Pubblicato il report: ecco perché per Lecce la capitale europea della cultura è "utopia"

Resa nota la relazione finale della commissione che ha vagliato le sei candidature e che alla fine ha premiato Matera. Bocciate le "utopie" e la previsione di impiego delle risorse finanziarie. Ok la partecipazione e il tema dell'accessibilità

Perrone e Berg con i commissari che hanno visitato Lecce all'inizio di ottobre,

LECCE – Seconda, terza o quarta non lo si saprà mai. Ma i punti deboli della candidatura di Lecce a Capitale europea della cultura adesso sono chiari: è stato pubblicato infatti il report finale della commissione di 13 esperti che hanno valutato le 6 proposte giunte in finale (in allegato in calce all'articolo).  Il documento, di una ventina di pagine, non dice nulla di più sulla votazione finale, se non la conferma che Matera è stata la più suffragata già in prima istanza con 7 voti, ma fa ben intendere quali aspetti sono parsi convincenti e quali, invece, no.

La prima bocciatura è per l’impianto teorico del programma, costruito attorno ai temi propri della European Academy of human potential e quindi alle 8 utopie che la commissione ha considerato troppo complesse per essere fatte proprie dall’opinione pubblica e per essere promosse sia a livello locale che internazionale. Pollice verso anche per il piano di impiego delle risorse: solo il 20 per cento del budget previsto appare giustificato dai principali programmi messi in evidenza nel bid book.  Nemmeno in sede di “esame” a Roma – viene aggiunto - la delegazione salentina (guidata da Airan Berg, il coordinatore, e dal sindaco, Paolo Perrone) ha saputo offrire indicazioni rassicuranti sul resto della previsione di investimento per il 2019. A tal proposito è utile mettere in relazione questo rilievo con un aspetto che invece i commissari hanno apprezzato nella proposta di Matera: il fatto che circa il 70 per cento dei fondi fosse già stato opportunamente indirizzato attraverso un’apposita fondazione.

D’altra parte, proseguono i commissari nella loro relazione, i criteri di diversità culturali e i tratti comuni (alla dimensione europea) sono stati sottovalutati nonostante la previsione di programmi come “Olive Route”, Adriatic Connection and Mediterranean Metamorphosis” and “ArcLatinistan”. Gli esperti mettono in evidenza anche come le questioni dell’eredità culturale (quello che il progetto complessivo lascerebbe alla città) non siano state sufficientemente spiegate nel dossier e nemmeno nella presentazione.

Secondo la commissione, infine, cauti sono stati gli impegni di spesa, sia sul versante pubblico che su quella privato. Nella sua proposta, Lecce aveva preventivato di spendere 38,8 milioni di euro  così suddivisi: 28,3 nelle attività; 5,4 in marketing e 5,1 per lo staff e la gestione. I finanziamenti sarebbero così stati assicurati: 5 milioni dal bilancio comunale, 5 di contributo statale; 6,8 dai privati; 1 milione dalla Regione; 4,3 da altri enti (Università, Comune di Brindisi); 14,5 di fondi strutturali europei e 2,1 di altri fondi comunitari.

Su questo aspetto, fondamentale, risalta la differenza con Matera che aveva garantito la copertura del 70  per cento del bilancio (52 milioni) con un accordo quadro e con una dotazione di 30,2 milioni alla fondazione creata allo scopo nel settembre scorso, indipendentemente dall’esito della competizione. Giudizio positivo anche per l’ampiezza e l’innovazione dell’approccio artistico.

Tornando a lecce apprezzamento, invece, è stato manifestato per il forte sostegno della Regione Puglia, della città di Brindisi e della maggiori parte dei comuni del territorio e per la decisione di vincolare gli investimenti, a prescindere dall’attribuzione del riconoscimento, ad una prospettiva che conferisce alla cultura un ruolo trainante nella trasformazione della comunità. La commissione ha sottolineato anche di aver colto la natura fortemente partecipativa del dossier e l’inclusione del tema dell’accessibilità come parte integrante e attiva dei vari programmi piuttosto che come tema a parte e di essere rimasta favorevolmente colpita dalla cooperazione con gli artisti e i paesi delle altre nazioni e dai programmi in connessione l'area del Mediterraneo.

Leggi il Report_2019

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