Guerra di mala a Casarano, un fermo per l'agguato a colpi di kalashnikov

Giuseppe Moscara, 24enne, vicino alla cosca "Montedoro", è ritenuto l'esecutore materiale del tentato omicidio di Afendi, a sua volta inquadrato nel clan "Potenza"

Il fotogramma estratto dai video.

CASARANO – Un’indagine frenetica, veloce come quei colpi di kalashnikov che hanno fatto ripiombare la comunità casaranese nella paura: i carabinieri fermano il presunto autore del tentato omicidio di Antonio Amin Afendi, il 28enne vittima di un agguato mafioso nella tarda serata di venerdì 25 ottobre. Giuseppe Moscara il nome dell’arrestato, 24enne di Casarano, noto alle cronache locali per essere stato indicato dal collaboratore di giustizia Tommaso Montedoro come esecutore materiale, assieme ad altri due individui, di un altro agguato: il tentato omicidio di Luigi Spennato, il 28 novembre del 2016.

Episodio a solo un mese da quello, fatale, nei confronti di Augustino Potenza. I militari della compagnia locale, guidati dal capitano Massimiliano Cosentini, assieme ai colleghi del Nucleo investigativo diretti dal maggiore Francesco Mandia e a quelli del Reparto operativo del colonnello Pasquale Montemurro, hanno bloccato Moscara nella serata di ieri, sull’uscio della sua abitaIMG-9294-2zione. Il 24enne, in compagnia della famiglia e del figlioletto, stava per uscire di casa intorno alle 22 quando i militari lo hanno colto di sorpresa. Non se l’aspettava.

Ma l’attività investigativa – che è stata coordinata dal procuratore aggiunto Guglielmo Cataldi e dai sostituti procuratori Massimiliano Carducci e Maria Vallefuoco – era stata avviata sin dai primi istanti successivi alla sventagliata di colpi di arma da fuoco. I fotogrammi estratti da un impianto di videosorveglianza di un supermercato hanno confermato subito i sospetti circa Moscara. La nitidezza del filmato ne esalta la violenza: dalle immagini si nota l’auto utilizzata dal 24enne, risultata rubata e con una targa oggetto di furto, sopraggiungere in via Alessandro Manzoni. Intorno alle 22,10 partono i colpi, da due armi. Schegge di carrozzeria si sollevano creando un pulviscolo dalla lamiera. La vittima è appena montata in auto ma, contemporaneamente, sopraggiunge un’Audi (rubata a Lido Marini la scorsa estate, le è stata poi sostituita la targa svizzera con un’altra sottratta da un’auto a Terlizzi). Dal finestrino di quella berlina nera, poi data alle fiamme nei pressi del centro commerciale di Cavallino quella sera stessa, si intravede il bagliore provocato dagli spari.

Il video: dall'Audi rubata a Lido Marini parte la raffica

Afendi scende rapidamente dal lato passeggero della sua Golf Volskwagen di colore nero e si rannicchia vicino alla ruota, per cercare protezione. Dal finestrino dell’Audi spunta allora la canna di una seconda arma. Alla fine della raffica Afendi si dilegua in via Manzoni, per sfuggire all’agguato. Moscara si allontana: dieci i colpi di fucile mitragliatore e almeno uno di fucile a pallettoni. Tanti quelli repertati dagli inquirenti durante il sopralluogo. Ma poi fa ritorno. L’Audi non se ne va subito. Indugia all’altezza di un incrocio e si ferma poco prima dell’incrocio col viale Stazione e dal lato guida scende un individuo con il volto coperto, con un fucile in mano. Si guarda attorno e poi, con l’arma in mano, si dirige verso la Golf. Ma scrutando all’interno non trova più nessuno: Afendi, ferito, era già via. Probabilmente deluso dal piano fallito, Moscara se ne va. Dopo una mezzora circa, alcuni cittadini hanno segnalato la presenza della vettura usata per l’agguato. Completamente avvolta dalle fiamme, nei pressi della statale 16. I testimoni hanno anche riferito della presenza di una Fiat Punto: quella utilizzata per fuggire una volta incendiata l’Audi. Vi sono diversi elementi, oltre quest’ultimo, per indagare sull’eventuale presenza di uno o più complici. Piuttosto improbabile che Moscara abbia agito in autonomia nell’esecuzione del piano. Sono infatti in corso perquisizioni nella cittadina del basso Salento e nell’hinterland, alla ricerca di elementi che possano inchiodare altri responsabili. I militari sono anche sulle tracce di armi e di sostanze stupefacenti, il motivo di questa “nuova” faida a Casarano.MOSCARA Giuseppe-3

Intanto, Moscara è stato trasferito nel carcere di Lecce, visti i gravi indizi di colpevolezza a suo carico e il pericolo di fuga. Dalle indagini è infatti emerso che l’arrestato, subito dopo l’agguato teso ad Afendi, si è allontanato in Campania per alcuni giorni, evidentemente servendosi dell’appoggio di qualcuno, in attesa che le acque si calmassero. Ma è un dettaglio, per nulla irrilevante, che ad apre ad altri scenari inquietanti: potrebbero infatti esservi ulteriori gruppi criminali coinvolti nella vicenda. E gli investigatori dell’Arma vogliono vederci chiaro.

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