Affari con la droga “saltati” dopo l’omicidio: chiesti 74 anni di reclusione

Invocate le condanne per sei degli otto uomini finiti nei guai all’indomani del delitto del 22enne di Melisanno Francesco Fasano, accusati di aver gestito il mercato locale degli stupefacenti

MELISSANO - La Procura presenta il conto a sei degli otto imputati accusati di aver gestito quel mercato della droga nell’ambito del quale sarebbero sorti contrasti culminati poi nell’omicidio di Francesco Fasano, il 22enne di Melissano freddato nel luglio dello scorso anno con un colpo di pistola alla tempia sulla provinciale che collega Ugento a Melissano.

Sono 74 gli anni di reclusione invocati dal pubblico ministero Maria Vallefuoco nel processo che si è aperto oggi col rito abbreviato davanti al giudice Cinzia Vergine nell’aula bunker del carcere di Lecce. Le condanne più alte sono state richieste per Pietro Bevilacqua, 33enne, e Biagio Manni, 51enne, e sono di 16 anni ciascuno. Quanto alle altre: 12 anni a testa per Gianni Vantaggiato, 49enne, e per il figlio di Manni, Maicol Andrea, 28enne; 9 anni a testa per Luca Piscopiello, 38, e Luca Rimo, 37. Tutti di Melissano.

I familiari di Fasano, già parte civile nel processo ai presunti assassini, lo sono anche in questo, con gli avvocati Luigi Corvaglia e Claudio Miggiano, sostenendo che il delitto non sarebbe avvenuto in assenza del gruppo criminale.

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Nelle prossime udienze, il 24 e il 31 ottobre, prenderanno la parola gli avvocati difensori (Luca Laterza, Ladislao Massari, Mario Coppola, Ezio Garzia, Stefano Pati, Attilio Nassisi, Francesca Conte, Mario Ciardo, Antonio Savoia, Silvio Caroli e Biagio Palamà), poi il giudice si ritirerà in camera di consiglio per decidere il suo verdetto.

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