidatura, ricevendo in cambio la risposta che il capoluogo regionale sarebbe rimasto leale nei confronti della proposta leccese.

Adduce ha quindi aggiunto di essere rimasto molto colpito da alcuni aspetti del dossier dello staff di Lecce 2019, primo fra tutti quello che riguarda la rigenerazione urbana. Un tema che chiama in causa direttamente le necessità strutturali di Matera che, ha ricordato, ha iniziato il 2014 con il crollo di un edificio che ha causato la morte di due persone. Poi il primo cittadino, sollecitato da un paio di domande, ha offerto il suo punto di vista sulla decisione finale dei commissari: “Al netto del dossier e del fatto che i nostri primi passi sono stati fatti già nel 2019 grazie ad un gruppo di ragazzi, credo che siano rimasti impressionati dal contesto che hanno potuto vedere e che comunque abbiano scelto quella che era la realtà meno nota, a parte la storia del patrimonio dell’Unesco (i Sassi, ndr).” Adduce ha insomma ancorato la sua opinione all’orientamento delle istituzioni comunitarie, già esplicitato in molte altre occasioni, teso a premiare quelle realtà periferiche che hanno potenzialità ma non ancora la forza di camminare con le proprie gambe.

E, sollecitato sul punto specifico, ha così sintetizzato la visita effettuata il 7 ottobre dai tre giurati che il giorno prima erano stati a Lecce: “Ho chiesto ed ottenuto che il sopralluogo fosse senza effetti speciali, senza scenografie artificiali. Ho premuto perché vedessero cosa normalmente accade a Matera. Ho voluto che i commissari fossero invitati nelle case, esattamente come si fa quando uno dei nostri parenti che vivono all’estero rientra in città. Mica lo portiamo al ristorante. E allora abbiamo lanciato un avviso sul web al quale hanno risposto in 51, tra famiglie e associazioni”.

Per Adduce anche un altro elemento, che ha a che fare con l’essenza stessa del popolo lucano, può aver sorpreso in positivo i commissari: “Nei giorni precedenti la visita sono partiti da varie zone della regione gruppi di camminatori, in tutto 300, che sono poi arrivati a Matera e sono stati ospitati in una scuola. Sono stati loro ad accogliere la delegazione che probabilmente non si aspettava di poter parlare con loro in due o tre lingue diverse”. In pratica non si è trattato di figuranti, ma di persone che vivono al contempo delle loro tradizioni religiose e della contemporaneità.

Il collega materano era stato introdotto dal sindaco di Lecce che ha voluto togliersi qualche sassolino dalla scarpa dopo aver letto opinioni, interviste e giudizi più disparati sulle motivazioni che avrebbero determinato la sconfitta di Lecce. Rivolgendosi ad una “sedicente intellighenzia culturale, a professori e amministratori che in realtà non hanno capito nulla di cosa sia una capitale della cultura”, ha ricordato la diffidenza iniziale, scardinata quasi subito con una partecipazione diffusa da parte della comunità.

“Per usare la metafora di Facebook – ha dichiarato il primo cittadino, puntando l'indice contro un certo individualismo che considera patologico nella realtà leccese  – non abbiamo chiesto l’amicizia di nessuno ma l’abbiamo data a tutti. Dai bambini delle elementari abbiamo ricevuto un contributo più consistente di chi ora fa rimostranze che io non accetto perchè Lecce è già capitale della cultura e del turismo”. L’incontro con la stampa è avvenuto alla presenza dei soli assessori Alessandro Delli Noci (Innovazione) e Luigi Coclite (Turismo e Cultura), del direttore artistico di Lecce 2019, Airan Berg e del dirigente comunale Raffaele Parlangeli.

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